2016, in Cina spariscono (fisicamente) editori e librai “scomodi”

di Redazione Il Libraio | 07.01.2016

Si apre con l'ennesima polemica legata alla censura e alla libertà d'opinione il 2016 dell'editoria cinese. Sarebbero cinque, infatti, i dipendenti di case editrici e catene di librerie letteralmente spariti dall'ottobre scorso... - I dettagli


Si apre con l’ennesima polemica legata alla censura e alla libertà d’opinione il 2016 dell’editoria cinese. Sarebbero cinque, infatti, i dipendenti di case editrici e catene di librerie letteralmente spariti dall’ottobre scorso.

Siamo a Hong Kong, una delle due Regioni Amministrative Speciali della Repubblica Popolare Cinese insieme a Macao. In base al principio “un paese, due sistemi”, Hong Kong possiede un sistema politico diverso. Eppure questo non è bastato a garantire la libertà d’espressione.

Tra gli editori e i librai spariti, come riporta Thebookseller.com, Lee Bo, 65 anni, che lavora per una casa editrice nota per la pubblicazione di libri scomodi, non certo apprezzati dalle autorità cinesi. La moglie ne ha denunciato la scomparsa l’1 gennaio. Lee Bo potrebbe essere detenuto in Cina, anche se per ora non sono arrivate conferme ufficiali. Va specificato che a ottobre erano scomparsi altri quattro tra editori (tra cui Gui Minhai) e librai.

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L’International Publishers Association ha espresso preoccupazione per la situazione, e il presidente dell’Ipa Richard Charkin ha preso una posizione dura nei confronti del governo cinese. Tra l’altro, uno dei cinque editoriali spariti è cittadino britannico. Non a caso, come ha raccontato il Guardian, è intervenuto anche il governo inglese, e non sono mancate le proteste degli attivisti.