Dalla natura selvaggia delle isole Orcadi, che l'ha plasmata e che ha continuamente cercato di ricreare, fino alla sua passione per la non-fiction e i vantaggi di internet per chi vive in luoghi remoti...
Amy Liptrot, autrice inglese all'esordio con "Nelle isole estreme", racconta in un'intervista a ilLibraio.it il suo punto di vista controcorrente, e parla di ricerca di un'identità e senso di smarrimento

Dopo dieci anni trascorsi a Londra, Amy Liptrot ritorna nelle isole Orcadi, nel luogo in cui è nata e cresciuta e che ha lasciato per cercare la propria strada nel mondo. Il motivo, secondo l’autrice, intervistata da ilLibraio.it, è che “il nostro ambiente naturale plasma la nostra psiche”. E così, dopo anni di licenziamenti, abuso di alcol e storie fallimentari, la scrittrice ha deciso di ritornare alla fattoria dei genitori e scrivere la sua storia, che ora è diventata un libro: Nelle isole estreme, edito da Guanda.

“Crescere su un’isola offre uno strano mix di libertà e reclusione. Ho trascorso un’infanzia spensierata nella fattoria, nonostante intorno a me imperversassero condizioni climatiche piuttosto estreme: mare grosso e venti fortissimi. Nella vita adulta ho ricreato queste condizioni estreme in altri modi“, ammette la scrittrice, che intervistata dal Guardian ha sottolineato come la sua vita, a un certo punto, fosse divenuta “ingestibile”.

“Quando vivevo a Londra, per molto tempo, ho evitato di ammettere di provare nostalgia per il mio luogo natio. E, allo stesso modo, ho tentato di nascondere quanto fosse parte di me l’ambiente in cui sono cresciuta. Il mare, con le sue ampie vedute, mi ha influenzata, e così sono sempre alla ricerca di quello che sta oltre l’orizzonte. Il vento forte mi fa sentire a casa, piena di energia”, continua l’autrice, che nel suo primo romanzo racconta il rapporto viscerale che la lega all’ambiente estremo in cui ha trascorso l’infanzia e la giovinezza. E grazie al quale ha riacquistato l’equilibrio.

Un senso di appartenenza che non è mai completo: nata da una coppia di inglesi trasferitisi sull’isola in cerca di una vita tranquilla, Liptrot non si è mai sentita né scozzese né inglese. Una peculiarità, però, che ha giocato a suo favore, perché come ci ha raccontato lei stessa, “per uno scrittore è sano e utile avere una prospettiva un po’ estranea. Essendo cresciuta nelle isole scozzesi, ne posso scrivere con cognizione di causa, ma poiché non appartengo interamente al luogo, ho una maggiore libertà”.

Amy Liptrot

Questi sono gli ingredienti alla base del memoir di Amy Liptrot, un libro che “rappresenta un senso di smarrimento e mancanza di identità geografica“. Sentimenti che, però, oggi sembrano incidere un po’ meno sulle vite degli abitanti delle isole: “I giovani lasciano ancora oggi i luoghi rurali e le isole per trasferirsi in città, tuttavia tornano spesso indietro. Internet permette di essere in due posti allo stesso tempo e, a suo modo, rende più facile la vita in campagna e sulle isole. Per esempio, è possibile vivere su un’isola remota e lavorare per qualcuno che ha sede in città“.

Per quanto riguarda i suoi gusti di lettrice, Amy Liptrot si definisce una fan del “giornalismo long-form e della non-fiction”, e cita autrici come Rebecca Solnit e Naomi Klein. Opere a cui, grazie a internet, si può dedicare anche dall’isola natia, dove si sta concentrando alla stesura del nuovo libro, che si occuperà, tra gli altri temi, “della luce del sole sulle pietre”. Se non l’avete ancora capito, Liptrot ha la capacità di assorbire il fascino della natura selvaggia che la circonda e di riportarlo sulla pagina, vivido come in una cartolina.

LEGGI ANCHE – La “resistenza” dei librai delle Highlands scozzesi

(Visited 338 times, 322 visits today)

Commenti