Da ormai più di un anno Carlo Carabba è il responsabile della narrativa italiana della Mondadori. Nella sua prima intervista a tutto campo, con ilLibraio.it parla del suo percorso (l'editor è anche un poeta), delle scelte editoriali fatte finora, delle novità del 2017, dei nomi che si fanno per il premio Strega 2017, dei nuovi autori in arrivo, delle tendenze nei romanzi di oggi e di molto altro ancora...

Da ormai più di un anno Carlo Carabba è il responsabile della narrativa italiana della Mondadori. Un ruolo delicato, in passato occupato da un editor (e scrittore) come Antonio Franchini, oggi in Giunti (e Bompiani, come abbiamo anticipato, ndr).
Classe ’80, romano, laureato in Storia della filosofia moderna, Carabba è anche poeta (ha pubblicato le raccolte Gli anni della pioggia, peQuod 2008, premio Mondello per l’opera prima, e Canti dell’abbandono, Mondadori, 2011, premio Carducci e premio Palmi). Per alcuni anni è stato coordinatore di redazione della storica rivista Mondadori Nuovi Argomenti. Un percorso “letterario”, il suo, apparentemente lontano dall’approccio della più grande casa editrice italiana.

segrate

Carabba, in Mondadori lei si deve occupare sia di romanzi d’autore, sia di altri più “commerciali”: vista la sua formazione, è difficile per lei lavorare anche a testi con minori ambizioni letterarie?
“Mi scuso, ma temo di dover iniziare contestando la formulazione di questa domanda, che mi pare poggi su uno dei più grandi pregiudizi della cosiddetta industria culturale: l’idea che esista una contrapposizione tra bei libri, dedicati a un pubblico di eletti, intellettualmente superiori ma numericamente limitati, e brutti libri di cui il volgo è ghiotto. La storia, per fortuna, mostra che non è questo il caso e che l’abbassamento sistematico della qualità produce una riduzione del pubblico, e, simmetricamente, il suo innalzamento porta risultati benefici. Se prendiamo lo scorso decennio, ad esempio, la straordinaria qualità dei cartoni animati della Pixar e delle serie di HBO hanno fatto sì che Pixar e HBO raggiungessero un successo planetario senza precedenti.
Quanto alla mia formazione posso dire che sarò sempre grato ai miei studi filosofici, che, da Aristotele a Hume mostrano come non si debba mai smettere di provare meraviglia di fronte alle cose e di dubitare delle certezze acquisite, attitudini che trovo fondamentali per la vita editoriale”.

Ma – stavolta in una parola – come è stato il suo primo anno da responsabile editoriale?
“Denso”.

E in qualche parola in più?
“Dovrei riconoscere che sono contento perché il piatto delle soddisfazioni è molto più ricco dell’altro. Innanzitutto, oltre ad avere la possibilità di continuare a lavorare con autori a cui sono molto legato (Sandrone Dazieri, Massimo Bisotti, Dario Crapanzano), ho avuto l’onore di pubblicare e seguire da vicino i nuovi libri di alcuni tra i più importanti autori italiani. A partire da Antonio Pennacchi, con cui stiamo progettando il seguito della grande saga dei Peruzzi. Pochi mesi più tardi è uscito La via del sole di Mauro Corona, che sta finendo di scrivere, dopo anni in cui si era dedicato a forme più brevi, il suo nuovo romanzo, in cui torna alle atmosfere umbratili di libri che amo moltissimo come Storia di Neve o L’ombra del bastone. E a settembre c’è stato Teutoburgo, il nuovo romanzo epico di Valerio Massimo Manfredi. Anche Manfredi sta lavorando a un nuovo romanzo, un progetto segreto in cui crediamo molto. E a ottobre sono usciti i nuovi libri di Alessandro Piperno e Alessandro D’Avenia (di cui si parla più avanti nell’intervista n.d.r.). E accanto a questi grandi nomi ho avuto l’opportunità di pubblicare libri di cui sono editorialmente molto orgoglioso: Qualcosa sui Lehman di Stefano Massini e Gli aspetti irrilevanti di Paolo Sorrentino. Un pensiero molto triste va invece a Francesca Del Rosso, incrociata per un tempo che non è stato abbastanza, per la pubblicazione del suo ultimo romanzo, Breve storia di due amiche per sempre”.

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Che tipo di linea editoriale sta cercando di seguire?
“Mondadori è il più grande editore italiano, quindi non potrà mai seguire una linea editoriale univoca e delimitata, ma deve avere un programma in grado di ospitare libri molto diversi tra loro, spaziando tra tutti i generi, dal fantasy al romanzo sperimentale, dal romance al memoir. Mi piace pensare che il mio lavoro di composizione del programma editoriale sia simile a quello di un pianista che si trova davanti alla tastiera con il compito di suonare quante più note e tonalità possibili, mantenendo però l’armonia. Ovviamente un criterio fondamentale su cui è basata ogni nostra scelta c’è”.

E sarebbe?
“La qualità dei libri pubblicati, indipendentemente dal genere cui afferiscono, dalla ‘letteratura impegnata’ a quella di ‘evasione’ (ammesso e non concesso che esista una letteratura di evasione – è opportuno ricordare che molti grandi classici, che so L’isola del tesoro, al momento della loro pubblicazione erano presentati come ‘letteratura di evasione’). Inoltre voglio evitare ogni sorta di dogma”.

A quali “dogmi” si riferisce?
“Ad esempio tutto ciò che cade sotto le categorie ‘la tal cosa non potrà mai funzionare’ o ‘il pubblico vuole’. Il pubblico non è omogeneo, neanche il singolo lettore ha gusti granitici (quasi nessun lettore è un monomaniaco ma, al contrario, a seconda della voglia del momento, del periodo che sta attraversando, può leggere libri lontanissimi fra loro). Per ogni assunto universale è pronto l’esempio che lo smentirà (‘I libri sulla camorra non vendono’, ‘I film di pirati oramai non li vuole più nessuno’)”.

Ma quali saranno i vostri libri di punta nel corso del 2017?
“Il nostro 2017 si apre il 10 gennaio con Nessuno come noi, di Luca Bianchini, fresco del successo cinematografico della ‘Cena di Natale’, un romanzo di formazione, ironico e struggente, ambientato nella Torino degli anni 80. Proseguo la carrellata con una premessa. Io non credo all’esistenza di una ‘letteratura femminile’ contrapposta a una ‘letteratura maschile’”.

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È un tema di cui su ilLibraio.it ci stiamo occupando con diversi interventi (l’ultimo di Bianca Pitzorno, n.d.r.).
“Per me esistono solo bei libri, libri medi, o brutti. Ma è vero che per ovvie ragioni socioculturali nella storia sono stati pubblicati molti più scrittori di sesso maschile. Per questo sono particolarmente felice di annunciare che i primi mesi del 2017 della narrativa italiana Mondadori vedranno molti bei libri scritti da donne. Si inizia con Gaia Manzini e Margherita Giacobino, scrittrici letterariamente interessantissime, per arrivare a due autrici attese da tutto il mondo letterario italiano: Teresa Ciabatti, in uscita a fine febbraio, e Antonella Lattanzi, a fine marzo, con due libri che ho trovato fenomenali. L’anno ‘al femminile’ prosegue con il nuovo romanzo di Paola Calvetti e con l’esordio narrativo vero e proprio di Fiamma Satta, un libro coraggioso in cui la sclerosi multipla sarà raccontata da una prospettiva del tutto inedita: quella della malattia, la cattivissima voce narrante del romanzo. E chiudiamo in grande stile con il ritorno di Daria Bignardi, la nostra autrice più amata, con quello che, forse, è il suo libro più bello: Storia della mia ansia”.

E venendo agli autori?
“Ci sarà Giuseppe Culicchia, con un romanzo fulminante chiamato Essere Nanni Moretti. Poi, dopo il grande successo della saga sui Medici pubblicata da Newton Compton, Matteo Strukul rivisita alla sua maniera la figura di Giacomo Casanova. E, se ho già accennato al romanzo di Mauro Corona, che è ancora in corso di stesura e potrebbe uscire l’anno prossimo come più avanti, vorrei accennare al ritorno di Fabio Genovesi, con un libro che sta finendo di scrivere e che mi ha incantato. Ovviamente ci sono altri libri a cui tengo molto, ma qualche sorpresa è giusto lasciarla, credo”.


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A proposito del 2017, l’anno prossimo tornerà in libreria anche Alessandro D’Avenia, protagonista in classifica in queste settimane con un libro dedicato a Leopardi?
“La vicenda della pubblicazione dell’Arte di essere fragili mi tocca da vicino ed è intrecciata come forse nessun’altra all’anno appena trascorso. Alessandro D’Avenia me ne parlò per la prima volta lo scorso novembre, mentre eravamo a Palermo per il premio Mondello. Prima della mia nomina Alessandro e io ci conoscevamo appena, e quella era la prima occasione che avevamo di trascorrere davvero del tempo assieme. Un libro su Leopardi. ‘Un ufo’, lo definì. Era un’idea inattesa, spiazzante. Ma lui subito seppe trasmettermi un entusiasmo straordinario. Per i successivi dieci mesi, lui, io e Marilena Rossi, sua editor dai tempi del suo primo romanzo, abbiamo lavorato al testo in ogni suo aspetto, dalla struttura alla copertina (realizzata da Marta D’Avenia, sorella di Alessandro). È stato incredibile lavorare con Alessandro, è in grado di recepire ogni nostra suggestione, capirne il buono, se c’è, metabolizzarla e farla sua, e tornare con un testo migliorato ben oltre il nostro suggerimento iniziale. E mentre lavoravamo al libro intorno al progetto si è stretta l’intera casa editrice. Sono nati così il ‘racconto teatrale’, attualmente in tour, diretto da Gabriele Vacis e Roberto Tarasco, e il cortometraggio dei CRIC ispirato al libro, e rilasciato online questa settimana. Insomma, è stata una sfida, per tutti. E quando abbiamo visto che eravamo primi in classifica è stata un’emozione incredibile, così come ogni volta che Alessandro riceve una meritatissima standing ovation al termine del racconto teatrale. E tutto questo con un libro su Leopardi, alla faccia di chi pensa che il pubblico voglia solo spazzatura. E sì, stiamo lavorando a un nuovo libro, ma è presto per parlare di tempistiche”.

La cosiddetta “moda” degli esordienti sembra essere un po’ passata: voi l’anno prossimo punterete su autori al debutto?
“C’è stato un momento del recente passato in cui, con quello che in filosofia si chiama ‘paralogismo’, quella che è una categoria legata alla storia personale dell’autore (l’esordiente è colui che è scrive il suo primo libro) è stata confusa con una categoria legata al contenuto del libro, come se l’esordio fosse un ‘genere letterario’ vero e proprio. Questo ha prodotto un eccesso di libri d’esordio nella proposta editoriale (e un eccesso di aspettative sul loro successo), che, di nuovo sul medio periodo, ha prodotto grande diffidenza (di librai, lettori e giornalisti) nei confronti dei libri d’esordio in sé e per sé. Ciò detto, la ricerca di nuovi autori è uno dei compiti fondamentali e essenziali di una casa editrice e non si può, né si deve, né si vuole farne a meno. L’unico esordio vero e proprio che proponiamo nei primi mesi dell’anno è quello di Ilaria Macchia, che ha trent’anni e, a nostro avviso, molto talento, con la raccolta di racconti Ho visto un uomo a pezzi”.

Quanto ad altri nomi nuovi in arrivo?
“A proposito di nuove voci, non sono proprio esordienti ma voglio nominare tre giovani autori in uscita tra gennaio e febbraio: Alessandro Barbaglia (poeta e libraio che aveva pubblicato con un piccolo editore, Albalibri) autore di un libro lunare e ricco di giochi linguistici, intitolato La Locanda dell’Ultima Solitudine. Enrico Macioci, di cui avevamo già pubblicato la dolente meditazione Breve storia del talento, e che torna con un horror letterario sospeso tra E.T.A. Hoffmann e Stephen King: Lettera d’amore allo Yeti. Infine Francesco Marocco, che aveva esordito con Fandango ed è stato portato in Mondadori da Joy Terekiev (l’editor che ha “scoperto” Luca Bianchini e Sophie Kinsella, n.d.r.), autore di Cronache della discordia, romanzo di sorprendente attualità e lungimiranza”.

È dal 2012 che Mondadori non vince il premio Strega (se lo aggiudicò Alessandro Piperno con Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi; lo scrittore romano nei mesi scorsi è tornato in libreria con un romanzo particolarmente riuscito, Dove la storia finisce). Nelle ultime quattro edizioni, non senza le consuete polemiche, si sono imposte per due volte a testa Einaudi (dove per il 2017 si fa il nome di Paolo Cognetti) e Rizzoli, che fanno parte dello stesso gruppo editoriale di Mondadori. L’anno prossimo punterete alla vittoria? Si fanno già i nomi del premio Oscar Paolo Sorrentino, ma anche di Teresa Ciabatti, per un’eventuale candidatura di Mondadori…
“Prima di rispondere alla domanda la prego di concedermi una piccola divagazione. Perché sono molto contento che lei abbia citato Alessandro Piperno. La storia del mio rapporto con lui per me è speciale. Credo che, dopo Mario Desiati (che però era il mio capo), sia il primo scrittore che ho conosciuto a Nuovi Argomenti quando ho iniziato a ventidue anni a correggerne le bozze. Sono convinto che Piperno sia uno dei più grandi scrittori e intellettuali europei, se faccio questo lavoro è anche grazie a lui, alla sua intelligenza, al suo talento, a certe nostre conversazioni che non ho mai dimenticato e che mi hanno insegnato tantissimo. Sono felice che Dove la storia finisce abbia avuto la grande accoglienza che ha avuto e stiamo già lavorando a un nuovo progetto in cui crediamo moltissimo, un libro che ha come titolo di lavorazione Tutto quello che ho imparato sul leggere e sullo scrivere in quarantacinque anni di vita”.


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Torniamo allo Strega, però…
“La domanda propriamente detta, invece, mi permette di fare ricorso alla mia passione per il paradosso. Mi permetto di osservare che, se volessimo davvero portare uno dei due autori che lei ha citato (peraltro si parla di due libri a mio avviso assai belli), saprei che il modo migliore di ‘bruciarla’ o ‘bruciarlo’ è ufficializzarne la candidatura oggi. Quindi il buon senso suggerirebbe di dirle che puntiamo sull’altro nome. Ma si potrebbe contro-obiettare che questa tattica è troppo scoperta, e che quindi il nome da me indicato è davvero da prendersi per buono. E così via, di livello in livello, verso l’infinito e oltre. Chiaramente, il ragionamento vale in modo analogo qualora si ipotizzasse che intendiamo portare allo Strega un terzo nome. Insomma, ogni mia risposta risulterebbe inattendibile e aperta a opposte interpretazioni. Ma c’è anche un altro modo di rispondere alla domanda”.

Quale?
È troppo presto per parlarne. Scherzi e paradossi a parte, non è una decisione che dipende solo da me, ma anche e soprattutto da Enrico Selva Coddè (amministratore delegato del gruppo e ‘publisher’ di Mondadori, n.d.r).

A seguito della discussa acquisizione di Rcs Libri da parte di Mondadori, Rizzoli, appena citata, è entrata a far parte del “colosso” con sede Segrate: come gestite la concorrenza interna tra i marchi? Capiterà spesso di contendervi gli autori…
“Il gruppo editoriale Mondadori era già composto da numerosi marchi (oltre a Mondadori anche Einaudi, Piemme, Frassinelli, Sperling & Kupfer), e anche Rcs Libri aveva al suo interno molti editori. E, almeno per ciò che riguarda Mondadori e Einaudi, i percorsi di ricerca di autori italiani sono in larga parte identici, quindi siamo abituati a una ‘concorrenza interna al gruppo’, come l’ha definita lei, e non mi pare che questo abbia avuto effetti negativi sulla qualità di libri o la libertà di scelta degli autori, anzi…Con l’ingresso nel gruppo di Rizzoli ci sarà un terzo editore a vocazione generalista, ma per noi la situazione, ripeto, non cambierà rispetto a quella a cui siamo abituati”.

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Laura Cerutti, nuova responsabile della narrativa italiana della Feltrinelli (con un passato in Mondadori), intervistata da ilLibraio.it, a proposito delle tendenze che vede delinearsi nelle opere italiane di questi anni, ha sottolineato di essere interessata alla “maniera in cui i narratori oggi cercano una strada per distinguersi e competere anche con altri prodotti culturali e di intrattenimento che da alcuni anni abituano a forme di fidelizzazione e a modi di fruizione in parte nuovi, e che occupano spazi rilevanti nel tempo libero dei potenziali lettori”. E ha argomentato: “Questa ricerca mi pare si traduca nella nostra narrativa in una maggiore leggibilità sul piano stilistico, nella ricerca di un incipit subito catturante, ad alto tasso di coinvolgimento emotivo. E in una complessità a livello strutturale, che spesso si declina in una forte richiesta di inferenza al lettore e nell’immersione in un mondo vasto, stratificato, talvolta contraddittorio. Basti pensare, solo per fare un paio di esempi molto evidenti, al trattamento dello spazio nella tetralogia dell’Amica geniale della Ferrante o all’intero catalogo dei gialli d’autore Sellerio”. Lei, invece, cos’ha notato?
“Credo che uno dei macrofenomeni più evidenti e interessanti dei nostri tempi sia il fatto che, alfine, forme di narrazione diverse dal romanzo tradizionale possano imporsi, per forza e qualità, come mostra ampiamente il successo dell’Arte di essere fragili di D’Avenia. Questo non vuol dire che il romanzo sia morto, anzi, l’esempio di uno scrittore come Piperno, che si confronta in un modo unico con la grande tradizione romanzesca occidentale, nella costante dialettica di riferimento e innovazione che instaura con i più importanti romanzieri otto e novecenteschi, mostra quanto il romanzo possa essere vivo e bello anche nel 2016. Ma, al tempo stesso, ribadisco l’orgoglio di avere pubblicato due testi assolutamente originali e nuovi, pezzi unici, che ritengo che siano tra le cose migliori che attualmente la letteratura, non solo italiana, possa offrire. (Ri)parlo di Qualcosa sui Lehman di Stefano Massini, un poema epico scritto in versi, su cui Massini ha basato la sua ‘Lehman’s Trilogy’ teatrale. E di Gli aspetti irrilevanti di Paolo Sorrentino, un ‘romanzo corale’ in cui Sorrentino ha immaginato e raccontato ventitré vite a partire dalle fotografie di Jacopo Benassi, senza sapere a chi appartenessero i volti ritratti. E il fatto che siano scritti da autori che, nonostante la giovane età, sono già considerati maestri in altri linguaggi, ma che partono comunque dalla parola scritta, è sicuramente significativo della centralità della scrittura ai nostri giorni”.


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Con lei in Mondadori lavora Marta Treves, che si occupa, tra le altre cose, di romanzi Young Adult: segue le novità in rete in cerca di nuove voci?
“Marta è innanzitutto la responsabile della narrativa straniera Mondadori. Quando c’era Antonio Franchini la narrativa era unita sotto la sua guida. Poi, quando lui è andato via, la narrativa è stata sdoppiata in italiana e straniera (com’era stato fino al 2011) e suddivisa tra me e Marta, che si occupa, appunto, anche della parte Young Adult. Marta e io lavoriamo a strettissimo contatto, tra noi lo scambio è costante e mi sento davvero fortunato a lavorare al suo fianco. Quanto a internet, vorrei partire dall’evidente constatazione che, proprio grazie al web e ai device a connettività costante, la nostra epoca sia la prima della storia dell’umanità basata più sulla parola scritta che su quella orale anche nelle relazioni interpersonali quotidiane. Sicuramente questa inedita confidenza con la scrittura fa sì che siano nate e stiano nascendo nuove forme di narrazione, spesso basate sul gioco linguistico, sulla frase ben formulata, frammentarie o espanse, lontane dall’idea tradizionale di ‘trama avvincente’. Quindi è ovvio che sia Marta che io guardiamo a internet con la massima attenzione e la massima curiosità. Sul web ho incontrato Massimo Bisotti, cui sono particolarmente legato essendo il primo libro che ho veramente ‘lanciato’, da internet provengono molti dei più grandi successi editoriali degli ultimi anni (Antonio Dikele Distefano, Susanna Casciani, Sofia Viscardi, Giacomo Mazzariol, Matteo Bussola, e, fuori dall’Italia, E.L. James e Anna Todd). Da Facebook proviene anche un esordio che uscirà il prossimo maggio: Leggimi tra vent’anni, di Giorgia Lanzilli, il diario di una giovane mamma rivolto ai suoi figli appena nati, affinché, una volta cresciuti, abbiano una testimonianza dei loro primi anni di vita”.

 

 

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