"Prima dell'alba" di Paolo Malaguti racconta un'indagine che si sviluppa dagli anni '30 a ritroso, lungo la storia nazionale, fino alla disfatta di Caporetto, di cui il 24 ottobre 2017 ricorre il centenario

Prima dell’alba (Neri Pozza), il nuovo giallo storico di Paolo Malaguti, cade nel centenario della “disfatta” di Caporetto, e getta una luce nuova sulle scelte, di memoria e celebrazione, di oblio e censura, fatte dall’Italia “vittoriosa” attorno al mito della Grande Guerra e al destino dei troppi caduti di quella inutile strage che, a parere di molti, segnò la vera fine della civiltà europea.

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Alle 6,30 del 27 febbraio 1931 il trillo violento del duplex sveglia l’ispettore Ottaviano Malossi, 32 anni, sposato da cinque, ufficiale della Polizia di Stato a Firenze. Il tempo di trangugiare l’orzo riscaldato dalla sera prima nel buio del cucinino, salutare la moglie, inforcare la bicicletta, e Malossi si ritrova al cospetto degli agenti e poi su un treno diretto a Calenzano dove, riverso sulla massicciata, giace un cadavere. Vestito in maniera elegante, il morto porta i chiari segni di una caduta. Il volto è quello di un uomo anziano e ben curato. Gli uomini accorsi per primi sul posto lo guardano con timore e reverenza. Le tessere della Milizia volontaria e del PNF contenute nel portafoglio mostrano generalità da far tremare i polsi: Graziani Andrea, nato a Bardolino di Verona, nel 1864, Luogotenente Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.

Paolo Malaguti affida al suo protagonista un caso spinoso, dove tutti hanno una gran fretta di trovare i colpevoli, ma soprattutto di consegnare quanto prima il corpo dell’eroe agli onori che la Patria vuole tributargli. Malossi inizia a scavare con prudenza, tra resistenze, false piste e pressioni dall’alto, in un viaggio alla ricerca della verità che, dai binari della linea Prato-Firenze, lo condurrà lontano nel tempo, fino all’ottobre del 1917, sulle tracce di un fante italiano testimone silenzioso del disastro di Caporetto e, prima ancora, di una vita in trincea resa intollerabile dai massacri e dal rigore insensato di una gerarchia pronta a far pagare con la fucilazione anche la più banale infrazione del regolamento.

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