In "Eravamo dei grandissimi" Clemens Meyer racconta la generazione vissuta a cavallo della caduta del Muro di Berlino, una Germania improvvisamente libera, dove la vita diventa selvaggia e frenetica, mentre il mito dell'Ovest si impadronisce di tutti

Eravamo dei grandissimi (Keller, traduzione di R. Gado e R. Cravero) di Clemens Meyer, scrittore tedesco classe 1977, è un romanzo che racconta la caduta del Muro di Berlino, e quello che venne dopo: un’esplosione di sogni e illusioni, una generazione rapita dal mito dell’Ovest, la vita nella Germania dell’Est, improvvisamente sempre più selvaggia e frenetica, tra alcol, furti, discoteche, incontri di boxe clandestina e quant’altro.

eravamo dei grandissimi - clemens meyer

Daniel, Mark, Paul e Rico sono cresciuti come “pionieri” nella Germania dell’Est. Sono gli ultimi anni prima della caduta del Muro di Berlino e sogni e illusioni sono amplificati dal mito dell’Ovest a portata di mano, tanto più dopo gli eventi dell’89. Con la “Svolta” – la riunificazione delle due Germanie – anche la loro vita cambia, trasformandosi in una corsa fatta di furti d’auto, alcol, paura e rabbia.

Saltando da un piano temporale all’altro, Clemens Meyer ci presenta la Lipsia delle case occupate, degli incontri clandestini di boxe, degli hooligan, delle prime discoteche e delle bevute disperate con lo sguardo profondo e il sincero coinvolgimento di chi quegli anni li ha amati, ma vedendo perdersi uno dopo l’altro i propri amici d’infanzia e sgretolarsi, a poco a poco, il mito dell’Ovest.

Clemens Meyer, che nell’89 aveva dodici anni, racconta, intrecciandoli, la violenza e i sogni, la poesia e la realtà, che hanno caratterizzato la generazione vissuta a cavallo della caduta del Muro e dell’unificazione della Germania e dell’Europa. Eravamo dei grandissimi finisce per parlare dei nostri tempi, dando voce alla generazione dell’Europa unita, e in particolare alla gioventù, anche quella che da tutto quel che è accaduto, ha finito per restare travolta.

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