Marzia Corraini parla con ilLibraio.it dei progetti della casa editrice (e non solo), da quarant'anni punto di riferimento anche all'estero per l'attenzione alla qualità, sia nei testi per bambini, sia in quelli legati al design e all'arte: "La trasversalità tra le tante discipline che intersecano il nostro lavoro nasce dai nostri interessi e dalla curiosità che ci ha sempre spinto a cercare di conoscere ambienti e cose nuove..." - L'intervista

Da quarant’anni Corraini si conferma una casa editrice che non si limita ad arricchire il suo catalogo di bellissime opere, ma porta i testi, l’arte, la propria curiosità in incontri con il pubblico. Per approfondire questo universo, che segue il libro dalla sua ideazione fino alla pubblicazione, alla distribuzione e alla vendita, ilLibraio.it ha intervistato Marzia Corraini.

marzia corraini

Come è nato questo bellissimo progetto di contaminazione e incursioni dalla letteratura all’arte e viceversa?
“Diciamo che la trasversalità tra le tante discipline che intersecano il nostro lavoro nasce principalmente dai nostri interessi e dalla curiosità che ci ha sempre spinto a cercare di conoscere ambienti e cose nuove. Così, questa trasversalità è finita per diventare il nucleo principale del nostro lavoro. Ma, sostanzialmente, credo che alla fine questo sia l’unico modo in cui riusciamo a fare il nostro lavoro”.

In quanti lavorano al progetto della casa editrice?
“Nella casa editrice lavorano una quindicina di persone. Poi abbiamo una serie di collaboratori esterni, con competenze molto specifiche, che ci danno una mano nei momenti in cui i progetti lo richiedono”.

corraini libreria

Per molti anni ha collaborato con voi Bruno Munari: a vostro parere le sue opere davvero eclettiche parlano ancora ai giovani e giovanissimi lettori di oggi?
“Certo, le opere di Munari sono assolutamente contemporanee, e lo dimostra il fatto che oggi sono studiate in moltissime scuole di tutto il mondo e che diversi artisti giovani stanno prendendo spunti dal suo lavoro. Questo grande interesse che Munari suscita oggi sia tra studiosi che tra artisti e progettisti è la dimostrazione che il suo lavoro e la sua ricerca sono ancora capaci di stimolarci”.

Lavorando sul campo da anni e avendo a che fare anche con i piccoli lettori, ritenete che la scuola italiana stia lavorando in direzione di una maggiore interdisciplinarità, in linea con le idee di “contaminazioni” tra arti che tanto amate?
“Certo, serve interdisciplinarità, la scuola dovrebbe lavorare di più su questo fronte. Ma bisogna dire che questo tipo di contaminazioni sono già spesso presenti nella scuola, anche se non in tutte. Dipende, come spesso accade, dai singoli insegnanti e dalla loro voglia di diventare promotori di questo nuovo modo di affrontare la conoscenza.”.

corraini

Sul Corriere della Sera, Cristina Taglietti vi ha definito “il più internazionale dei piccoli editori”: quali sfide vi trovate ad affrontare giornalmente? L’internazionalità aiuta a sfamare un po’ della vostra curiosità?
“La nostra prospettiva è sempre stata quella di rivolgerci a tutti, quindi anche in tutto il mondo. Perché pensiamo che questo tipo di progetto, il progetto della nostra casa editrice, sia possibile apprezzarlo ovunque. Noi stessi sappiamo bene che ci rivolgiamo a una nicchia di persone, e se da una parte questa nicchia può essere relativamente piccola, è anche vero che si estende in tutto il mondo, e quindi cerchiamo sempre progetti che consideriamo di interesse ampio”.

Galleria d’arte, casa editrice, distribuzione, grande presenza ai festival (si pensi al Festivaletteratura di Mantova), librerie tra Milano, Torino, Mantova, Bologna: sono tutte sfaccettature del vostro prendervi cura, dalla creazione alla condivisione, delle opere in cui credete?
“Si lega molto al fatto che ci siamo sempre rivolti al mondo, per fare questo però dobbiamo poter mostrare il nostro progetto complessivo. Ognuna delle nostre librerie ha una propria identità, ma rappresenta anche lo spirito di quello che facciamo, il progetto e il mondo Corraini. Sono delle sedi quindi dove cerchiamo di far vedere tutto il progetto, e sono sedi che normalmente, per mille motivi, dal Salone del Mobile a Milano alla Bologna Childern’s Book Fair, vengono visitate da gente di tutto il mondo”.

L’ha appena citata. Ogni anno a Bologna si tiene la Children’s Book Fair: pensate le fiere librarie abbiano mantenuto il loro fascino, a dispetto dell’era digitale, o che sia necessario portarvi innovazione?
“Bologna Ragazzi è una fiera interessante, che ancora riunisce chi lavora sui libri per bambini in tutto il mondo, ma credo anche che il sistema delle fiere debba essere un po’ rivisto. Non quella di Bologna in particolare, ma tutte le fiere, perché il mondo è molto cambiato, quindi ci vogliono tipi di manifestazioni e organizzazioni di tipo diverso, che bisogna ovviamente re-immaginare e  reinventare”.

Quanto peso affidate al testo e quanto alle immagini nei libri del vostro catalogo? C’è un’età minima per iniziare a sfogliarli?
“Siamo un editore che sempre si è occupato sostanzialmente di arte, di illustrazione, di design… Quindi è chiaro che i nostri libri hanno una componente di immagini molto forte. Ma non abbiamo pregiudizi: utilizziamo i testi quando serve, senza una speciale predominanza di una componente sull’altra. Questi due elementi, immagini e testo, sono sempre usati in base alle necessità di ogni progetto”.

Visto il vostro catalogo che si arricchisce di circa sessanta opere ogni anno, vi immaginiamo sempre all’opera. Avete in mente qualcosa di nuovo, che potete anticiparci?
“Effettivamente siamo sempre molto presi dal lavoro e abbiamo sempre qualcosa in cantiere. In questo momento, per esempio, stiamo anche guardando al mondo dei nuovi media, dove vogliamo entrare, ma quando ci saranno progetti che immaginano soluzioni all’altezza di ciò che ora facciamo sulla carta”.

Cosa pensate dei libri per bambini e ragazzi in ebook? Ha senso, secondo voi, la trasposizione in digitale di un libro illustrato? O ritenete che ci siano altri formati elettronici più adatti alla necessaria interazione dei bambini con i libri?
“Questa è una risposta che si collega a quella precedente: non so se l’ebook sia il formato giusto anche per i bambini, probabilmente assomiglia di più a quello delle attuali app. È un comparto che ci interessa molto e, per la verità, qualche sperimentazione l’abbiamo già fatta, come la Blank App di Martí Guixé, e continueremo ad esplorarlo quando troveremo progetti che parlano un linguaggio adatto a questa specificità, e non semplici trasposizioni dalla carta all’ebook”.

Quello dei libri per bambini e ragazzi è il settore dell’editoria che cresce di più. E non solo in Italia. Perché, secondo voi? Questa tendenza è destinata a proseguire?
“Il mercato dei libri per bambini è certamente il più forte, qui e in tutto il resto del mondo, e penso questa sia una tendenza che continuerà. Il libro fisico ha un’importanza assolutamente straordinaria per i bambini, soprattutto piccoli, e credo che l’elemento fisico, il libro-oggetto, per molto tempo non potrà essere sostituito”.

In Italia sono numerose le piccole case editrici per bambini: ci indicate qualche esempio interessante, che merita attenzione?
“Per esempio Minibombo, che fa cose completamente diverse da noi, però il loro progetto è sensato, chiaro e soprattutto, loro”.

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