In libreria "L'ultima sonata. un'indagine di Ardelia Spinola", il nuovo noir di Cristina Rava, dedicato alle indagini di una donna sempre alla ricerca della verità... - Su ilLibraio.it un capitolo

Arriva in libreria L’ultima sonata. un’indagine di Ardelia Spinola (Garzanti), il nuovo romanzo di Cristina Rava dedicato alle indagini del medico legale Spinola, una donna forte e indipendente.

Questa volta Ardelia Spinola l’ha promesso a se stessa: non si lascerà coinvolgere nelle indagini, ha ben altro di cui preoccuparsi, dai suoi amati gatti all’apicoltore piemontese di nome Arturo, che sembra aver preso il vizio di sfuggirle, nonostante la loro relazione. Eppure, quando viene chiamata a eseguire l’autopsia, si sente subito attratta dal caso e fatica a resistere alla tentazione.

Dopo l’incontro con una donna fredda e misteriosa, morbosamente interessata al caso, Ardelia non riesce a resistere e cede alla tentazione: deve risolvere l’enigma della coppia ritrovata morta sull’Isola di San Marco, presso Albenga, in un luogo noto come meta romantica per innamorati. La coppia è vestita di tutto punto in abiti d’epoca, come in una tragica farsa, i cui protagonisti sono stati uccisi da due colpi di pistola. 

Il proverbiale intuito della protagonista la spinge a incuriosirsi di quella donna misteriosa e forte, tanto simile a lei, che si interessa troppo alle indagini, mentre, deduzione dopo deduzione, il medico legale conduce il lettore alla soluzione del caso…

l'ultima sonata cristina rava indagine copertina

Per gentile concessione dell’editore, su ilLibraio.it un capitolo del romanzo:

Nella cantina dove l’ha messa c’è una finestrella alta e stretta. È venuto chiaro due volte e poi buio. Un giaciglio, quattro stracci in un angolo, un vaso da notte. Niente da mangiare, da bere sì ma poco, in modo che la sete la costringa a tracannare l’acqua, senza far troppo caso al gusto strano, di medicina. Ma forse non le importa, forse sospetta che il suo destino sia segnato e preferisce morire stordita.

Chissà cosa capisce, dei discorsi che accompagnano le visite, e soprattutto se capisce. Se ne sta lì, legata alla catena per una caviglia, come un cane rognoso. Un respiro sottile esce da quel corpo contratto. È nuda e ossuta, con la faccia nascosta tra le mani e i lunghi capelli sciolti e sporchi. Della sua bellezza non è rimasto niente. Nemmeno della sua anima è rimasto niente, ma quella deve averla perduta tanto tempo fa.

Vorrebbe conoscerla, poter sentire la sua voce, il racconto della sua storia di dolore, ma non sarebbe saggio: creerebbe un legame, una condivisione di oltraggi e ferite che tra vittima e carnefice non deve esserci.

Quando risale le scale s’interroga sul flusso di pensieri che occupa quella piccola mente nelle lunghe ore di solitudine. Si domanderà dove si trova la sua prigione? In quale città? Riconoscerà il suono della campana della cattedrale? Forse no, forse ad Albenga viene soltanto a lavorare, forse abita altrove. Per allontanare questa marea di domande senza risposta, si mette a suonare. Chissà, magari a Florica piace il pianoforte, oppure no, preferisce la musica dei videoclip delle tivù commerciali, dove ragazze come lei dimenano il sedere seminudo per pochi soldi e non sono mai inquadrate in faccia. Sì, è più probabile. Ma nemmeno la pioggia perfetta di notte riesce a distogliere del tutto l’attenzione da quel che sta accadendo nella stanzetta sotterranea. Non riesce a non domandarsi cosa farebbe se fosse al suo posto, e proprio la differenza tra le possibili risposte è un’assoluzione.

Quella poveretta non merita niente di diverso da quella che è stata la sua vita fino a questo momento. Oppure no, oppure le cose stanno diversamente, ma non lo saprà mai e anche questo, se non assolve dalle colpe, crea una distanza.

Le sue dita scivolano quasi involontariamente sui tasti verso la musica di Čajkovskij, e cominciano a suonare, dalle Stagioni, la «Barcarola», il mese di giugno, e la sua composta, infinita malinconia riempie la stanza. Ha sempre pensato che la musica di quel russo, anche nelle pagine leggere, sia intimamente dolente, come il tramonto che, per quanto roseo, prelude allo sgomento del buio.

Chissà se Florica nella sua infanzia e adolescenza di sconfinata pianura, tra campi incolti di antichi granai d’Europa e dissoluzione presente, ha mai conosciuto qualche momento di autentica spensieratezza, di gioia. Chissà se i suoi occhi di cielo hanno mai seguito il volo di un seme di tarassaco con il suo piccolo paracadute di piuma, oppure se ha mai giocato nell’acqua tersa di un ruscello inseguendo un girino, o si è addormentata durante le infinite messe ortodosse a fianco di qualche legnosa zia devota. Fantasie letterarie per dipingere a colori impressionisti un nulla… E chissà se, più grande, ha mai sognato una famiglia, se ha qualche figlio perduto in una lontananza incolmabile… Chissà se conosce Čajkovskij…

(Continua in libreria…)

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