Cucina e sentimenti si incontrano in un romanzo

di Redazione Il Libraio | 25.02.2015

Un estratto dal romanzo "Il sapore sconosciuto dell'amore" di Sarah Vaughan, in cui la cucina incontra i desideri e le speranze.


Impastare, mescolare, montare. Un’onda di cioccolato, un pizzico di cannella, una spolverata di zucchero. Apparentemente sembra facile preparare una torta. Eppure un dolce non è solo un dolce: è soprattutto una dimostrazione d’amore. Come una fetta di pane fatto in casa è un gesto che fa sentire importante chi si vuole bene. È così per Jennifer, per cui una tavola imbandita è un modo per tenere unita la famiglia, anche se ora si sente più sola che mai, e per Vichi che sforna deliziosi e soffici pan di spagna per rendere finalmente fiera sua madre. Mike nella perfezione di un dolce cerca la conferma ai suoi sforzi di essere un buon padre; mentre Claire ha dovuto accantonare la sua passione culinaria per crescere da sola il suo bambino. E proprio per provare a comunicare di nuovo con suo figlio, Karen prepara squisiti pasticcini. Il destino li fa incontrare in un affascinante tenuta di campagna dove l’odore delle spezie e dei profumi si diffonde nelle ampie sale e nel giardino. Sono tutti in gara per diventare il degno erede di Kathleen Eaden, denominata “La regina della cucina”, autrice di un famosissimo ricettario che dagli anni ’60 ha ispirato intere generazioni. Sono tutti convinti della sua idea secondo la quale cucinare riesce a ridare colore ad una giornata grigia. Ed è una fonte inesauribile di felicità. Ma non hanno ancora trovato la ricetta giusta per raggiungerla. E quando si trovano fianco a fianco, concentrati sul creare il pudding perfetto e la gelatina di frutta più morbida, scoprono che a volte l’ingrediente speciale non è altro che un sorriso, una nuova opportunità che si affaccia all’orizzonte, una decisione sofferta che può cambiare la vita. Perché ci sono molte ragioni per cucinare: per nutrirsi; per regalare un’emozione; per ritrovare sé stessi. Eppure spesso si cucina per amare ed essere amati. Con Il sapore sconosciuto dell’amore (Garzanti), Sarah Vaughan ha scritto un romanzo in cui la cucina incontra i desideri e le speranze.

Garzanti

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(per gentile concessione di Garzanti)

Quando servite la vostra torta, fate molta attenzione. Un movimento inconsulto del polso, un attimo di distrazione possono farla sbriciolare o, peggio, cadere a terra. Avete preso tutto il tempo che vi era necessario per la preparazione del dolce, perciò fate altrettanto con la presentazione. Sostanza e forma sono obbligatorie.

«Oh. Mio. Dio.» Claire Trelawney non riesce a trattenersi mentre sfreccia lungo il viale di ghiaia che conduce a Bradley Hall, l’ex dimora di George e Kathleen Eaden, dove si terrà il concorso per la Ricerca della Nuova Mrs Eaden.

«Niente male, eh?» Il tassista le lancia un’occhiata dallo specchietto, osservando i suoi occhi grandi e la bella bocca aperta. È sbalordita e si vede.

«Cavolo. Ma vivevano veramente qui? E io starò qui?» Ride incredula, mentre una bolla di emozione scoppia nel nervosismo che le stringe lo stomaco. Si allunga in avanti, osservando la magione di arenaria in stile neogotico, ammirandone le torrette e le arcate decorate, le finestre eccessivamente alte che brillano sotto un sole inconsueto a febbraio.

«Lei partecipa al concorso, quindi?» Il tassista, che l’ha presa a bordo alla stazione di Reading, rallenta per permetterle di osservarne tutto lo splendore. Il taxi scivola piano sulla ghiaia, così Claire può ammirare il prato da croquet su cui incede un fagiano solitario.

«Sì. Sì, partecipo.» Claire – che per il nervosismo è stata zitta da quando è salita sul taxi – ride per l’assurdità della situazione. L’idea le sembra ancora ridicola.

«Allora non è abituata a questo tipo di lussi?» scherza lui.

Lei sorride triste. «No, non lo sono.»

Nota le gargolle che la guardano dal tetto e, mentre il taxi si ferma, vede i leoni di pietra che fiancheggiano l’ingresso.

«Neanch’io, tesoro.» L’uomo ride. «Bene, se la goda! Un mio amico sta lavorando alla ristrutturazione della villa e so che l’intenzione è renderla un hotel di lusso.»

«Giusto…»

Claire non cerca neppure di lasciar intendere che sappia com’è l’interno di un hotel di lusso e non vuole dargli eccessiva attenzione. È troppo impegnata ad ammirare le finestre ad arco, come quelle dei castelli nei vecchi libri di favole di Chloe.

«Pensi, quando hanno iniziato era un vero disastro: tetto crollato, legno marcio, impianto elettrico in stato pietoso. Questo dimostra che le cose non sono sempre così belle come sembrano.»

Le fa l’occhiolino, come la tipica persona del luogo che sa tutto.

«Se lo ricordi.»

“Sono davvero nel posto giusto?” pensa Claire mentre spinge una pesante porta di quercia e si ritrova davanti la bellezza sbiadita di Bradley Hall. Entrando nell’imponente vestibolo non c’è nessuno ad accoglierla e questo suggerisce che non è un albergo di campagna dall’arredamento sfarzoso. Scivola sul parquet, con le scarpe da ginnastica che non fanno rumore, e osserva la scalinata di mogano dentro una foresta di rovi di rose William Morris.

«Salve?» Il suo saluto è incerto.

Lo ripete, sentendosi sempre più a disagio. La sua voce, sottile con il tipico accento del Devon, riecheggia a stento.

Ancora nessuna risposta.

Posa la sacca e cerca nella tasca dei jeans il cellulare e una stampata con il numero. Lo stomaco le si stringe ancora di più mentre il telefono squilla.

«Pronto?» La voce all’altro capo è scattante, sicura, garbata.

«Ummm. Sono Claire Trelawney… sono qui per il concorso, ma non sono sicura di essere nel posto giusto.»

Si odia perché si sta dimenando. Abbassa lo sguardo e vede che tiene le gambe incrociate. Non è strano che senta di non avere equilibrio oltre che di essere fuori posto.

«Claaaire.» La cordialità scorre lungo la linea telefonica e le arriva dritta nell’orecchio. «Fantastico. Ti stavamo aspettando. Io sono Cora. Dove ti trovi? All’ingresso? Mi dispiace tanto. Noi siamo in cucina. Dovrebbe esserci un cartello. Lo vedi?»

Un foglio a4 con la scritta concorso per la ricerca della nuova mrs eaden da questa parte e una grande freccia nera è attaccato a un interruttore.

«Oh, scusami. Sì.»

«Ottimo. Bene, ti sto venendo incontro, ma tu segui la freccia e dovremmo incontrarci tra un minuto.»

«Okay.» Il sollievo che Claire prova è tale che il suo tono risulta gioioso. Ma Cora ha già riagganciato.

Guardando il cartello, Claire sente un pizzico di sollievo: l’inchiostro nero della penna e la grafia sicura che lo ha scritto fanno sembrare la situazione più reale. L’avviso potrebbe essere temporaneo, ma è fissato con lo scotch. Qualcuno si è assicurato che non volasse via, che non fosse calpestato e accartocciato. È tangibile, come le cose di tutti i giorni e non dei sogni.

 

 

Claire ha avuto difficoltà a mantenere la sua solita presa salda sulla realtà negli ultimi quattro giorni. È successo tutto così in fretta. Martedì sua madre l’aveva chiamata al lavoro, cosa di per sé strana, e le aveva chiesto, con voce tesa, se poteva andare da lei a prendere Chloe.

«Va tutto bene?» Le si era stretta la gola anche se aveva cercato di non farglielo capire.

«Bene, amore. Una meraviglia», si era affrettata a dire sua madre. Poi: «Ho una bellissima notizia».

Claire aveva mentito alla sua responsabile, dicendole che la scuola l’aveva chiamata per chiederle di andare immediatamente a prendere Chloe; era fuggita dalle luci fluorescenti e soffocanti del negozio ed era corsa verso la vecchia casa popolare dei genitori, con la sua Ford sgangherata che aveva toccato gli ottanta all’ora nel suo desiderio di arrivare in fretta.

Quando era arrivata, la faccia di Angela brillava per l’emozione e un sorriso raggiante le si apriva sul viso dai lineamenti marcati.

«Ma che è successo?»

La paura l’aveva abbandonata.

«Niente. Te l’ho detto. Ho una notizia fantastica per te. Ma ho paura che non ti piacerà.» Sua madre era rimasta in silenzio per un attimo. «Mi sono intromessa… ma è per il tuo bene.»

Anche Bill, suo padre, stava sorridendo. «Sputa il rospo, tesoro», aveva detto alla moglie, saltellando per l’eccitazione e poi, cosa strana per lui, facendosi avanti per abbracciare la figlia più piccola.

Il loro comportamento la rendeva ancora più nervosa.

«Per amor del cielo, mamma. Non avrai cercato di metterti in contatto con Jay, vero?»

L’incomprensione aveva rannuvolato il viso di sua madre all’accenno al padre assente di Chloe, che lei aveva tentato in tutti i modi di convincere a mostrare un interesse nei confronti della figlia.

«Quell’uomo inutile?» aveva sputato sua madre. «Non dire sciocchezze.»

Mettendo un braccio sulle spalle tese di Claire, era finalmente riuscita a confessare il suo bellissimo segreto.

«Senti, amore mio. So quanto sei brava in cucina… Be’, ho presentato la domanda di partecipazione a un concorso a nome tuo… la Ricerca della Nuova Mrs Eaden organizzata da Eaden. E sì, insomma, vogliono che tu partecipi…»

«Non capisco.»

«Ho compilato una domanda di iscrizione, dicendo quello che sapevi preparare: cannoli, bocconcini di pasta sfoglia con marmellata, pane allo zafferano e brioche, pasticcio, stargazy pie, le torte di compleanno di Chloe. E, uhm, ho mandato anche una tua foto. Vogliono farti fare un colloquio con la responsabile domani – solo per controllare che tu sappia mettere insieme una frase e che sia capace di cucinare veramente – e poi vogliono che tu vada al concorso, nel Buckinghamshire, sabato. Vogliono che partecipi.»

Claire non sapeva se dover provare grande irritazione o pura incredulità. Nella minuscola cucina dei genitori, con le dita che stringevano il ripiano di formica scheggiato, come per tenersi su, aveva avvertito una stretta allo stomaco e poi un sussulto provocato dall’adrenalina.

«Ma Chloe? E il lavoro? Non posso filarmela per partecipare a un concorso come se niente fosse. Non ho i vestiti, non ho i soldi…»

«Troveremo una soluzione.» Suo padre, sempre con i piedi per terra, riusciva a stento a trattenere l’orgoglio.

«Ma certo che troveremo una soluzione», gli aveva fatto eco Angela. Eaden & Son avrebbe coperto le spese, compresi i biglietti del treno e i taxi; i suoi genitori avrebbero badato a Chloe durante ciascuno dei sei round.

«E il lavoro? Non posso perdere il posto.»

«Puoi scambiare i tuoi turni del sabato, e Cora, la signora che mi ha contattato, ha detto che avrebbe parlato con i tuoi capi; è nel loro interesse avere una dipendente che diventerà una cuoca famosa e una “consulente culinaria”.» Angela, facendosi un po’ trasportare, aveva chiaramente pensato a tutto.

«Diciamocelo, qual è la cosa peggiore che può capitare?» aveva chiesto Bill, il viso increspato da una risata.

«Posso perdere il lavoro. Posso perdere lo stipendio. Posso diventare ancora più povera.» Claire era stata travolta dal panico crescente.

«Tesoro.» Sua madre aveva sorriso e aveva scosso la testa meravigliandosi di quanto fosse saggia la sua figlia minore, di quanto saggia fosse dovuta diventare. «Se vinci, il mondo è tuo. Sarai la loro dipendente più famosa. Probabilmente ti metteranno a capo del settore dei prodotti da forno! Non si stancheranno di te.»

 

 

Tutto questo era successo quattro giorni prima. Adesso, in un gelido sabato mattina, dopo aver preso il treno delle 06:52 a Paddington, è difficile fare propria la spavalderia dei suoi genitori. Eppure Claire sa di dover mostrare un po’ di faccia tosta; tornare a essere la volitiva diciassettenne che credeva di poter conquistare il mondo culinario.

Questa è la sua occasione per fare qualcosa di più interessante nella sua vita, per sfuggire al torpore del lavoro da cassiera, per offrire a Chloe un futuro migliore. Questa è la sua occasione per non avere paura, per aprirsi una prospettiva in cui poter fare qualcosa di più che sopravvivere con uno stipendio poco superiore al salario minimo e godersi il presente senza dover badare ai soldi. Questa è la sua occasione di essere temeraria; la sua possibilità di sognare, anche se non si ricorda come si fa.

Segue i cartelli che indicano cucina del concorso. Sbirciando attraverso il vetro di una porta vede una stanza dalle dimensioni di un enorme capannone, con le cinque postazioni di lavoro per i concorrenti e, all’estremità, quello che sembra il tavolo della giuria.

Nonostante lo spazio immenso, la cucina vuole sembrare casalinga. Festoni color pastello ornano le pareti; alzate in stile vintage per torte decorano i ripiani di quercia; quattro frigoriferi color crema stanno di guardia. La luce limpida di marzo filtra dalle finestre bordate di vasetti con piante aromatiche: prezzemolo, rosmarino, basilico e timo. Faretti alogeni puntano raggi di luce più intensi.

Una porta all’angolo opposto della stanza si apre e Claire, angosciata, vede entrare una fila di persone. Resta a guardare mentre i concorrenti si fanno largo nella sala: una matrona pienotta; una riccona; una mammina attraente; un tizio sulla quarantina che si sforza di non sembrare nervoso.

Non si era resa conto di essere così in ritardo; che, prendendo un treno di mattina presto invece di lasciare Chloe coi suoi la sera prima, sarebbe automaticamente partita in svantaggio. Fa un respiro profondo. “Posso farcela”, si dice, “anche se quasi non ci credo. Sono brava quanto loro.” E poi con una spavalderia che le sembra vana: “Posso vincere”.

«Claire», una voce forte e sicura la saluta dall’ingresso della stanza dove si trova una donna elegante di mezz’età. «Mi fa piacere che tu ci abbia raggiunto.»

Tutti i presenti si voltano verso di lei.

«Io sono Harriet Strong, uno dei giudici, e questo è il mio collega Dan Keller.»

La donna avanza verso di lei e le tende la mano, su cui brilla un anello antico con una grossa gemma, che si schiaccia contro le dita di Claire.

«Piacere di conoscerla», riesce a dire.

Harriet le fa un cenno formale e si allontana. Sorride, si toglie un peletto microscopico dalla camicetta e poi aspetta di avere la loro completa attenzione.

«Benvenuti alla prima edizione del concorso per la Ricerca della Nuova Mrs Eaden!» dichiara. La sala risponde con una risata nervosa collettiva.

«Questa è la cuoca che vogliamo emuliate: Kathleen Eaden.» Indica una grande foto in bianco e nero.

Claire la riconosce immediatamente. Lo stesso volto sorride in ogni reparto dei prodotti da forno di Eaden, e sulle scatole di stoviglie a pois color foglia di tè vendute come parte della linea Kathleen Eaden. Eppure è colpita da quanto appaia formale. Ben poco rock & roll. Indossa una gonna longuette e una giacchina di tweed. Ma non è vissuta durante gli eccitanti anni Sessanta? Forse erano passati senza che lei se ne accorgesse.

«Questa foto è stata scattata nel 1963, due anni dopo che Kathleen aveva sposato George», spiega Harriet. «Lei si rivelò un’enorme risorsa. Sono certa che sappiate che nel 1967, quando vendettero Eaden al gruppo Marshall, le drogherie del padre di George erano diventate oltre duecento grandi magazzini. Kathleen era stata la chiave di questa crescita esponenziale e di questo enorme successo. Lei era tutto ciò a cui aspirava una cliente di Eaden: era bella, elegante, raffinata. E le donne la adoravano. Kathleen ha fatto conoscere loro ingredienti nuovi, ma in maniera delicata: convincendole che potevano preparare prodotti da forno eccezionali con ricette di dimostrata fattibilità. Il suo stile era rigoroso, ma sapeva essere spiritoso. Come il suo contemporaneo, Robert Carrier, chef che scriveva sul “Sunday Times”, per lei scrivere di cucina era un vero piacere. Non era soltanto stile e niente sostanza. Cucinava in modo semplice e in maniera raffinatissima.»

Harriet sorride. «Perciò abbiamo fissato uno standard alto e il vincitore del titolo e del contratto deve esserne all’altezza. Deve cucinare in maniera perfetta, come Kathleen Eaden.»

C’è una pausa.

“Porca miseria”, pensa Claire. “Non ce la posso fare. Ma come le è venuto in testa, a mia madre? Qui sono tutti più vecchi di me, più esperti, più simili a Kathleen Eaden.” Prende un respiro profondo e con gli occhi che iniziano a gonfiarsi legge la prima ricetta, su carta patinata: Victoria sponge cake. Si stropiccia gli occhi. Le parole sono sempre lì. Non le sta immaginando. Victoria sponge cake. La torta più facile del mondo. Una ricetta che Chloe prepara da sola da quando aveva sette anni. Un gioco da ragazzi.

«Abbiamo pensato di dovervi introdurre alla gara con delicatezza.» A quanto pare Harriet sta sorridendo proprio a lei.

E, come una bambina, Claire inizia a impastare.

 (continua in libreria…)