Partecipare al Torneo Letterario IoScrittore vuol dire avere la certezza che gli editor delle case editrici di GEMS leggeranno i vostri romanzi

Giuseppe Marotta
25 gennaio 2012
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Partecipare al Torneo Letterario IoScrittore vuol dire entrare in contatto con l'editoria che conta. Vuol dire avere la certezza che, se arriverete tra i duecento finalisti, gli editor delle case editrici di GEMS leggeranno i vostri romanzi. 
In questi mesi, da quando ho saputo di essere stato scelto per la pubblicazione in ebook ho avuto la sensazione che dall'altra parte, qualcuno dello staff si stava prendendo cura del mio romanzo.E quando mi sono arrivate le proposte di editing, ne ho avuto la certezza: ero in buone mani.

Giuseppe Marotta è autore di "I bambini osservano muti le giostre dei grandi", disponibile in eBook sul negozio del Libraio






 
commenti
#4 da delfino il 2/2/2012 scrive:
Ti ringrazio tanto SOTTAGENA per le belle parole. Spero che potrai leggermi e spero di non deluderti. Grazie ancora.

#3 da Sottagena il 2/2/2012 scrive:
anche a te i miei migliori auguri. Anche di te ho un bel ricordo, sppuer breve a mantova e allo stesso modo di Nebbie sull'Arno , il tuo era uno degli altri titoli e delle altre trame che stuzzicava la mia curiosità di lettrice. Leggendo il tuo post, penso di non essermi sbagliata nel sentirlo da subito come una storia scritta col cuore. Spero che il tuo libro faccia strada ineieme a te.

#2 da delfino il 31/1/2012 scrive:
Ciao a tutti: sperando di farvi cosa gradita posto alcune considerazioni sul mio ebook, e invito tutti gli altri pubblicati a fare altrettanto. Se avete difficoltà nel vedere i video passate sulla pagina fb di io scrittore oppure sul mio blog http://suldorsodiundelfino.blogspot.com/p/perche-ho-scritto-i-bambini-osservano_30.html. Ecco perché ho scritto: "I bambini osservano muti le giostre dei grandi" Ho iniziato a scrivere: "I bambini osservano muti le giostre dei grandi"una sera di giugno del 2004, in una sala cinematografica di Monza, mentre guardavo questo film: http://www.youtube.com/watch?v=N7n5ygHKZs0&feature=player_embedded Certo, quella sera ho iniziato a scriverlo nella mente, e ho continuato a imprimerlo nella mia corteccia cerebrale per almeno quattro anni ancora, prima di mettere giù una sola riga. Hanif Kureishi, uno dei miei scrittori preferiti, sostiene che scrivere richieda molta manodopera: tuttavia, in questo caso, ho il sospetto di aver interpretato troppo alla lettera il suo suggerimento. Quella sera, mentre guardavo il film in cui il piccolo Rosario veniva istruito per diventare un killer della camorra, mi sono chiesto se poteva esserci la possibilità di deviare quel percorso, che un'analisi sociologica approssimativa considera inevitabile per la maggior parte dei bambini che nascono in certi quartieri di Napoli, o di Palermo. Il film che stavo guardando era un bel film senza dubbio, e il libro da cui era stato tratto, "Certi Bambini" di Diego de Silva, aveva ricevuto premi e giudizi lusinghieri dalla critica; tuttavia più lo guardavo e più cresceva in me l'idea che un film in cui Rosario avesse rifiutato quella logica, secondo cui nascere in certi quartieri o in certe famiglie necessariamente doveva condurre a impugnare una pistola, sarebbe stato realistico ed efficace quanto il suo contrario. Ho immaginato quindi una storia di ribellione interiore, e non solo, che avrebbe opposto il piccolo protagonista del libro che avevo iniziato a scrivere lì, seduta stante, al contesto familiare e ambientale in cui era nato, ossia una famiglia di camorristi in un quartiere degradato tra Napoli e Caserta. Nascere in certi quartieri o in certe famiglie di Napoli o di Palermo poteva essere quindi un valore aggiunto che avrebbe contribuito a rafforzare nel mio protagonista la voglia disperata di urlare il proprio dissenso di fronte al percorso di vita scellerata che qualcuno aveva già programmato per lui. http://www.youtube.com/watch?v=YbhdAAuR9SU&feature=player_embedded Da quella sera, dopo la visione del film, ho cercato parole e sguardi diversi per quel bambino che ritornava a casa in metrò. Ho cercato il terrore che lo imprigionava, quel terrore naturale che s'impossessa di tutti i bambini di fronte alla violenza degli adulti e ho immaginato il suo dialogo interiore: "cosa pensano i bambini che nascono in certi quartieri o in certe famiglie di Napoli o di Palermo?" Mi sono chiesto. E ancora: "i figli dei camorristi, dei capimafia come giudicano i loro papà?" e poi "Cosa accade nella testa di un bambino che, durante i festeggiamenti della sua prima comunione, vede piombare all'improvviso nel ristorante i carabinieri che sono venuti ad arrestare il suo papà, noto boss del quartiere?" La risposta credo sia scritta nel volto di Pasqualino, il bambino che compare nella prossima scena, tratta da "Forte Apache" un film di Marco Risi del 2009, dedicato a Giancarlo Siani. http://www.youtube.com/watch?v=pqJ2fE8GvO4&feature=player_embedded "I bambini osservano muti le giostre dei grandi" è nato così, osservando la faccia attonita di Rosario, di Pasqualino e di tanti altri bambini di fronte alle scene di ordinaria follia che quotidianamente avvengono in certi quartieri e in certe famiglie di Napoli e provincia. Un'osservazione che va da "Certi Bambini" a "Forte Apache", dal 2004 al 2009, anno in cui ho iniziato la vera stesura del romanzo che si è conclusa nel marzo 2011: qualche giorno prima della scadenza del Torneo Letterario Io scrittore. In questi sette anni circa a Napoli e dintorni la camorra ha continuato a mietere vittime, una mi ha colpita in maniera particolare: il 10 aprile 2009 a Villaricca, Vittorio Maglione, figlio tredicenne di un camorrista si è suicidato lasciando un biglietto: «Non sopporto più mio padre, saluto tutti i parenti e vi chiedo scusa»," http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/suicidio-napoli/suicidio-napoli/suicidio-napoli.html http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/1105 Un evento così tragico non lasciava spazio a commenti inutili: in questo caso non avevo scene di film da analizzare, la realtà si presentava cruda e improvvisa come un pugno in faccia che fa male e lascia segni vistosi. In quei giorni, lessi più volte le cronache di quell'evento triste, e più leggevo e più cresceva in me l'idea che Vittorio Maglione rappresentasse in maniera evidente la maggioranza silenziosa di tutti i bambini che vivono in certi quartieri e in certe famiglie di Napoli e provincia, gli stessi che un'analisi sociologica approssimativa relega tra i bambini a rischio. Volutamente, non ho mai parlato di Vittorio Maglione nel mio romanzo, ma ogni parola è stata poi riscritta pensando al suo gesto disperato, e cercando, con fatica, di affidare al piccolo Remì, il protagonista del mio romanzo, la forza e l'astuzia di reagire e opporsi, in nome di tutti i bambini che vivono in certi quartieri o in certe famiglie di Napoli o di Palermo, o di tutto il mondo, a chi con l'inganno gli vorrebbe riservare un posto sulla giostra dei grandi. Vi ringrazio per la lettura. Giuseppe Marotta

#1 da delfino il 26/1/2012 scrive:
Zanze@ Per me è un onore...spero che il mio romanzo sarà all'altezza dell'ardua fatica che gli stai assegnando...:-)

#0 da zanze il 26/1/2012 scrive:
Al tuo romanzo il compito di "deflorare" il mio novello reader. In bocca al lupo, Giuseppe :)

#-1 da niki il 26/1/2012 scrive:
Bella iniziativa, dar 'voce' ai finalisti.


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