Le donne vengono cresciute con l’idea che la solitudine sia qualcosa da evitare, un castigo pericoloso di cui avere paura. Una donna sola può essere aggredita. Ma le statistiche Istat dimostrano che le violenze più gravi subite dalle donne non sono opera di perfetti estranei, ma quelle per mano di parenti o amici... - Su ilLibraio.it l'intervento della scrittrice Roberta Marasco

“Con quel caratteraccio, non troverai mai nessuno che ti pigli”.

È stata la mia spada di Damocle da adolescente. A una figlia con un caratteraccio si dice che non si sposerà mai. A un figlio con un caratteraccio si dice che sua moglie, poverina, avrà una vita impossibile. In qualche modo, noi donne veniamo cresciute con l’idea che la solitudine sia qualcosa da evitare, un castigo, la punizione per le nostre piccole ribellioni quotidiane, il segno inequivocabile che da qualche parte abbiamo fallito.

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Donna sola è un ossimoro, un’anomalia, uno scherzo della natura. Una donna è sola perché non se l’è pigliata nessuno. È sola perché è una brutta persona, dentro e fuori, perché è egoista, perché è fredda, egocentrica, disperata, perché è tutta sbagliata.

Una donna sola ha paura. Ha paura perché le hanno insegnato ad averne. Perché se viaggia da sola e le succede qualcosa di orribile se l’è comunque cercata. Perché se mangia da sola al ristorante e qualcuno la importuna non vorrà mica lamentarsi. Perché prima o poi a una donna sola qualcosa succede, per forza, se insiste a sfidare la sorte e le regole di un mondo che vuole che la donna faccia parte di qualcosa, che si prenda cura di qualcuno. Altrimenti perde anche i suoi diritti più elementari, compreso quello a sentirsi sicura e a non essere molestata.

La solitudine delle donne ha qualcosa di furtivo, di colpevole e sbagliato. Come quella solitudine strana che ti si incolla addosso al principio della maternità, quando ti cerchi senza trovarti e il mondo ti si stringe addosso e al tempo stesso scivola lontano da te. Come la solitudine che cerchiamo per rifugiarci dai bisogni altrui (quale madre non ha scoperto a un certo punto il piacere proibito della chiave che gira nella serratura del bagno?) o quella che riempiamo di cose da fare per non sentirci egoiste.

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La solitudine delle donne è fatta di segreti, i segreti sussurrati dalle mamme e dalle nonne con aria un po’ cupa e severa, e un sorriso complice che affiora sulle labbra alla fine. È fatta di un’intimità vissuta in modo colpevole, di voci soffocate e di emozioni per cui non c’è mai tempo.

Fra tante forme di ribellione e tante battaglie per i nostri diritti, ce n’è una più intima e personale da portare avanti. Ed è quella per ritrovarci, per credere in noi e nel diritto a essere felici. Uno dei modi per combatterla è riprenderci la nostra solitudine. Dovremmo viaggiare di più da sole, girare da sole di notte, uscire a cena da sole, andare al cinema da sole. Dovremmo reclamare tutti i momenti che ci hanno insegnato a evitare. Siamo fragili solo nella misura in cui ci lasciamo convincere di esserlo.

Le statistiche dimostrano che le violenze più gravi subite dalle donne non sono opera di perfetti estranei, ma sono quelle che avvengono per mano dei partner, dei parenti o degli amici. Nel 2014, più del 60 % degli stupri, per esempio, non è stato commesso da qualche sconosciuto in una strada buia di notte o su un treno che portava lontano, ma da un partner attuale o precedente. Per l’esattezza, citando l’indagine Istat: “Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex”.

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Dai documenti dell’Istat sulle violenze subite fuori dalla relazione di coppia apprendiamo inoltre che: “esaminando invece le violenze fisiche e sessuali senza le molestie, di cui è vittima il 14,2% delle donne, gli estranei passano in seconda posizione rispetto all’insieme delle persone conosciute (31,2% contro 66,6%). L’andamento è ancora più marcato per gli stupri e i tentati stupri, che sono compiuti da una persona conosciuta nel 66,2% dei casi e, più specificatamente, da conoscenti (32,8%), amici (16,9%), parenti (5,3%), colleghi (9,7 %) e amici di famiglia (3%)”.

Abbiamo sempre avuto paura delle situazioni sbagliate, quindi? Siamo proprio sicure che andare in giro da sole sia avventato e pericoloso? Se dovessimo dar retta alle statistiche e alla prudenza, sono la coppia e la famiglia ciò da cui dovremmo guardarci, non una passeggiata solitaria, fosse pure nel cuore della notte o dall’altra parte del mondo. Forse allora ci siamo lasciate convincere a piegare i nostri timori in una direzione completamente errata, abbiamo permesso che ci gettassero addosso un burqa fatto di inadeguatezza, di insicurezza e di paura.

La solitudine delle donne non è sbagliata e non è una condanna: è un premio, è la nostra forza. È il posto in cui cercare il coraggio per essere davvero noi stesse.

Ma soprattutto, la solitudine delle donne è il volto nascosto della nostra felicità. Perché se pensiamo che nella solitudine ci sia il vuoto, allora significa che quel vuoto siamo noi.

IL LIBRO E L’AUTRICE – Le regole del tè e dell’amore (in libreria per Tre60) è l’ultimo libro di Roberta Marasco. L’amore di Elisa per il tè risale alla sua infanzia. È stata sua madre a insegnarle tutte le regole per preparare questa bevanda e ad associare, come per gioco, ogni persona a una varietà di tè. Daniele, il suo unico grande amore, è tornato dopo tanto tempo. Ma Elisa ha imparato da sua madre a non fidarsi della felicità, a non lasciarsi andare mai, perché il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto. Prima di tutto dovrà trovare se stessa, poi potrà capire se Daniele può renderla felice. Quando trova per caso una vecchia scatola di tè con un’etichetta che riporta la scritta ROCCAMORI, il nome di un antico borgo umbro, Elisa ne è certa: si tratta del tè proibito della madre, quello che le fece provare solo una volta e che, lei lo sente, nasconde più di un segreto. Forse proprio lì, in quel borgo antico, Elisa potrà trovare le risposte che cerca e imparare a lasciarsi andare e a fidarsi dell’amore, guidata dall’aroma e dalle regole del tè…

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