"L’Inghilterra senza immigrati non potrebbe andare avanti. La maggior parte dei professionisti è composta da immigrati: medici, infermieri, matematici, economisti, professori universitari...". Il dopo Brexit che cosa riserva? Su ilLibraio.it l'analisi del professor Nicola Gardini, che insegna Letteratura Italiana e comparata all'Università di Oxford, e che in libreria con "Viva il latino"

La sera del referendum, girando per North Oxford, ho contato decine di finestre che esibivano la scritta REMAIN. Ma sì, ce l’avremmo fatta, per un pelo, ma ce l’avremmo fatta. A casa ho seguito lo spoglio su internet e alle tre del mattino ho pensato di evitarmi altra pena andando a letto.

La mattina dopo le strade della città erano stranamente vuote. Il trimestre accademico era finito da poco, gli studenti avevano giù lasciato la città, e quel vuoto sembrava il commento più adatto alla notizia. In college un collega inglese mi ha saluto con maggiore affabilità.

Ci si sentiva stupidi, come dopo essersi illusi che il chirurgo salvasse un parente dalla morte. La propaganda antieuropeista si era nutrita fondamentalmente di false ragioni contro l’immigrazione. Fosse anche passato il REMAIN, ormai era chiaro a tutti che si viveva in un paese in cui lo straniero non era cosa grata.

E ci si sentiva delusi e arrabbiati. L’Inghilterra, votando per il LEAVE, dimostrava di non aver capito che la sua forza stava da sempre nel contributo degli stranieri. È triste vedere tanta inconsapevolezza di sé in un intero paese. Gli immigrati in Inghilterra sono tutti regolari, pagano le tasse e permettono il funzionamento della società. L’Inghilterra senza immigrati non potrebbe andare avanti. La maggior parte dei professionisti è composta da immigrati: medici, infermieri, matematici, economisti, professori universitari. Questo paese, infatti, non produce sufficiente specializzazione. Le lauree sono prerogativa di un’élite che da sola non è in grado di provvedere alle necessità dell’intera popolazione. Bisogna, pertanto, far arrivare da fuori. Gli stranieri servono. E, tra l’altro, convengono. Il bravo infermiere portoghese alla fine non costa nulla, perché della sua formazione si è preso carico un altro stato. E ciò vale per centinaia di migliaia di lavoratori.

L’esito del referendum ha messo in luce un altro dato, oltre all’incoscienza del popolo inglese: la grave, oggi imperdonabile divisione tra città e provincia, tra massa e potere. Londra, Oxford e Cambridge erano per il REMAIN. Il resto del paese no. Non stupisca. Finalmente – unica consolazione in questo amaro quadro – si sappia che cos’è l’Inghilterra: una democrazia in cui la stabilità sociale è determinata da un coriaceo conservatorismo classista. Di qua i pochi, gli ottimati, che fanno e disfanno; di là una plebe obbediente, che si lascia incantare dai discorsi eleganti, che riceve un’istruzione di base a dir poco scadente, che trova qualche gratificazione nel coro della chiesa, nel pub e allo stadio. L’élite, così, negando istruzione e, dunque, capacità di critica a quasi tutti, assicura puntualmente la propria necessità sociale, si rende accetta e si perpetua, passando per il meglio cui il paese possa ambire.

L’esito di questo referendum ha dimostrato ancora un’altra tristissima realtà: che l’élite non sa che cosa sta facendo. La massa dei creduloni ha creduto anche troppo stavolta alle loro parole, che erano esagerazioni, menzogne populistiche, strumenti per conquistare il massimo favore. L’élite pensava di avere tra le mani una calamita e invece ha dovuto scoprire che aveva lanciato un boomerang.

E adesso? Il dopo Brexit che cosa riserva? Nessuno può dirlo prima di qualche anno. Di certo si troveranno modi per continuare a favorire commerci e scambi. L’Inghilterra è maestra nell’arte del provvedimento che emenda provvedimento. Forse, come ritiene qualcuno, sarà anche meglio per l’Europa, dato che, alla fine, l’Inghilterra partecipava sempre malvolentieri alla discussione. Una cosa, però, non si risolverà tanto presto: il ritratto di Dorian Gray all’improvviso tirato fuori dalla soffitta, che ci scruta protervo, arrogante e ancora pretenderebbe da noi ammirazione e soggezione.

L’AUTORE – Nicola Gardini (1965) insegna Letteratura Italiana e comparata all’Università di Oxford. È in libreria per Garzanti con Viva il latino. Storie e bellezza di una lingua inutile 


LEGGI ANCHE – A che serve il latino? Un saggio sulla bellezza di una lingua “inutile”

 

 

(Visited 142 times, 69 visits today)

Commenti