Da Grazia Deledda a Corrado Alvaro, da Carlo Levi ad Anna Maria Ortese, passando per Gesualdo Bufalino ed Elena Ferrante: su ilLibraio.it Dora Albanese, al debutto nel romanzo con "La scordanza", racconta le scrittrici e gli scrittori (di ieri di oggi) che hanno raccontato il Sud

Per quanto il Sud sia terra di cambiamenti e di modernità, devo ammettere che la mia formazione letteraria è sempre stata segnata da romanzi che avevano qualcosa di antico e di “magico”. Indubbiamente ha pesato su di me l’origine contadina del ramo materno della mia famiglia, e l’essere cresciuta a Matera, una città che ancora oggi viene definita “capitale della civiltà contadina meridionale”.

Grazia Deledda
Grazia Deledda

I romanzi “dal Sud” che hanno segnato la mia vita sono tanti. La prima che voglio citare è senz’altro Grazia Deledda, una scrittrice a mio avviso eccessivamente sottovalutata, e che ha saputo raccontare con straordinaria modernità i tormenti spirituali e religiosi del Sud “interno”, una certa condanna alla solitudine per eccesso di colpa e di chiusura psicologica. In questo senso il suo romanzo più importante rimane senz’altro Canne al vento, dove le tensioni della modernità si mescolano a un’antica introspezione di natura religiosa, ai limiti della superstizione.

Un altro libro che mi ha molto segnato è Gente in Aspromonte di Corrado Alvaro, un grande scrittore calabrese che ha saputo inquadrare bene le difficili condizioni socio-economiche delle cosiddette “classi subalterne”, ma che ha sempre saputo trovare gli elementi di modernità e di ribellione all’interno di personaggi che solo in apparenza sono indissolubilmente legati a un tempo immobile e immutabile.

Ho sempre avuto una profonda attrazione per le superstizioni, per i dolori estremi, per gli aspetti più suggestivi e metafisici della mia terra. Mi ha inoltre colpito da subito questa possibilità che il paesaggio potesse somigliare all’anima delle persone che lo abitano. Come se il dolore di un’anima venisse direttamente dal dolore di una terra. Questo è stato il magistero di Giustino Fortunato, ma soprattutto di Carlo Levi, che nessuno scrittore veramente serio nato e cresciuto in Basilicata potrà mai trattare con sufficienza. Cristo si è fermato a Eboli è un romanzo commovente e fraternamente buono perché ha dato eterna dignità all’umiltà e alla paura di un popolo che ha sempre vissuto con soggezione e reazione superstiziosa le tante prevaricazioni della Storia.

Cristo si è fermato a Eboli

Una scrittrice che non posso non citare, avendo sentito nei suoi confronti una profonda consonanza finanche esistenziale, è sicuramente Anna Maria Ortese, della quale ho sempre amato la solitudine orgogliosa, il disagio nei confronti della civiltà letteraria, l’irruenza di mettersi di traverso rispetto a canoni romanzeschi dominanti e alle consorterie letterarie. Il mare non bagna Napoli è stato indubbiamente uno shock, perché gli scrittori suoi coetanei venivano colti in una posa vacua e narcisistica. E questa impietosità l’ha resa esule, un’apolide, una donna “senza casa”. Un po’ come mi sento io, che ancora oggi non saprei dire dov’è esattamente casa mia.

Anna Maria Ortese
Anna Maria Ortese

Un altro scrittore che ha contato molto per me è Gesualdo Bufalino, soprattutto per l’impasto zuccheroso e lussurioso della sua lingua. Mai nessuno scrittore del Sud aveva portato la lingua italiana a un livello così alto di ricchezza virtuosistica, spesso usando come reagente uno struggente sentimento di nostalgia e di perdita. Quello di Bufalino, infatti, lo si potrebbe definire esistenzialismo barocco. E io non finirò mai di leggere e consigliare romanzi come Diceria dell’untore e Le menzogne della notte.

Una scrittrice che sto scoprendo da poco, e della quale apprezzo il rigore sociologico e l’ossessione famigliare, è Fabrizia Ramondino, della quale consiglierei senz’altro il suo romanzo più importante, Althenopis. Un romanzo che idealmente affiancherei a L’amore molesto di Elena Ferrante, un’altra scrittrice che ha segnato, almeno nella prima fase della sua produzione letteraria, la mia formazione stilistica.

Concludo questa breve rassegna dei romanzi del Sud più importanti della mia vita con tre scrittori lucani che a mio avviso rappresentano il meglio della letteratura della mia terra. Inizio con Raffaele Nigro, del quale ho molto amato I fuochi del Basento, continuo con Parenti lontani di Gaetano Cappelli e concludo con L’americano di Celenne di Giuseppe Lupo.

la scordanza rizzoli dora albanese

L’AUTORE E IL LIBRO – Dora Albanese è nata a Matera nel 1985. Trasferitasi a Roma, ha scritto su diverse testate online, e nel 2009 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti, Non dire Madre (Hacca edizioni). Dopo aver ricevuto un riconoscimento nella sezione Scritture Giovani al Festivaletteratura di Mantova del 2010, ha rappresentato l’Italia al Festival di Letteratura Internazionale di Berlino e del Galles. La scordanza, edito da Rizzoli, è il suo primo romanzo, con il quale torna in libreria.

A Muggera, un piccolo paesino Lucano, tra fattucchiere nascoste nei boschi che preparano filtri d’amore e uomini pronti a uccidere per uno sguardo di troppo, il mondo sembra essersi fermato. E in questo ambiente cresce Caterina, bella, giovane, forse troppo bella e troppo giovane per rimanere intrappolata in questo universo, delimitato da un ruscello, una “fiumara”, che la ragazza sogna di valicare. Ma a Muggera Caterina ha una famiglia che ha bisogno di lei, un marito, una madre, due figli piccoli. Come potrebbe abbandonarli? A farla vacillare sarà Nadir, un uomo selvaggio, brutale, che vive da solo tra i sassi: un uomo che può offrirle la possibilità di fuga.

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