Elisabetta Migliavada inizia #unafotounlibro, la sua rubrica, con un suo scatto di un piccolo gabbiano "...perché vola... come le storie che pubblichiamo"

«Per gran parte dell’anno non ci sono posti dove sfuggire al vento in questi paraggi. Non è un problema se sei un gabbiano o un albatros: vedi che si adagiano sulle correnti come  se si stessero riposando?» Seduto sulla veranda, Tom indicava un grande uccello argenteo che si era fatto strada fin lì da qualche altra isola e che sembrava appeso a un filo nel cielo sereno a dispetto della turbolenza dell’aria.

Da La luce sugli oceani di M.L.Stedman

 

Fotografare è un po’ come scegliere di pubblicare un romanzo. È insieme ragionamento e istinto, è un lavoro di testa ma è anche un lavoro di pancia. Bisogna studiare le tecniche, imparare a esporre, a impostare diaframma e tempi e a mettere a fuoco. Poi, però, lo scatto vero e proprio spesso è questione di un attimo, di un momento che va colto d’istinto.

Va afferrato al volo.

Ecco perché ho scelto di iniziare con una foto di questo piccolo gabbiano. Perché vola. Come le storie che pubblichiamo.

Ricordo ancora il momento in cui sono riuscita a scattare questa foto: c’era molto vento. Erano una coppia, due gabbiani piccoli, avranno avuto qualche mese. La mamma era vicina, ma non si faceva vedere. Avevo puntato uno dei due cuccioli, stavo per scattare quando, all’improvviso, l’altro è sceso in picchiata diretto a una preda a me sconosciuta.

Non ho pensato e ho scattato. Ho sperato che i tempi fosserro giusti.

A questa foto associo due libri. La luce sugli oceani di M.L. Stedman e Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach, che mi ha insegnato a non avere paura. Mai.

 

*L’autrice della rubrica e della foto è direttrice della narrativa Garzanti

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