“Roma, primi anni Novanta. Mentre i sogni del Novecento volgono a una fine ...”
Roma, primi anni Novanta. Mentre i sogni del Novecento volgono a una fine inesorabile e Berlusconi si avvia a prendere il potere, uno scrittore trentenne cinico e ingenuo, sbadato e profondo assieme trova lavoro in un archivio, il Fondo Pier Paolo Pasolini. Su quel dedalo di carte racchiuso in un palazzone del quartiere Prati, regna una bisbetica Laura Betti sul viale del tramonto: ma l'incontro con la folle eroina di questo libro, sedicente eppure autentica erede spirituale del poeta friulano, equivale per il giovane a un incontro con Pasolini stesso, come se l'attrice di Teorema fosse plasmata, posseduta dalla sua presenza viva, dal suo itinerario privato di indefesso sperimentatore sessuale e dalla sua vicenda pubblica d'arte, eresia e provocazione. Qualcosa di scritto racconta la linea d'ombra di questo contagio e l'inevitabile congedo da esso ' un congedo dall'adolescenza e da un'intera epoca; ma racconta anche un'altra vicenda, quella di un'iniziazione ai misteri, di un accesso ai più riposti ed eterni segreti della vita. Una storia nascosta in Petrolio, il romanzo incompiuto di Pasolini che vide la luce nel 1992 e che rivive qui in un'interpretazione radicale e illuminante. Una storia che condurrà il lettore per due volte in Grecia, alla sacra Eleusi: come guida, prima il grandioso libro postumo di Pier Paolo Pasolini, poi il disincanto della nostra epoca ' in cui può tuttavia brillare ancora il paradossale lampo del mistero.
Su questo libro, leggi anche l'intervista all'Autore.
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A chi si appresta a lanciarsi in questa splendida ...
Coraggio di esporsi al giudizio di un pubblico attento, e umiltà nel tenere conto delle parole di tutti, soprattutto di quelle non proprio positive, quelle che in prima battuta faranno un po' male ma che serviranno a migliorare il romanzo.
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Qualcosa di scritto
di
Emanuele Trevi
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Le vostre recensioni
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di Alea, 05 Febbraio 2013
Lo spettro di Pier Paolo Pasolini impera incontrastato nelle pagine di Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi, scorrevole come un...
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di Diario di pe..., 10 Gennaio 2013
Tra romanzo e saggio critico, “Qualcosa di scritto” di Emanuele Trevi è il degno testamento della figura di Pier Paolo...
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di ospite ingrato, 07 Gennaio 2013
Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto Ponte alle Grazie, 2012 Alessandro Cadoni L’immagine di copertina, una fotografia scattata nel 1969 da...
Le vostre recensioni per "Qualcosa di scritto"
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di Alea, 05 Febbraio 2013
Lo spettro di Pier Paolo Pasolini impera incontrastato nelle pagine di Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi, scorrevole come un romanzo e rigorosamente obiettivo come un saggio. Uno spettro che si avverte ovunque, nelle stanze del Fondo Pier Paolo Pasolini di Piazza Cavour e per le vie di Roma, quelle degradate di periferia, notturne e solitarie dove amava passeggiare. Storia quasi vera di un giovane scrittore trentenne che agli inizi degli anni novanta inaugura la sua carriera al Fondo, gestito da Laura Betti, la Pazza, attrice e amica di Pasolini, con l’intento di ricostruire in un dossier, sia sul piano storico che sul quello interpretativo, l’ossatura e la complessa essenza di Petrolio, opera postuma di Pasolini (1992), rimasta incompiuta. Assistiamo al declino della Betti, isterica, quasi folle, obesa, schiettamente oscena e ossessionata da Pasolini che rivive in lei e attraverso di lei. Moritifica, umilia e insulta chiunque abbia a tiro, La Pazza, ma conserva un’umanità vera, feroce e sofferente che insegna e segna la vita di chi le passa accanto. Un lungo viaggio che si conclude in Grecia, alla ri-scoperta delle radici di Petrolio che affondano nella mitologia greca, nei misteri eleusini e nel rito d’iniziazione, nel culto di Demetra e Persefone, nel mito dello sdoppiamento e nell’esaltazione dell’androginia come momento supremo di conoscenza assoluta. Trevi spiega, svela, interpreta, ricostruisce l’intricata matassa di Petrolio con assoluta linearità, procede spedito e sicuro di sé, animato dalla passione per Pasolini e sorretto da anni di studi e ricerche, sfoggiando un stile narrativo e linguistico perfetto, elaborato e armonioso, e arricchendo il tutto con note d’approfondimento e con un’interessante bibliografia conclusiva. Da leggere e magari rileggere.
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di Diario di pensieri persi, 10 Gennaio 2013
Tra romanzo e saggio critico, “Qualcosa di scritto” di Emanuele Trevi è il degno testamento della figura di Pier Paolo Pasolini e della sua opera incompiuta “Petrolio”. Servendosi della sua esperienza nell’archivio del Fondo Pier Paolo Pasolini, sul quale regna, regina incontrastata, la bisbetica ed eccentrica Laura Betti, detta “La Pazza”, Trevi dà vita a una storia, che è anche un documento di riscoperta del Poeta. http://www.diariodipensieripersi.com/2012/09/recensione?
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Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto - di Alessandro Cadoni
di ospite ingrato, 07 Gennaio 2013
Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto Ponte alle Grazie, 2012 Alessandro Cadoni L’immagine di copertina, una fotografia scattata nel 1969 da Elisabetta Catalano, è un segno, in certa maniera, emblematico: Laura Betti in posa, lo sguardo intenso e drammatico, si fa largo in primo piano. Leggermente discosto, un passo indietro, Pier Paolo Pasolini scruta lo spazio tra sé e l’obbiettivo, come fosse lui, e non la macchina, a osservare e forgiare l’immagine. A quella plastica della Betti, che determina la necessità di impadronirsi dello spazio, si contrappone la figura bidimensionale di Pasolini, quasi una sagoma di cartone, vagamente spettrale. L’elaborazione grafica propone, accanto al titolo, un suggerimento di lettura: «La storia quasi vera di un incontro impossibile con Pier Paolo Pasolini». Il titolo, infine: «Qualcosa di scritto» è la formula con la quale Pasolini stesso – in vari luoghi, a partire dall’omonimo Appunto 37 – si riferisce a Petrolio. Che questo di Emanuele Trevi sia, come pare naturale credere, un libro – romanzo, divagazione, saggio? – su Petrolio è giusto solo in parte: e in quella, forse, più esteriore. Il plot, se così si può chiamare, è semplice. Il quasi trentenne Trevi, in un lasso di mesi che va dal 1992 al 1994, si trova a curare, su incarico affidatogli da Laura Betti presso il Fondo Pasolini, una raccolta di interviste pasoliniane. Qui, nella vecchia sede romana dalle parti di Piazza Cavour, il giovane scrittore è quotidianamente alla mercé dei lazzi, spesso d’inaudita violenza verbale, della «Pazza», come presto inizierà, tra sé, a chiamare la Betti. In quei mesi conosce Dragan e Ljuda, due giovani rifugiati politici di Sarajevo, e, attraverso di loro, Maria. I tre, specialmente quest’ultima, gli svelano la conoscenza dell’universo sadomaso, senza che egli vi sia, tuttavia, iniziato. Durante un viaggio in Grecia in occasione di un convegno organizzato dal Fondo, Betti e Trevi sono accompagnati dall’allora giovane studioso Massimo Fusillo (più avanti autore di un saggio fondamentale come La Grecia secondo Pasolini), il quale, oltre a mansuefare – vero miracolo – la ferocia della giaguara (altro nomignolo, ben noto, di Laura Betti), si rivela pure lui un iniziato alle pratiche sessuali del sadomaso. Questo è ciò che lo ha portato – Trevi lo capisce bene ora – a capire a fondo le trame d’un testo misterioso come Petrolio. Questa serie di eventi, narrati secondo un filo cronologicamente confuso, risulta ancor più nebulosa dall’intersezione di divagazioni cucite negli interstizi, spesso dedicate al grande romanzo postumo del regista di Accattone. Stralciamo un passo, quasi all’inizio: Petrolio è un grosso frammento, quello che resta di un’opera folle e visionaria, fuori dai codici, rivelatrice […]. Petrolio è una bestia selvaggia. È la cronaca di un processo di conoscenza e trasformazione. È una presa di coscienza del mondo e un esperimento su se stessi. Tecnicamente: un’iniziazione (pp. 17-18). Non unica nel libro, si tratta di una pagina particolarmente densa. La prima, inoltre, in cui risalta «qualcosa di scritto», si fa riferimento, cioè, all’incompiuto pasoliniano. Una pagina densa, dicevo, giacché è qui anticipato – in modo analogico, sibillino, proteso alla chiosa – tutto quanto sarà poi detto su Petrolio. Lo strumento retorico è quello appunto dell’accumulo e della condensazione: nel resto del libro, che sarà comunque molto denso, assisteremo però a una rarefazione attraverso la quale si entrerà, capillarmente, nei meandri di questa opera. Capillarmente, non a caso, dato che in Petrolio si coglie il senso di un incontrollato brulichio1 che conduce Trevi su una direzione divagatoria a lui congeniale, che traccia due strade parallele tra Trevi autore e Trevi personaggio: Bighellonare è sempre stata la mia specialità. Genera l’illusione che la vita è abbastanza lunga, che c’è tempo per tutto. Come tutti sanno a Roma, in qualsiasi zona e in qualsiasi ora del giorno o della notte, sono più le persone che vanno a zonzo senza uno scopo che quelle impegnate in qualcosa di concreto (p. 29). Nello stesso modo, Trevi si aggira nei meandri delle scritture di Petrolio, commentandone alcuni passi oscuri per poi perdersi tra le fumose esalazioni che ne emergono. E dunque, Petrolio è il centro, non l’argomento principale del lavoro (non chiamiamolo, ancora, né romanzo, né saggio)2. Trevi infatti procede, come già detto, per analogie. Ancora meglio: per trasporto di senso, per diversificate vie tropologiche. Petrolio – sorta di correlativo oggettivo di quell’ombra di Pasolini evocata in copertina – è, in qualche modo, effigie di un daimon bifronte di cui l’altra faccia è Laura Betti. Per intendersi: Laura Betti, qui nelle spoglie di personaggio-mostro dantesco, e Petrolio, come romanzo-iniziazione/bestia selvaggia, formano, assieme, un monstrum: l’«incontro impossibile» di cui s’è letto in copertina, o, ancor più a fondo, il rapporto impossibile tra Pasolini e Trevi. Ovverosia, tra un intellettuale del 1975 e uno del 1992, anno in cui usciva Petrolio e Trevi era impegnato al suo lavoro, accanto alla Betti, al Fondo Pasolini. Ecco un altro passaggio dalle pagine già citate sopra: … nel 1992, quando Petrolio viene strappato al beato sonno degli inediti, di libri così non se ne fanno più. Sono cose diventate incomprensibili alla stragrande maggioranza del mondo. Qualcosa è accaduto. Confrontata alla letteratura del 1975, la letteratura del 1992 appare molto più – come dire? – striminzita. La varietà dei generi, con tutta l’infinita gamma di sfumature, contaminazioni [corsivo mio], variazioni individuali, sembra quasi scomparsa, ridotta a una sola esigenza, a una sola preoccupazione: raccontare delle storie, fare un bel romanzo. […] Fatto sta che a metà degli anni Ottanta, lo scrittore più significativo della sua epoca è sicuramente Raymond Carver. Artista tutt’altro che modesto […], Carver rappresenta alla perfezione lo straordinario cambiamento che si è verificato. Nei suoi libri, noi assistiamo allo sconcertante spettacolo di una letteratura che non pensa più nulla. L’unico compito che lo scrittore si assegna è quello di essere uno storyteller. L’unico mondo di cui parla, è quello che conosce empiricamente – la porzione di gabbia che gli è toccata in sorte (19-20). Ecco: mi pare che da qui, in sostanza, il centro dell’argomentare divagatorio di Trevi dirotti sul tempo che intercorre tra il 1992 e il 2012, e sul tentativo di mettere in crisi l’impossibilità di quell’incontro, di quel rapporto. Vent’anni che corrispondono a un possibile percorso di coscienza, accompagnato da Petrolio: un libro misterioso, veramente indecifrabile – tra la ridda di ipotesi più o meno verosimili – oppure che necessita di un tempo, per quanto lunghissimo, di consuetudine e comprensione? Petrolio e Laura, il rapporto di Trevi e Pasolini, sono in realtà allegorie: in questo caso, di un passaggio di tempo, di un cambiamento avvenuto. Un cambiamento maturato nell’autore. Però egli non è rappresentante solo di sé, ma di un’intera generazione intellettuale che ha potuto guardare a Pasolini solo a partire dalle ceneri. Detto in termini, mi rendo conto, sbrigativi: come accennavo, Trevi è un intellettuale che nel 1992 arriva alla maturità, verso i trenta anni. Il 1975 è passato remoto: diciassette anni corrispondono al crollo delle certezze, a un supposto inabissamento delle ideologie. Il nuovo intellettuale guarda alle rovine – alle macerie di quella che è stata un’idea di mondo, di società – non più con l’orrore che incita tuttavia alla resistenza, alla militanza, alla ricostruzione. Piuttosto alla rassegnazione: è disincantato, depresso, cinico. Trevi non rifiuta, però, quella che potremmo chiamare ‘funzione critica’ della scrittura (indipendentemente narrativa poetica o critica). Certo, non si sente in grado, non sono questi i tempi, di dare ad essa quella veste, diciamo così, civile, ufficiale, propria d’un carattere pubblico già assunto dall’intellettuale. Il suo libro d’esordio, in uscita proprio durante i mesi di lavoro al fondo, Istruzioni per l’uso del lupo, dimostra pienamente questa tesi; Trevi stesso lo ammette: in quel momento è più interessato a scrivere bene. Il binomio Betti-Pasolini è un’iniziazione all’autenticità. Betti e Petrolio sono due espressioni, in vita e letteratura (da intendersi come endiadi), del senso della catastrofe (cfr. pag. 27). Ovvero il senso dell’autenticità in vita, e dunque in letteratura: cosa più di una catastrofe è maggiormente oggettivo, rumoroso, percepibile, percussivo eppure d’origine misteriosa? Eccoci al punto: secondo Trevi, in Petrolio si annida una scrittura di iniziazione. Risulta fondamentale, da questo punto di vista, l’atteggiamento dei due giovani bosniaci, personaggi di Qualcosa di scritto (profughi a Roma e ospiti di Laura), che guardano attoniti alla tragedia che, in quel momento, si sta consumando nel loro paese. Qual è, per loro, la forma dell’impegno? Quale l’azione di resistenza? La pratica sadomaso. Parrebbe una scelta nichilistica, avvolta di decadenza. Invece è la potente allegoria di un mondo intuito come affermazione della violenza, dello scambio di violenze. Petrolio, più in grande, è ancora questa allegoria. Tuttavia, così pare, l’impegno – inteso genericamente come azione – sparisce: resta solo il segno, la figura. Ora, qualcosa è cambiato nei vent’anni dal ‘92 al 2012. La curiosità stralunata del giovane Trevi – specchiata in quella nichilistica dei coetanei serbi e emergente ancora nelle sue opere degli anni ‘0 come I cani del nulla o Senza verso – va oltre se stessa, si supera pur non risolvendo l’impasse che le sta alla base. Ciò avviene, nell’autore, indagando appunto il concetto di iniziazione, senza rinunciare – con l’aiuto delle preziose edizioni di Petrolio, in particolare l’ultima del 2005 a cura di Silvia De Laude – al proprio talento innato per la composizione dei materiali: frugando, in sostanza, nei materiali stessi di Petrolio, come i saggi di Alfonso di Nola (Antropologia religiosa. Introduzione al problema e campioni di ricerca, Vallecchi, Firenze, 1974) o di Norman O. Brown (Corpo d’amore [1966], SE, Milano, 1991). Ma di che tipo di iniziazione stiamo parlando? Leggiamo due passi distinti: Che la partita, che è un vero spareggio secco, senza possibilità di rivincita, si giochi su un solo tavolo, né esattamente il «cinema», né esattamente la «letteratura», noi lo possiamo verificare anche considerando tutto da un’altra prospettiva, che è quella del rifiuto dell’opera compiuta. Quando invece – suprema intuizione realista – non c’è niente che inizia e niente, meno che mai, che finisce. Tutto ribolle nella sua demenza da serpente primordiale, nella sua luce iniziatica (p. 93). Il tenace tarlo del ridicolo corrode tutti i monumenti, fino a che basta un soffio per ridurli in polvere. La pienezza dell’umano, al contrario, non è frutto né dell’eufemismo né della censura. I suoi principali ingredienti sono la sofferenza e la comicità, talmente impastate e confuse che è impossibile, ormai, distinguerle. La nostra vita, unica in questo tra tutte le forme di vita conosciute, è tale che, a considerarla per quello che è, suscita simultaneamente il riso e il pianto (pp. 122-123). Si parla nel primo caso dello statuto incompiuto di Petrolio; nel secondo della tragicomica implosione della monumentalità bettiana. La presa di coscienza di Trevi consiste nell’aver intuito la forza di verità quanto quella di realtà presenti nelle contaminazioni (per dirla con termine pasoliniano), a due livelli distinti ma strettamente accomunati – vita e letteratura. Allora, l’iniziazione alluderebbe a una mescolanza di tragico e comico o, ancor più radicalmente – in senso linguistico quanto fattuale –, di opposti quali femminile e maschile: la glande, in Petrolio, per Pasolini figura quel grottesco compimento, espresso con forza sublime, della cazza in Laura Betti; o, in definitiva, a quella mescolanza indivisibile tra romanzo e saggio che informa Petrolio e tocca tutte le scritture di Emanuele Trevi, al di là delle definizioni alla moda di fiction, non fiction, autofiction3. E dunque, come si rappresenta, come si accede alla materializzazione, pure opaca nebulosa, di questa iniziazione? Proprio attraverso le contaminazioni: la pietà e la sofferenza nella comicità del mostro Laura, l’ibrido in Petrolio, che è ibrido mascolino-femminino in Laura, la scrittura ibrida di romanzo e saggio. Uno dei meriti precipui del romanzo-saggio di Trevi è quello di aver ricercato nelle contaminazioni pasoliniane, nello stile dunque – togliendo alla stilistica quel velo di angusto tecnicismo, appunto per soli iniziati –, la via d’accesso all’autenticità. Al rapporto sempre sfuggente, però oggettivo, della letteratura col reale. Non a caso, perciò, la tensione di ricerca di Qualcosa di scritto culmina nell’ékphrasis, forma emblematica – e già familiare all’autore di Senza verso – attraverso cui la scrittura si sdoppia: parola e immagine, ovvero parola che insegue l’immagine nella convinzione di un potere conoscitivo della descrizione, del commento: della letteratura, insomma. Due i momenti basilari (come quelli che intervallano Petrolio, con le metamorfosi sessuali del protagonista) che, in tal senso, marcano la narrazione; il primo, oltre la metà del libro, è la descrizione dell’affresco di Verghina raffigurante il ratto di Persefone (pp. 163-164); il secondo, alla fine, di una statua che rappresenta il ricongiungimento di Persefone e Demetra (221-22). È nello spazio tra rapimento e ricongiungimento – intesi come separazione e mescolanza –, così come in quello tra immagine e parola, che si misura il tentativo d’adesione a realtà e verità. leggi la recensione qui: http://www.ospiteingrato.org/Recensioni/Trevi.html [7 gennaio 2013]
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parlato
di giovanni milone, 27 Dicembre 2012
è tanto che non leggo un romanzo nello stesso anno in cui esce. sostengo che il ritardo nello scegliere fa scegliere meglio. ma questo libro mi è saltato in faccia parecchie volte, e, l'ultima, alcuni giorni fa, ero arrabbiato un po' con il mondo, quindi con me, e per questo avevo bisogno di leggere pasolini. questo libro e stato scritto anche da lui da quel messaggio di corporale partecipazione e autenticità che ha attraversato la sua vita artistica. e poi laura betti una persona che ho avuto il piacere di conoscere negli stessi luoghi raccontati dal libro. una pazza di sé, come dovremmo essere tutti. trevi è bravo, ero abituato a leggere le sue recensioni su alias, adesso sempre che il mio ritardo non sia pronto, proverò a conoscere altro. il libro racconta di petrolio/salò, gli ultimi atti di una vita che ha guardato dentro di se fino ad entrare dentro le pagine del mito da cui ogni vita prende senso. pasolini e figlio di antonin artaud, cugino di carmelo bene, esperienza e creatore antico di significati.
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di Janis (vendo/scambio tutti i libri), 12 Dicembre 2012
Vendita € 8,00
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di Maria, 02 Dicembre 2012
Scritto come pochi sanno ormai fare. Nell'ultimo capitolo, però, una data inesatta ha tradito il patto di fiducia che io, lettrice, avevo stretto con Trevi. Non gli credo. Non posso più credergli...
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di Aspasia, 20 Novembre 2012
«Il senso corrente dell’espressione fortunato in amore è del tutto sbagliato, perché si riferisce a un risultato che in realtà non esiste. Anche se lo uccidessimo e lo mangiassimo (cosa che a volte capita letteralmente), l’essere amato, per qualche inafferabile motivo, non sarà mai nostro. Ci può dare tutta intera l’anima [...]ma in quest’essere, forse per il fatto stesso che lo amiamo, ci sarà sempre una parte che ci sfugge, come al cane della fiaba sfuggirà sempre il boccone di carne riflesso dalla corrente del fiume. E dunque questi benedetti amori infelici non sono che una tautologia, poiché tutti gli amori, non potendo conseguire il loro scopo nemmeno a prezzo della tortura e dell’omicidio, sono infelici. Ciò che possiamo augurarci, semmai, è di incontrare, persone che, invece di proprietà impossibili da esercitare, rappresentino, per noi, delle avventure.Il migliore degli amici di Pinocchio, a conti fatti,rimane sempre Lucignolo, e il più desiderabile dei destini che ci possa capitare è quello di visitare qualche paese dei Balocchi al quale da soli, con la nostra virtù da idioti, non saremmo mai stati capaci di arrivare. Il libro di Trevi è davvero molto suggestivo ma probabilmente potranno apprezzarlo appieno soltanto gli appassionati di Pasolini e del mondo classico per i frequenti rimandi ad esso (del resto presenti nella stessa opera di Pasolini). L'unico modo per accostarsi al romanzo incompiuto "Petrolio" è quello di compiere una sorta di rito iniziatico che non ci condurrà alla scoperta di fantomatici complotti e verità segrete(cfr la vicenda del capitolo mancante "Lampi sull'Eni"). Si tratta, infatti, di indagare la natura stessa dell'uomo e l'inesorabile duplicità che la caratterizza.
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di G.Mastorna, 17 Novembre 2012
Non è un romanzo (che c'entrava con lo Strega?), non è un saggio. Però è bello da leggere. Per come è scritto e per gli stimoli che contiene. Sicché, la originalità meticcia della sua natura, come quasi sempre accade, è un pregio. Il personaggio-Laura Betti, proposto come "la Matta", da solo vale il prezzo del libro. Ps) una citazione-annotazione a cui non so resistere: “Via via che passavano le ore di quella triste sera (la sera del 94 in cui Berlusconi vinse le elezioni), e le tabelle piene di cifre incolonnate si susseguivano sullo schermo come in una versione demente del Lotto, nell’angolo più remoto del salotto di Laura lo spettro di P.P.P., le braccia conserte e il busto inclinato in avanti, si sganasciava dalle risate, rideva con l’abbandono di chi non sa nemmeno del tutto lui stesso di cosa stia ridendo fino alle lacrime”. Davanti alla disfatta della "gioiosa macchina da guerra" (una delle cose più stupide ed arroganti che si potevano pensare) messa in piedi dopo 50 anni di opposizione da Occhetto, D'Alema e Veltroni, per mano del più impresentabile dei parvenu, sono certo anch'io che PPP avrebbe riso. D'altronde, siamo un popolo che ha sempre saputo soffrire senza perdere il senso dell'umorismo. (adesso, alla vigilia delle primarie del PD, capitasse che un ex dicci da avanspettacolo cacci gli ex piccì da casa loro ci sarebbe da sganasciarsi di nuovo. Non capita...., ma se capita....)
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di G.Mastorna, 17 Novembre 2012
Non è un romanzo (che c'entrava con lo Strega?), non è un saggio. Però è bello da leggere. Per come è scritto e per gli stimoli che contiene. Sicché, la originalità meticcia della sua natura, come quasi sempre accade, è un pregio. Il personaggio-Laura Betti, proposto come "la Matta", da solo vale il prezzo del libro. Ps) una citazione-annotazione a cui non so resistere: “Via via che passavano le ore di quella triste sera (la sera del 94 in cui Berlusconi vinse le elezioni), e le tabelle piene di cifre incolonnate si susseguivano sullo schermo come in una versione demente del Lotto, nell’angolo più remoto del salotto di Laura lo spettro di P.P.P., le braccia conserte e il busto inclinato in avanti, si sganasciava dalle risate, rideva con l’abbandono di chi non sa nemmeno del tutto lui stesso di cosa stia ridendo fino alle lacrime”. Davanti alla disfatta della "gioiosa macchina da guerra" (una delle cose più stupide ed arroganti che si potevano immaginare per non fare i conti con la storia) messa in piedi dopo 50 (diconsi cinquanta) anni di spocchiosa opposizione da Occhetto, D'Alema e Veltroni, per mano del più impresentabile dei parvenu, sono certo anch'io che PPP avrebbe riso. D'altronde, siamo un popolo che ha sempre saputo soffrire senza perdere il senso dell'umorismo. (adesso, alla vigilia delle primarie del PD, capitasse che un ex dicci da avanspettacolo cacci gli stessi ex piccì da casa loro ci sarebbe da sganasciarsi di nuovo. Non capita...., ma se capita....mi chiedo... si convincerebbero a fare harakiri?...non in senso metaforico....sul serio....infilzarsi di spada a vicenda in piazza, dico)
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di G.Mastorna, 17 Novembre 2012
Non è un romanzo (che c'entrava con lo Strega?). Non è un saggio. Però è bello da leggere. Per come è scritto e per gli stimoli che contiene. Sicché, la originalità meticcia della sua natura, come quasi sempre accade, è fertile di spunti. Il personaggio-Laura Betti, proposto come "la Matta", da solo vale il prezzo del libro.
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Scrivi un libro su PPP
di Barbara, 02 Novembre 2012
e così il premio non te lo toglie più nessuno. Ma non gliel'hanno dato. C'est la vie. Comunque io Trevi non lo capisco.
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di Benedetta Colella, 26 Ottobre 2012
Mi piacerebbe far parte di quel mondo di intellettuali bizzosi e di geni isterici, di viaggi appassionanti e di studio appassionato: ad una come me, che ama la letteratura a distanza, dalla provincia retrograda e borghese, questo libro (che non è né saggio critico né romanzo di formazione e che si impone per la forza espressiva più che per la coesione narrativa) suscita attrazione e insieme repulsione, ammirazione e censura. Il fatto, poi, che agiscano in queste pagine i miei antichi professori dell’università, Walter Siti e Massimo Fusillo, aggiunge un tocco voyeristico al magma delle mie sensazioni.
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Saggio romanzato
di Lady Libro, 25 Ottobre 2012
Che librone che ho letto! Non nel senso di numero di pagine o di dimensioni, ma parlo del contenuto. Anzi, dei contenuti. Sono sincera: ho letto un libro più grande di me, ma scritto egregiamente. "Qualcosa di scritto" si dipana tra due generi: un saggio, che non vuole essere rigido, monumentale, nè troppo oggettivo, nè troppo interpretativo, (si rischierebbero dei fraintendimenti, si potrebbe dire qualcosa che non è mai stato pensato da nessuno) e la narrativa vera e propria, in cui l'autore Emanuele Trevi narra la propria esperienza personale e lavorativa trascorsa al Fondo Pier Paolo Pasolini, a Roma. Tantissimi sono gli argomenti di questo "saggio romanzato": un'analisi approfondita di "Petrolio", il romanzo incompiuto scritto da Pasolini e pubblicato postumo, una vera e propria rivelazione, una rievocazione della letteratura passata, uno scandalo, una novità, un metaforico proseguimento di una vita irrimediabilmente perduta. Si parla di Pasolini stesso, un genio artisticamente universale e innovativo in ogni campo, privo di malizia e pudore, incompreso e quasi emarginato dalla società di allora semplicemente perchè diceva le cose così come stavano, affermava l'indicibile uscendo dalla finzione perbenista e corrotta che ogni persona possedeva. E infine, forse più di ogni altra cosa, si parla di Laura Betti, attrice, cantante, nonchè grandissima amica di Pasolini. Si assiste alla visione di una Laura, allora direttrice del Fondo Pier Paolo Pasolini, sul viale del tramonto, ormai anziana, prigioniera della sua obesità e dei suoi vizi, ma sempre impavida e feroce come una tigre, senza peli sulla lingua, detentrice di un caratteraccio piuttosto irascibile, burbero e bisbetico che le conferirà il soprannome "La Pazza". Eppure è proprio questa donna "l'erede" del compianto Pier Paolo, una specie di sua rimanenza al femminile, uno specchio che riflette qualcuno che non c'è più e al tempo stesso è onnipresente. Scritto con un linguaggio piuttosto complesso e ricercato, con tutti questi contenuti spesso mischiati tra loro senza divisioni precise, "Qualcosa di scritto" trasporta il lettore in un altro tempo, quasi in un'altra dimensione. E'un viaggio tra cinema, letteratura, storia e arte, un viaggio "dentro" le persone, in un mondo ormai scomparso, ancora neonato e schiavo di una metalità chiusa alle innovazioni, eppure in qualche modo detentore di un'antica bellezza che ora non c'è più.
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di Kiko, 25 Ottobre 2012
Molte anime abitano questo libro: il racconto romanzato (poco romanzato, credo) di un periodo di lavoro e studio presso la fondazione Pasolini - racconto illuminato dalla figura magmatica della Pazza, Laura Betti, inesauribile fonte di insulti fantasiosi ed umiliazioni per i suoi collaboratori, che nel racconto di Trevi ha tutto malgrado una grandezza tragica e indefettibile, (meraviglioso l'aneddoto della visione, da parte del narratore, de "L'esorcista", con l'apparizione, in voce, della defunta Betti)- l'analisi sommaria di Petrolio, l'opera frammentaria e postuma di Pasolini, fonte inesauribile di discussioni e dietrologie, l'esposizione erudita di miti greci che sono innescati dalla traccia di Petrolio, il racconto per brevi cenni dell'ultimo tratto della vita di Pasolini - racconto che realizza quell'incontro "improbabile" a cui si allude in copertina. La scrittura, pur imperfetta e debordante, in alcuni tratti, è infinitamente meglio di quella di tanti narratori leccati, che scrivono libri come se dovessero consegnare un compitino. In altri termini - ed è forse la cosa migliore del libro - Trevi sembra riuscire in un compito paradossale: rischiare con la scrittura, senza apparenti compromessi col lettore, ma allo stesso tempo consegnando un testo dal quale il lettore stesso difficilmente riesce a staccarsi.
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di l'esprit de l'escalier, 22 Ottobre 2012
"Negli ultimi tempi, lui c'era... e non c'era: nello stesso tempo, nella stessa situazione... era là, ed era da un'altra parte. Ed era difficile stargli vicino perché, prima o poi, ti sembrava di non esistere". Il rospo, il tristissimo rospo, alla fine era stato sputato. E la prova più certa che Laura avessere davvero amato P.P.P., fino ai limiti delle sue possibilità di amare, poco o nulla ricevendo in cambio, stava proprio in quella sensazione, nuda e precisa come un referto scientifico, di non esistere. Non c'è forse, tra tutti i dolori che la vita ci costringe a sopportare, un dolore più grande di questo: amare qualcuno più di se stessi, e godere, fino a un certo limite, della sua presenza - e nello stesso tempo, capire che quell'essere amato, proprio mentre è lì con noi, in carne ed ossa, e divide il suo tempo con noi, in realtà appartiene solo al suo destino che già, mentre siamo sicuri di stringerlo a noi, lo porta lontano. Perché la sua storia, per quanti sforzi possiamo fare, non è la nostra e non lo sarà mai.
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Un capolavoro!
di Librofila, 03 Ottobre 2012
Con questo libro Trevi raggiunge lo scopo ambito: realizzare qualcosa che vada al di là della letteratura di mero intrattenimento, seguendo l'eredità novecentesca del romanzo "che vuole cambiare il mondo". Splendido, sublime.
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di Lulu Massa, 25 Settembre 2012
Per questo libro ci vuole una piccola avvertenza o premessa. Qualcosa di scritto è un libro che può essere compreso e gustato solo se già si hanno minime nozioni sulla figura di Pier Paolo Pasolini, di Laura Betti, dell'Italia di quegli anni e, soprattutto, ci si è dotati di una seppur minima voglia di comprendere la sua figura di intellettuale e si è messa da parte la voglia di giudicarla preventivamente, da moralisti bacchettoni (che siate di sinistra o di destra non ha importanza). Il libro di Trevi lavora su due argomenti: il rapporto tra Trevi stesso e Laura Betti (fondatrice-direttrice del Fondo dedicato a PPP) e il tentativo di analisi/interpretazione di Petrolio, ultimo libro di Pier Paolo Pasolini, incompiuto, pubblicato postumo nel '92 dalla Einaudi. Mentre assistevo, durante la lettura, alle sfuriate di Laura Betti, mi veniva in mente l'immagine che ho di lei da sempre, o meglio, da quando ho visto Sbatti il mostro in prima pagina. Più di tante spiegazioni basta quel film di Bellocchio per capire cosa si intende quando si parla della Laura Betti isterica, eccessiva, immersa nella sua solitudine rabbiosa. Mi piace pensare che in questo film la Betti interpreti il ruolo di se stessa senza tanti filtri. Del romanzo Petrolio so poche cose: è un romanzo in cui parecchia gente ci ha visto non meglio precisate doti da chiromante del suo autore ma, si sa, il complottismo è un hobby praticato da molti; è un romanzo in potenza, che si compone per la maggior parte di appunti, e quindi può essere più aperto ad ogni tipo di interpretazione rispetto ad un'opera finita e limata dall'autore stesso. Dopo aver letto Qualcosa di scritto è rimasta un po' a gironzolare per la mia testa la figura strabordante di Laura Betti. Ho letto con interesse le congetture di Trevi su Petrolio e i riti greci ad esso connessi ma devo dire che non mi è rimasta molta voglia di leggerlo. Forse perché, come per il Re Pallido di Foster Wallace, mi succede di essere molto scettico rispetto alle opere incompiute pubblicate postume. N0n sto parlando delle opere postume in generale, ma dei romanzi in fieri che magari l'autore avrebbe stravolto o cestinato o usato per avvolgerci il pesce, se solo il Tempo, questo invidioso, gliene avesse data la possibilità. Sarà che sono pigro e tutta questa voglia di entrare nella bottega dell'artigiano senza il suo permesso non l'ho mai avuta.
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di manta, 23 Settembre 2012
l'argomento mi è molto caro, alcuni spunti e intuizioni degne di nota. pregevole la caratterizzazione di Laura Betti e l'ambientazione, però un pò intricato e disarticolato... ma trattando Petrolio, forse è d'uopo
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di Gingolph65, 17 Settembre 2012
Ogni occasione per riflettere sull'opera, e sulla vita di PPP è benvenuta. Per il resto...
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di edi, 14 Settembre 2012
mi è piaciuto molto, sebbene non conosca affatto l'opera pasoliniana (me ignorante) e sebbene la saggistica - ma questo poi è veramente un saggio? - sia un genere che non avvicino per motivi ludici. Con PPP ci ho provato a diciotto anni, ma è probabile che non fosse ancora il momento giusto; forse ci riproverò e giusto alla luce di questo libro, scritto magistralmente e che ha il pregio di incuriosire il lettore sull'opera pasoliniana in genere, in tutte le forme nelle quali si è manifestata. c'è da dire che il saggio, a tratti, risulta molto noioso. Mi è parso che Trevi esageri all'inizio, buttando giù righe introspettive (mai banali, ma pesanti) già dalle prime pagine; le stesse riflessioni risultano però azzeccate più in là, alla luce del narrato e della descrizione del percorso di PPP. "Qualcosa di scritto" è inoltre scevro da giovanilismi, tentativi di autocelebrazione e identificazione, ma soprattutto da banalità sull'eredità culturale di Pasolini. Per la prima volta sento negare fermamente la tesi che più ricorre non appena lo si nomina, ovvero quella secondo cui PPP era profeta dell'odierna realtà. Trevi suppone che Pasolini non si sarebbe mai immaginato il nostro tempo, e probabilmente ha ragione.
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mai titolo fu più appropriato...
di valevale, 14 Settembre 2012
Ora, pur ammettendo la meravigliosa caratterizzazione di Laura Betti,il resto mi è sembrato una continua rincorsa all'emulazione di un modus "scrivendi-pensandi-vivendi" di P.P.P(mo va beh le abbreviazioni, ma ad un certo punto 'sta sigla era diventata stucchevole...)Se dovessi trovare un aggettivo per descriverlo l'unico, ma proprio l'unico che mi viene in mente è pleonastico...ma tanto è solo qualcosa di scritto, no?
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Tramite (I had HIS vision)
di S, 12 Settembre 2012
Funziona bene questo racconto "autobiografico" attraverso cui incontriamo Laura Betti e lo spettro di Pier Paolo Pasolini, che è lei stessa a evocare molto efficacemente, con la sua sola ingombrante presenza. Il narratore, impegnato nei primi anni Novanta in una ricerca presso il Fondo Pasolini alle dipendenze della Betti, finisce (anzi, inizia subito) col proporci una riflessione critica, ma molto personale (vedi, ad esempio, le simpatiche note al testo), sugli ultimi anni di vita e d'arte di Pasolini. Confesso (CAPRA): non ho letto "Petrolio" e non credo che lo leggerò. Non ho visto "Salò o le 120 giornate di Sodoma" e non credo che lo vedrò. Ho quindi molto apprezzato questa esperienza indiretta, attraverso la lettura e la visione di Trevi. Ho apprezzato meno (ma sempre ragionando a livello di fruizione opportunistica/edonistica... CAPRA!) la dotta divagazione finale sui misteri iniziatici eleusini, pur nobilitata ai miei occhi dall'epigrafe woolfiana: "I had my vision".
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di Claudia, 12 Settembre 2012
Sono molto belle le parti con Laura Betti e sostanzialmente quelle in cui si racconta qualcosa. Ho fatto fatica a seguire le parti più "critiche" sull'opera di Pasolini, Petrolio in particolare (ma qua è probabilmente colpa della mia ignoranza senza fondo), mi sono annoiata a morte nelle parti riguardanti i misteri e le iniziazioni. Ma proprio che le avrei tolte del tutto. Però a parte tutto secondo me Trevi scrive benissimo.
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di Controvento, 11 Settembre 2012
Molto interessante l'argomento: l'autore ha lavorato in passato alla Fondazione Pasolini per l'attrice Laura Betti e prende spunto da quella esperienza per raccontare di Pasolini, della sua ultima opera “Petrolio” lasciata incompiuta, delle molte persone che hanno conosciuto e vissuto accanto al maestro e la cui vicinanza ha sicuramente influenzato le loro vite. È un saggio non un romanzo, a mio avviso nemmeno scritto così bene, un po' slegato, l'autore inserisce sì suoi aneddoti ed esperienze personali ma dove si intravedono le oscurità, i dubbi legati a tanti episodi della vita (e soprattutto della morte) di Pasolini, glissa e non prende posizione. Molto interessante comunque per chi vorrebbe approfondire il personaggio, il pensiero e le opere di Pier Paolo Pasolini.
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di lauralibri, 07 Settembre 2012
E' un libro anomalo questo di Trevi, difficilmente classificabile, a metà tra il romanzo (di formazione?) e il saggio critico, così come anomalo e difficilmente classificabile è l'oggetto di analisi, l'ultima opera incompiuta di Pasolini, Petrolio, per il quale lo stesso autore non seppe trovare migliore definizione che "qualcosa di scritto". L'opera di Pasolini " folle e visionaria, fuori dai codici, rivelatrice...È la cronaca di un processo di conoscenza e di trasformazione. È una presa di coscienza del mondo e un esperimento su se stessi. Tecnicamente: un’iniziazione.". Secondo Trevi è una pietra miliare perché segna il confine tra un'idea della letteratura come sperimentazione continua, come forma di conoscenza del mondo, come fattore di squilibrio e di catastrofe ed un'idea invece, ormai invalsa, di letteratura come prodotto editoriale, di eccellenza letteraria come capacità di intrattenere raccontando belle storie in cui il lettore, rassicurato,possa riconoscersi. L'opera incompiuta di Pasolini, così aderente all'autore stesso e alla sua vita, è l'ultima dunque di un'epoca di cui la morte dello scrittore sancisce la fine e che lascia spazio alla mediocrità contemporanea. Per districarsi nei significati di Petrolio, Trevi raccoglie le testimonianze più disparate fino a risalire ai miti e ai riti misterici ed iniziatici. Soprattutto, Trevi osserva, in pagine gustosissime ed anche avvincenti, colei che è stata la depositaria e la custode del "testamento" pasoliniano, ovvero Laura Betti, per la quale il contatto con la potente personalità dell'artista ha avuto un effetto dirompente, catastrofico appunto, segnandola di una "follia" adeguata alla grandezza pasoliniana. Ho trovato il libro di trevi molto bello, interessantissimo e stimolante.
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Su i-LIBRI la recensione di Qualcosa di scritto
di i-LIBRI.com, 06 Settembre 2012
La testata on-line i-LIBRI ha recensito l'opera di Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto. La recensione è disponibile all'indirizzo http://www.i-libri.com/qualcosa-di-scritto-di-emanuela-?
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Il saggio mascherato
di Frankus, 05 Settembre 2012
Tra i finalisti dello Strega di quest'anno, assegno anche io il secondo posto a questo libro di Trevi, anche se dopo Fois, per me il migliore in assoluto della terna. Ho definito "libro" questo di Trevi, perchè in effetti non é un romanzo in senso stretto, é in realtà un saggio mascherato, romanzato, incentrato sul binomio Laura Betti-Pasolini: e qui sta per me il pregio maggiore del libro, quello di tentare di rendere più friubile, più accessibile, l'uomo e l'autore Pasolini, a mio parere ingiustamente ghettizzato sia in ambito letterario che in quello socio-culturale. Trevi raggiunge lo scopo in maniera originale, attraverso il personaggio di Laura Betti, straordinaria custode, arcigna e imprevedibile, degli scritti e, ancor di più, dell'uomo Pasolini: alternando episodi divertenti, rievocazioni a tratti macchiettistiche, riflessioni letterarie, notizie di cronaca nera (e anche di cronaca rosa), Trevi ci propone una visione complessivamente credibile, documentata, argomentata e (cosa non disprezzabile) ben scritta, di Pier Paolo Pasolini, della sua vicenda letteraria e umana.
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di Estrellaroja, 05 Settembre 2012
È un libro strano, questo. Non è un romanzo, anche se racconta una storia (quella dello scrittore alle prese con Laura Betti ed il Fondo Pasolini da lei diretto). Non è un saggio, anche se analizza un'altra opera (quella di "Petrolio" di Pasolini). È comunque un libro che ho letto con molto interesse e piacere, direi anche al di là della mia solita ingordigia per tutto ciò che riguarda Pier Paolo Pasolini.
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di S_h1roS, 31 Agosto 2012
Questo libro ti piace se: - ti piace Pasolini o quantomeno ti incuriosisce come autore; - non hai ancora "capito" Petrolio,l'ultimo romanzo di Pasolini; - ti piacciono i libri biografici; - ti piacciono i libri iperletterari;
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di angelus novus, 28 Agosto 2012
"Nello stesso tempo non si può nemmeno escludere che una certa dose di follia sia una componente essenziale nel momento in cui decidiamo che qualcosa è veramente importante, e addirittura decisivo per noi."
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di Librando_Bens, 28 Agosto 2012
E' un paese buffo l'Italia, fatto di martiri e demoni, vittime e carnefici, senza possibilità di conversione o comprensione. In questo paese buffo e anche un po' brutto, la gente, perennemente posseduta dallo spirito dell'ultrà, fa il tifo. Sì, perché in Italia non si ragiona mica, in Italia si tifa per la santificazione del nuovo leader da popolino oppure si tifa per la defenestrazione del tiranno. Ma la cosa sorprendente è che, più cresco, più mi piacciono le mezze misure, gli armistizi. Fatevi due conti sul punto della mia vita. Prendiamo Pasolini, ad esempio. PPP si ama o si odia. O viene venerato come un profeta o stigmatizzato come un lurido pedofilo. O viene celebrato come la voce di una generazione italiana o viene tacciato per checca comunista. Quindi, adesso, spiegatemelo voi, dove dovrei inserirmi io. E stiamo attenti alle scelte, perché da esse deriveranno le derisioni da bulletti di quartiere di qualsivoglia fazione opposta. Che bella l'Italia, un grande ed immenso asilo. Emanuele Trevi, che è un grandissimo scrittore, uno dei migliori in Italia, e il fatto che non abbia vinto il Premio Strega la dice lunga sull'insensatezza dell'evento in sè, ha scritto un libro giusto. A parte qualche scivolone da fan di PPP più che da studioso, Trevi ci consegna un'opera integra, anche nelle intenzioni. Pasolini aleggia, ma non disturba, non si fa polemica, non c'è retorica, c'è una protagonista che di Pasolini ne era innamorata, ma non è una figura positiva, anzi è quasi indisponente, alla fine patetica e triste. Qualcosa di scritto è un libro calmo, prudente, ed è inevitabile che sia così. Quando si parla di Pasolini bisogna essere prudenti. E' una sorta di tacito diktat imposto dalle coscienze. Io ho conosciuto Pasolini prima di tutti i miei amici. Primo anno di università, andavo in libreria per cercare un libro su Pavese e sono uscita con tre libri di Pasolini. Ero ancora una bimbetta maleducata e radicale, ma cominciavo a soffrire gli slogan preconfezionati, i capetti da collettivo, l'intimità dei loro circoli privati da fumatori di erba. Pasolini si è imposto in un periodo di sbando per le mie opinioni, non mi muovevo più con sicurezza, non accettavo più gli imperativi categorici e credo che lui sia stata l'ultima cosa che io abbia strenuamente difeso con rabbia e furore. Ma non difendevo lui, difendevo me. Per colpa di qualche refuso cattolico, non sono mai riuscita ad alzare le spalle davanti ai pettegolezzi e alle insinuazioni circa i suoi appetiti sessuali, e non parlo dell'omosessualità, quanto di quella tendenza alla fascinazione che corpi fin troppo giovani esercitavano su di lui. Mi deludeva molto. Ma non si può mica dire, perché se Pasolini era un pedofilo e basta, si deve negare l'immensità della sua azione intellettuale, ma se si celebra solo quella, il resto viene sussurrato con imbarazzo o addirittura azzittito come volgari e borghesi pregiudizi. Dice bene Trevi, quando afferma che a Pasolini mancava la profezia del giornalista, ma era fortunato perché aveva il dono dell'analisi attuale e se alcune cose dette e scritte valgono ancora è perché l'Italia è un paese buffo, dove non cambia nulla dal 1946.
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di pierpaolo, 27 Agosto 2012
Citando l'autore "La critica su Pasolini è una delle creazioni piu noiose dello spirito umano", in effetti...
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Ah, il Novecento
di Angelo Dimambro, 11 Agosto 2012
In parte dotto saggio su "Petrolio" di Pasolini, in parte racconto autobiografico dell'incontro/scontro dell'autore con colei che della memoria di P.P.P. è stata la custode privilegiata per molti anni, Laura Betti. Il mix riesce molto bene. L'incontro "vero" con la Betti cattura per la qualità romanzesca, perché lei era un personaggio da romanzo. Al contrario, l'incontro "letterario" con Pasolini è il più vero ed è la vera narrazione del libro: forma l'autore, domina le sue relazioni sociali ed erotiche, lo spinge al viaggio, alla ricerca iconografica e alla documentazione fotografica, puntualmente riportate alla fine del volume. Ho sempre ammirato Trevi come critico. Forse perché, per usare parole sue, è così "moderno", "novecentesco", dei tempi in cui la crepa contava più della superficie liscia e l'arte non voleva riconciliarti col mondo quanto piuttosto farti sentire a disagio. "Critico", appunto. Tanto che le narrazioni con protagonista la Betti funzionano come camera di compensazione, un alleggerimento dell'analisi che l'autore conduce sul testo più difficile e criptico di Pasolini. Va detto però che se la presenza di Laura Betti è organizzata in modo narrativo, tutto il resto è vero. Lei era davvero così. Una volta, poco prima che morisse, sono andato a casa sua per raccogliere delle dichiarazioni in video. Ha criticato tutto, dall'inquadratura all'impostazione delle domande che, scalettate e costruite per essere inserite in un talk show pomeridiano, erano davvero poca cosa. "Tutto qui? - punzecchiava - che pochezza... Eh ma così non va, lei deve darsi da fare di più". Che gliene fregasse qualcosa o meno, mi metteva a disagio. Laura Betti era un'opera d'arte del Novecento.
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di Bucaneve, 02 Agosto 2012
E' un bell'approfondimento non tanto sull'opera di Pasolini, quanto sul contorno. Emerge come un motore fumante e puzzolente la figura di Laura Betti. Ottima penna, un po' furbastra come operazione ma lettura molto interessante.
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di Okness, 01 Agosto 2012
Nell'intervista introduttiva al premio Strega Emanuele Trevi mi faceva simpatia, quando l'ho visto ho pensato "e uno normale no?", poi il libro è arrivato secondo per soli due voti e questo è stato decisivo per la scelta, del resto di Piperno, che è arrivato primo, ancora non ho digerito l'intervista a Franzen dell'anno scorso (Marzo 2011) all'Auditorium. Se non fosse per questa premessa non avrei mai pensato di leggere un libro/saggio su Pier Paolo Pasolini. Il libro è interessante, oltre che di Pasolini si parla anche di una sua amica Laura Betti, una specie di Vestale che ha tenuto acceso il fuoco dell'opera di P.P.P., e che ha gestito il centro di studi su P.P.P., praticamente una pazza scatenata che ha vessato l'autore per il tempo che ha lavorato con lei al Fondo Pasolini e tutti quelli che l'hanno frequentata in vita, eccetto Pasolini che sembra essere stato l'unico essere per lei degno di amore e rispetto, dalla foto sulla copertina a fianco a Pasolini sembra la brutta copia di Carmen Villani, una sconosciuta Carneade per la maggioranza del pubblico, e per quello che riferisce Trevi, una persona orribile, una psicopatica antisociale con istinti omicidi, che l'avrebbe addirittura aggredito con un taglierino, non vedo perchè citarla nel libro e darle risonanza pubblica invece che stendere un velo pietoso e in questa sede parlare solo e soprattutto di P.P.P., una scelta dell'autore questa, quasi una giusta vendetta per le angherie subite? E allora, visto che in genere non si espone proprio tutto, chissà quante altre ce ne sarannno state? Un'esperienza di mobbing davvero allucinante. Il libro è comunque interessante, spazia tra il saggio su Pasolini e le ultime suo opere e il racconto autobiografico dell'esperienza dell'autore al Fondo Pasolini, ma non è stato sufficiente per farmi venire la curiosità di leggere "Petrolio", avendo visto l'ultimo film di Pasolini ho capito che doveva attraversare un periodo di involuzione, insomma il film mi ha fatto praticamente schifo e temo che il libro possa avere le stesse caratteristiche di difficoltà interpretative, e quello che scrive Trevi non fa che confermare questa cripticità di intendi. Se non fosse stato per le aspettative eccessive che mi ero fatto il giudizio di questo libro ben scritto sarebbe stato migliore.
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di Elpis, 31 Luglio 2012
L'ho divorato, mi ha sorpreso, ha suscitato la mia curiosità verso l' opera di Pasolini, ha risvegliato il mio interesse verso la mitologia. Finora avevo letto solo qualche articolo scritto da Trevi e ne avevo apprezzato lo stile, presto mi cimenterò con qualche altra sua opera.
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Il furbacchione Trevi ci sa fare...
di Cristina Pascucci, 31 Luglio 2012
Nonostante le mie personalità non riescano a trovare un vero e proprio accordo sul libro di Trevi, sembra che tutte sentano un po' di fastidio per la scaltra operazione fatta dall'autore con questo libro che per poco non vince il premio Strega di quest'anno. Un senso di vaga speculazione sulla figura di P.P.P. e sulla sua opera, non gioca a suo favore. Su questo le mie personalità annuiscono in silenzio e all'unisono. Un merito però ce l'ha: mi ha dato il coraggio di prendere "Petrolio" e leggerlo d'un fiato (facciamo in tre-quattro fiati... non è Topolino, insomma). Nonostante le sensazioni negative sul tentativo di approfittare di quel "qualcosa di scritto", direi che è una guida alla lettura ben riuscita, nonché un libro anche divertente.
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di volevoesserejomarch, 30 Luglio 2012
Alla base di Qualcosa di scritto, il libro di Emanuele Trevi, arrivato a un soffio dal vincere il premio Strega quest’anno, c’è un’evidente paradosso. Da una parte si dice la letteratura è finita, Pier Paolo Pasolini è stato l’ultimo dei giganti, dopo il Novecento si pubblica solo robetta e poi si offre un esempio pratico della robetta che va forte in questo momento: una divagazione autobiografica sull’esperienza dell’autore come collaboratore al Fondo Pasolini, condita di tutto il veleno ingoiato sul posto. Il trentenne Trevi subisce i maltrattamenti verbali di una sempre più esasperata Laura Betti (zoccoletta è l’epiteto fisso con cui lei gli si rivolge, non del tutto a torto), frequenta casa sua e il mondo intellettuale che qui si riunisce, getta semi per la sua futura attività di scrittore, studia Petrolio e prova a riconnetterne i fili narrativi, va in Grecia prima in veste di conferenziere poi di studioso dei misteri eleusini, butta là ipotesi letterarie e pareri sparsi su Roma, sulle donne, su tutto. Peccato che Qualcosa di scritto non abbia vinto lo strega, fotografa benissimo lo stato attuale di lettere e letterati in Italia.
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di Simmon, 29 Luglio 2012
Il pregio del saggio di Trevi è in gran parte di indurre nel lettore il desiderio di approfondire il pensiero e le opere di Pier Paolo Pasolini. In particolare, originale e senz'altro apprezzabile l'approccio dell'autore, tendente a mettere in secondo piano il Pasolini "politico", evidenziando invece il valore letterario ed artistico dell'opera incompiuta del poeta friulano, quel "Petrolio" uscito postumo e che ne rappresenta un criptico testamento spirituale. Il resto, le descrizioni della stravagante Laura Betti, delle vessazioni a cui il giovane Trevi era soggetto al tempo in cui lavorava, giovane ricercatore, al Fondo Pasolini, invero leggermente tendenti al vittimismo, sono solo un riempitivo. Bravo, Trevi, nell'analisi filologica del,testo pasoliniano, un po' meno quando vuole fare il romanziere, se giudicato in questa veste risulta meno efficace e ben poco compiuto.
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Perché tutti gli incontri più importanti della vita sono incontri impossibili
di sibilla, 26 Luglio 2012
Non c'è scampo- una vita senza amore, fatalmente, si trasforma in qualcosa di così vizzo e polveroso, di così desolato, di così insignificante, che non vale nemmeno la pena di parlarne. Pensiamo ad una mutanda sporca dimenticata sotto il letto di una casa abbandonata: ecco un'immagine abbastanza eloquente di una vita senza amore. In confronto, ogni tipo di cuore spezzato è un cuore fortunato, che ha avuto la sua parte. Se si è spezzato, vuol dire che ha vissuto; se ha vissuto, vuol dire che ha avuto le sue occasioni di godere. Quanto all'andare in pezzi, è il destino di tutte le cose [...] Il senso corrente dell'espressione 'fortunato in amore' è del tutto sbagliato, perché si riferisce ad un risultato che in realtà non esiste. Anche se lo uccidessimo e lo mangiassimo (cosa che a volte capita letteralmente), l'essere amato, per qualche inafferrabile motivo, non sarà mai nostro [...]. E dunque questi benedetti amori infelici non sono che una tautologia, poiché tutti gli amori, non potendo conseguire il loro scopo nemmeno a prezzo della tortura e dell'omicidio, sono infelici. Ciò che possiamo augurarci, semmai, è di incontrare (senza nemmeno essercele meritate) persone che, invece di proprietà impossibili da esercitare, rappresentino per noi delle avventure' Ci sarebbe molto altro da dire, ma questa parte l'ho sentita profondamente e non ho, per ora, altre parole da aggiungere.
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LA PAZZA E iL PETROLIO
di Lasciar Tracce, 15 Luglio 2012
dell'iniziazione, della rabbia, del mistero il petrolio (ovvero del profondo, di ciò che ribolle dentro, giù nelle viscere di madre terra) dello schifo dell'ascesa del gran maiale Strano re-incotrare PPP dopo tanti anni è stato importante per me poi ci siam persi poi mi son perso diluito annegato im-borghesito im-piegato ora basta, però mi manca
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di Costello89, 14 Luglio 2012
"Qualcosa di scritto" davvero bene. Era da tempo che non rimanevo così soddisfatto dopo la lettura di un autore italiano contemporaneo. Quello di Trevi è un romanzo piuttosto particolare: una narrazione volutamente frammentata, che racconta la sua esperienza al fondo Pasolini nel 1994. Figura centrale, oltre, ovviamente, a quella di PPP e l'opera incompiuta "Petrolio", Laura "La Pazza" Betti: persona (e qui, personaggio) del tutto fuori dalle righe e da qualsiasi schema, irascibile e al contempo capace di enormi slanci emotivi. Il grande pregio di un libro così è senz'altro quello di comunicare un grande amore, non solo per Pasolini, ma per la letteratura tutta. Tra l'altro, non è fondamentale aver letto "Petrolio" per apprezzarlo appieno. Ad esempio, io lo leggerò a breve, grazie soprattutto a "Qualcosa di scritto".
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di Barbaram, 14 Luglio 2012
L'ho letto in pochi giorni ma non lo definirei un libro leggero.... proprio no. La partenza è coinvolgente, così come la potenza della scrittura che cattura e trascina, ma da metà circa in poi si aprono gli abissi ed è inevitabile percepirne la profondità (in tutti i sensi). L'abisso di P.P.P. che con Petrolio da voce ai suoi demoni interiori, l'abisso di Laura Betti personalità forte e tragica, e l'autore che tra i due spazia e si crogiola (e qui stanno le mie assolute riserve) in uno squallore colmo di disperazione restandone estraneo e spacciandolo per genio assoluto.
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Vorrei ma non posso
di Dominic M., 14 Luglio 2012
Qui dentro c'è un "vorrei ma non posso". I "vorrei ma non posso" in genere iniziano bene, con entusiasmo e attenzione, con tutto quello che uno ha chiaro nel cuore e nella testa e nella parole, e finiscono con la stanchezza delle idee residuali, con "l’indifferenza delle parole che non vogliono collaborare,[...] l'ipocrisia delle buone soluzioni"(E.Flaiano). Il meglio è la riflessione iniziale sulla letteratura (che ci ho in nota), le parti in cui parla di Laura e in cui parla Laura. Infine devo ammettere che penso che non leggerò mai Petrolio.
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di Vyola, 13 Luglio 2012
Ho sempre nutrito un grande affetto per tutte le persone che nella mia vita sono rimaste allo stadio di possibilità, di sentieri non imboccati, trasformandosi rapidamente in vaghi ricordi, o lievi allucinazioni. Non saprei dire perché, ma è in tutto ciò che avrei potuto vivere, e non ho vissuto, che riconosco un’immagine credibile, l’unica che riesca a concepire, dell’Eternità.
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Interessante la parte narrativa, il resto un po' troppo oscuro...
di Daniela L., 12 Luglio 2012
Romanzo figlio di un critico, questo implica argomentazioni troppo contorte e soggettive nella porzione per così dire "analitica", mentre la parte strettamente narrativa è squisita. Lo consiglio comunque perché non è il solito libro commerciale e melenso, di quelli di cui sono pieni gli scaffali delle librerie, ma richiede la totale e vigile attenzione di chi lo legge e offre dei ritratti dei personaggi essenziali ed efficaci e non per questo poco profondi.
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Speciale Premio Strega, Emanuele Trevi - Qualcosa di scritto -
di Marco La Terra, 12 Luglio 2012
Recensione per lo Speciale Premio Strega di Marco La Terra “Qualcosa di scritto” di Emanuele Trevi, Ed. Ponte alle Grazie, è uno dei cinque finalisti del famoso (e talvolta famigerato) “Premio Strega”: ignorando i testi degli altri candidati esclusi non posso esprimere una valutazione completa e oggettiva anche se, per quanto letto, sento di poter affermare che l’argomento trattato, lo stile utilizzato, l’originalità emersa e, nell’insieme, il valore letterario dell’opera non siano tali da condurre un testo del genere alla finale di un premio prestigioso quale lo Strega dovrebbe essere. Con questo non voglio dire che siamo di fronte a un romanzo brutto, scritto male o che non si fa leggere ma, più semplicemente, non ho avuto l’impressione di un’opera meritevole di una candidatura del genere. È pur vero che questa manifestazione ci ha abituati ad esiti piuttosto schizoidi se si considera che, nel corso degli anni, il riconoscimento è stato assegnato a capolavori immortali quali “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa (1959) e “Il nome della rosa” di Umberto Eco (1981), ma anche ad esempi di modestia letteraria come “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano (2008) e “Come Dio comanda” di Niccolò Ammaniti (2007): questi ultimi, a parere di chi scrive, semplici romanzi “da spiaggia”, per questo molto commerciali e, di conseguenza, accolti con favore dal lettore medio(cre). Perciò in questo quadro complessivo, dominato da una chiara parabola discendente per quel che concerne la qualità letteraria dei lavori proposti, la presenza di “Qualcosa di scritto” non risulta scandalosa, sembrando più che altro destinata a ingrossare le fila di quei romanzi che, a vario titolo, finiscono nel dimenticatoio senza particolari rimpianti. Per quel che riguarda la trama, il testo descrive l’esperienza diretta dell’Autore, risalente al 1994, all’interno dell’archivio ‘Pier Paolo Pasolini’, dove domina una bisbetica e insopportabile Laura Betti, amica intima di Pasolini, poi scomparsa nel 2004. L’Autore racconta in chiave personale ed intimistica (forse questi gli unici spunti degni di nota) il suo rapporto con la Betti e, di riflesso, nel lento fluire della narrazione tornano a vivere Pasolini, dipinto come una sorta di presenza carismatica all’interno dei locali dell’archivio, e il suo romanzo incompiuto, Petrolio, pubblicato solo nel 1992 e reinterpretato dall’Autore in chiave personale. La trama, dunque, presenta una certa particolarità, nel senso che potrà appassionare i fan di P.P.P. ma, con riguardo a quanti non amano definirsi ammiratori dell’artista romano, potrebbe logicamente risultare insipida e piatta. Con riguardo alle vicende narrate, lo stile utilizzato è di stampo giornalistico, quindi neutro ed oggettivo: diversamente, laddove l’Autore risulta coinvolto in prima persona nelle vicende descritte, viene utilizzato un linguaggio più vivo e partecipativo. Il risultato complessivo è quello di una lettura sufficientemente gradevole, lungi però dall’essere avvincente e “di impatto” (del resto, la trama si presta assai poco a questi scopi). Come dicevo all’inizio, il romanzo “si fa leggere” e sul piano commerciale la presentazione del prodotto non disdegna un certo appeal per quanto, a mio avviso, risulti nel complesso troppo dipendente dalla peculiarità dei fatti narrati che, con tutta franchezza, alla lunga potrebbero annoiare il lettore. Visto l’andazzo generale di questa manifestazione, caratterizzata da crolli piuttosto rimarchevoli, specie negli anni più recenti, non griderò allo scandalo se alla fine “Qualcosa di scritto” dovesse risultare vincitore anche perché, ben più del sottoscritto, il principe di Lampedusa avrebbe davvero il diritto di lamentarsi. ___ Marco La Terra laterra@raccontopostmoderno.com
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di Pepearman, 11 Luglio 2012
Primo ebook della mia libreria
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di GloriaGloom, 11 Luglio 2012
Questo libro di Trevi ha il merito di aggiungere un tassello alla meritoria opera - sempre in corso e mai giunta a conclusione - di strappare Pasolini a quel luogo metaforico in cui comodamente - e con grande convenienza per tutti - soggiace, a quel ruolo sociale - coatto - di critico e profeta dove lo Spirito non reincontra mai la Carne, dove certi "luoghi oscuri" sono vicenda privata che mal s'intreccia con la vita pubblica o la pratica politica e che nell'arte sono al massimo "metafora" di ben altro(giusto l'altra sera, guardavo basito alla tv, uno di massimi sacerdoti di questo fanfaronesco culto, quel bottegaio oscuro di Veltroni -ospite insieme a Trevi per l'appunto - arampicarsi sui consueti specchi del complotto pur di tenere a bada, a distanza, ogni fantasma di umanità - "Preferiscono di gran lunga Topolino, per intenderci, all’infingardo Paperino..." -, ma Veltroni e altri son rimasti figicciotti nell'anima(per i più giovani l'estinta - senza grandi dolori - federazione giovanile comunista), come un marchio sulla pelle - celato sotto la camicia di fattura inglese - , come il branding di Maria - uno dei tanti personaggi di Trevi - che si fa marchiare le carni in una pratica sadomaso - e questa improbabile consonanza mi darebbe da riflettere se fossi Veltroni). Trevi, con la sua bella e movimentata scrittura, ora piana e precisa, ora attraversata da improvvisi grumi barocchi di metafore e similitudini, ora spezzata da lampi di umorismo, ora deragliante in mille gustosissime deviazioni, si fa improbabile sacerdote «TU, con la tua fighetta profumata?!? Pier Paolo ci avrebbe vomitato sopra!!!» di un viaggio iniziatico nei misteri di Petrolio, ultimo e incompiuto libro di P.P.P.. L'assunto da cui parte è abbastanza vero e banale, Petrolio è, inconsapevolmente, uno degli ultimi grandi romanzi della modernità ...Gli anni di Petrolio sono gli stessi dell’Arcobaleno della gravità di Pynchon, per fare un esempio, o dell’Anti-Edipo di Deleuze e Guattari... , dove tutto è ancora possibile e il romanzo non necessita di fatti, storie, empatie assortite per essere letto e venduto. Trevi incrocia veri piani narrativi in un unico disegno concettuale, da una parte Petrolio, quello che secondo Trevi è il romanzo di uno scrittore, P.P.P., che vede realizzarsi intorno a lui ogni sua profezia più oscura nell'umanità che lo circonda, il tentativo di superare uno stadio di vita e di studio oramai scaduto, inutile, al tramonto, entrando di forza in un terreno che che lo costringe a mettere in gioco gli istinti più vitali - corpo, genere sessuale, rabbia - senza filtro alcuno, e in cui la morte è una tante probabili opzioni; poi ci sono i personaggi che Trevi incrocia nei suoi anni di lavoro al Fondo Pasolini, su tutti la vitalissima e spregievole, spregevole per troppa umanità, Laura Betti, vedova inconsolabile di P.P.P. ma al tempo stesso pezzo di specchio attraverso cui leggere i segni di quel salto con l'asta non riuscito al Pasolini/Petrolio (al Pasolini/Sade, al Pasolini impenitente predatore notturno di giovani marchette...). Il limite, ma è un bel limite, è che questo finto romanzo, falso saggio, grande testo critico, s'attarda spesso e volentieri in luoghi novecenteschi, storicistici, quel profumato bagaglio di vecchia scuola che forse al lettore più giovane, abituato allo svolgersi dei fatti, alla cause certe e agli effetti inevitabili, potrebbe apparire dispersivo, inconcludente. P.S. nel frattempo i vecchi bottegai oscuri si stanno scatenado http://www.ilprimoamore.com/blog/?p=2107#more-2107
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Un formidabile metaromanzo
di shamayim83, 10 Luglio 2012
Ha perso per una manciata di voti l'ultimo Premio Strega, ma Emanuele Trevi ha saputo scrivere un libro davvero interessante. Un vero e proprio metaromanzo, nella scia dello sperimentalismo tipico di Pier Paolo Pasolini. Il volume è inoltre la dimostrazione del coraggio di una piccola casa editrice come Il Ponte alle Grazie, che ha pubblicato un piccolo capolavoro. Il libro alterna la storia biografica dell'autore che si è trovato a lavorare al Fondo Pasolini all'inizio degli anni novanta, dove troneggiava una perfida Laura Betti, soprannominata non a caso La Pazzo; e pagine che sembrano saggi di critica letteraria su Pier Paolo Pasolini, in particolare sul suo ultimo romanzo incompiuto, anzi metaromanzo incompiuto, Petrolio. Ne esce, da una parte, l'immagine di uno scrittore - Emanuele Trevi - assolutamnete innamorato di Pasolini e dall'altra parte si delinea la poetica pasoliniana incentrata sul tema della morte, intesa come vera e propria iniziazione alla vita secondo il rito misterico di Eleusi. Un libro che consiglio caldamente di leggere
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di daniele e le sue mirabolanti avventure, 07 Luglio 2012
i monologhi della Betti sono costruiti benissimo
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Speciale Premio Strega 2012 - Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto
di Alieni Metropolitani, 06 Luglio 2012
Recensione per lo Speciale Premio Strega di Marco La Terra “Qualcosa di scritto” di Emanuele Trevi, Ed. Ponte alle Grazie, è uno dei cinque finalisti del famoso (e talvolta famigerato) “Premio Strega”: ignorando i testi degli altri candidati esclusi non posso esprimere una valutazione completa e oggettiva anche se, per quanto letto, sento di poter affermare che l’argomento trattato, lo stile utilizzato, l’originalità emersa e, nell’insieme, il valore letterario dell’opera non siano tali da condurre un testo del genere alla finale di un premio prestigioso quale lo Strega dovrebbe essere. Con questo non voglio dire che siamo di fronte a un romanzo brutto, scritto male o che non si fa leggere ma, più semplicemente, non ho avuto l’impressione di un’opera meritevole di una candidatura del genere. È pur vero che questa manifestazione ci ha abituati ad esiti piuttosto schizoidi se si considera che, nel corso degli anni, il riconoscimento è stato assegnato a capolavori immortali quali “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa (1959) e “Il nome della rosa” di Umberto Eco (1981), ma anche ad esempi di modestia letteraria come “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano (2008) e “Come Dio comanda” di Niccolò Ammaniti (2007): questi ultimi, a parere di chi scrive, semplici romanzi “da spiaggia”, per questo molto commerciali e, di conseguenza, accolti con favore dal lettore medio(cre). Perciò in questo quadro complessivo, dominato da una chiara parabola discendente per quel che concerne la qualità letteraria dei lavori proposti, la presenza di “Qualcosa di scritto” non risulta scandalosa, sembrando più che altro destinata a ingrossare le fila di quei romanzi che, a vario titolo, finiscono nel dimenticatoio senza particolari rimpianti. Per quel che riguarda la trama, il testo descrive l’esperienza diretta dell’Autore, risalente al 1994, all’interno dell’archivio ‘Pier Paolo Pasolini’, dove domina una bisbetica e insopportabile Laura Betti, amica intima di Pasolini, poi scomparsa nel 2004. L’Autore racconta in chiave personale ed intimistica (forse questi gli unici spunti degni di nota) il suo rapporto con la Betti e, di riflesso, nel lento fluire della narrazione tornano a vivere Pasolini, dipinto come una sorta di presenza carismatica all’interno dei locali dell’archivio, e il suo romanzo incompiuto, Petrolio, pubblicato solo nel 1992 e reinterpretato dall’Autore in chiave personale. La trama, dunque, presenta una certa particolarità, nel senso che potrà appassionare i fan di P.P.P. ma, con riguardo a quanti non amano definirsi ammiratori dell’artista romano, potrebbe logicamente risultare insipida e piatta. Con riguardo alle vicende narrate, lo stile utilizzato è di stampo giornalistico, quindi neutro ed oggettivo: diversamente, laddove l’Autore risulta coinvolto in prima persona nelle vicende descritte, viene utilizzato un linguaggio più vivo e partecipativo. Il risultato complessivo è quello di una lettura sufficientemente gradevole, lungi però dall’essere avvincente e “di impatto” (del resto, la trama si presta assai poco a questi scopi). Come dicevo all’inizio, il romanzo “si fa leggere” e sul piano commerciale la presentazione del prodotto non disdegna un certo appeal per quanto, a mio avviso, risulti nel complesso troppo dipendente dalla peculiarità dei fatti narrati che, con tutta franchezza, alla lunga potrebbero annoiare il lettore. Visto l’andazzo generale di questa manifestazione, caratterizzata da crolli piuttosto rimarchevoli, specie negli anni più recenti, non griderò allo scandalo se alla fine “Qualcosa di scritto” dovesse risultare vincitore anche perché, ben più del sottoscritto, il principe di Lampedusa avrebbe davvero il diritto di lamentarsi. ___ Marco La Terra laterra@raccontopostmoderno.com
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Qualcosa di scritto
di VoltarePagina.Net, 04 Luglio 2012
“Qualcosa di scritto” edito da Ponte delle Grazie è il nuovo libro dello scrittore e critico italiano Emanuele Trevi (14,28€ lafeltrinelli.it) Non è possibile definirlo un romanzo visto che Trevi “contamina” il genere con tratti di autobiografia e critica letteraria. La storia è ambientata Roma nei primi anni Novanta. Mentre Berlusconi si avvia alla carriera politica, uno scrittore trentenne in procinto di pubblicare il suo primo libro, trova lavoro in un archivio, il Fondo Pier Paolo Pasolini. Lì incontra Laura Betti, amica dello scrittore, poeta e regista ucciso nel 1975, che visse con lui un sodalizio umano ed artistico. L’incontro con questa donna “complessa”: bisbetica, sedicente eppure autentica erede spirituale del poeta, per il giovane scrittore rappresenta l’incontro “impossibile” con lo stesso Pasolini come a ripercorrere i tratti della sua vita privata ed artistica, della sua irriverenza, della provocazione insita nelle sue opere. Prosegui la lettura su RecensioniLibri.org! Di seguito il link: http://www.recensionilibri.org/2012/04/emanuele-trevi-c?
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di elettra, 03 Luglio 2012
Incontro una certa difficoltà a formulare una recensione su questo testo molto singolare che è presentato come romanzo, ma che esula dalle caratteristiche del genere stesso. Anche lo scopo per cui è scritto, di primo acchito lascia un po’ perplessi perché hai la sensazione di essere catapultato in più che in un mondo reale, direi in una atmosfera irreale, ricca di simboli, di metafore, allusiva di rituali e di misteri. Trevi scrive benissimo, ci sono pagine affascinanti e quasi liriche, ci sono ritratti di poche pennellate ma che ti presentano l’oggetto o la persona nella sua interezza. Poi a Laura Betti l’autore ha riservato un trattamento particolare: “La Pazza”, come ama definirla e che sembrerebbe con questo soprannome misurare l’intensità dell’ostilità che emanava la donna, alla fine risulta la cartina di tornasole con cui poter avvicinare quella figura enigmatica e carismatica nello stesso tempo che fu Pier Paolo Pisolini : il PPP del testo. Con la Betti Trevi ha avuto quella iniziazione che gli serviva per capire il mistero chiuso negli ultimi anni della vita di PPP e soprattutto nell’ultimo libro dello scrittore friulano : Petrolio! Ed ecco chiarito lo scopo del libro: entrare dentro ai meandri della mente, delle esperienze di Pasolini che sottendono alla stesura di ”Petrolio”. Abbondano quindi i riferimenti alle ultime opere di PPP come Salò per esempio dove attraverso una corporeità portata all’eccesso si vuole arrivare ad intuire, a raggiungere il “limite”, il”confine” tra la vita e la morte, tra il dicibile e “l’indicibile” Attraverso la corporeità avvicinarsi all’iniziazione della morte e quindi della vita, così come succedeva agli adepti dei culti misterici di Eleusi. Laura è la terribile sacerdotessa di tutto. Forse Trevi ha compreso qualcosa che loro, PPP e Laura avevano già dolorosamente capito e provato, quel “qualcosa che attraversa l’anima come un lampo”, indicibile, ineffabile, cui si può soltanto alludere ma non si può spiegare!!!
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Ancora Pasolini...
di Aldo, 26 Giugno 2012
Probabilmente il problema è che per quelli che appartengono alla mia generazione Pasolini non rappresenta nè evoca quello che è stato per i miei genitori. Tuttto ciò premesso rimane il fatto che questo "romanzo" mi pare essere un'opera a tratti pregevole, ma che non capisco fino in fondo e che rimane comunque molto "strana". Infatti è un libro come sospeso tra la spiegazione (quella vera...) dell'ultimo libro di Pasolini, la presentazione (quella vera...) della figura di Pasolini ed una sorta di rievocazione di Pasolini stesso. Risultato deludente a mio avviso.
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ben scritto
di Giusy De Orsi, 22 Giugno 2012
Trevi scrive molto bene, non c'è che dire, e scrivere di Pasolini non è cosa da poco. Mi è piaciuto questo libro perchè è diverso da quelli che in genere pretendono di spiegare il pensiero e l'opera di un personaggio complesso come Pier Paolo Pasolini. Trevi fa una specie di testimonianza di seconda mano tramite Laura Betti, amica del poeta. Seguendo il filo logico del ragionamento di Trevi, si riesce a comprendere un ulteriore sfaccettatura della persona, più che del personaggio che Pasolini non fu mai.
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ben scritto
di Josephine, 22 Giugno 2012
Trevi scrive molto bene, non c'è che dire, e scrivere di Pasolini non è cosa da poco. Mi è piaciuto questo libro perchè è diverso da quelli che in genere pretendono di spiegare il pensiero e l'opera di un personaggio complesso come Pier Paolo Pasolini. Trevi fa una specie di testimonianza di seconda mano tramite Laura Betti, amica del poeta. Seguendo il filo logico del ragionamento di Trevi, si riesce a comprendere un ulteriore sfaccettatura della persona, più che del personaggio che Pasolini non fu mai.
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ben scritto
di Josephine - scambio solo ebook ; ), 22 Giugno 2012
Trevi scrive molto bene, non c'è che dire, e scrivere di Pasolini non è cosa da poco. Mi è piaciuto questo libro perchè è diverso da quelli che in genere pretendono di spiegare il pensiero e l'opera di un personaggio complesso come Pier Paolo Pasolini. Trevi fa una specie di testimonianza di seconda mano tramite Laura Betti, amica del poeta. Seguendo il filo logico del ragionamento di Trevi, si riesce a comprendere un ulteriore sfaccettatura della persona, più che del personaggio che Pasolini non fu mai.
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di Carlo Anaclerio, 16 Giugno 2012
In realtà merita anche tre stelle e mezzo...l'ho trovato interessante..tra spunti biografici e riflessioni psicologiche e letterarie..Trevi ha talento...ma l'evocazione di PPP in qualche modo non riesce appieno....
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"Qualcosa di scritto", oltre a un romanzo
di La Balena Bianca, 15 Giugno 2012
Se n'è parlato sulla Balena Bianca... http://labalenabianca.com/2012/06/15/qualcosa-di-scritt?
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L'intoccabile Pasolini e lo scaltro Trevi
di Valeria Viola, 10 Giugno 2012
Quello che più colpisce dell’ultimo libro di Emanuele Trevi, Qualcosa di Scritto, edito da Ponte alle Grazie, è il consenso diffuso che ha ricevuto. Ovunque le critiche sono positive, gli apprezzamenti si sprecano e tutti sono concordi nel definirlo “un libro che merita, addirittura un libro troppo bello per vincere lo Strega“. Il sospetto è che Trevi, con un libro dedicato alla figura di Pasolini, si sia guadagnato quello status di intoccabile che è riservato al Poeta. Davanti a questo ibrido, un saggio dedicato a Petrolio, incorniciato dalla vicenda romanzata di un giovane che si trova alle dipendenze di Laura Betti presso l’archivio del Fondo Pier Paolo Pasolini di Roma, non ci si sente liberi di esprimere un parere negativo senza correre il rischio di sembrare dei democristiani scossi dalla condotta privata di Pasolini, o parte di un popolino che non sa apprezzare un libro di qualità, perché impegnativo. Sta forse qui “la storia quasi vera di un incontro impossibile con Pier Paolo Pasolini”, frase che accompagna il titolo del libro: è come se ammettere che Qualcosa di Scritto ha dei passaggi decisamente tediosi sottintendesse la propria superficialità, la propria ignoranza, l’incapacità di apprezzare questa figura mitica che si è imposta nel panorama letterario, giornalistico e cinematografico italiano. Pasolini The Untouchable e Trevi al seguito. La trama: Roma, primi anni 90. Laura Betti, attrice immanicata con tutta l’intellighenzia romana di quel periodo, dirige il Fondo dedicato a Pasolini dove un trentenne con velleità di scrittore trova lavoro. La donna, alla quale ci si riferisce sinteticamente come a “la pazza”, viene dipinta come un obeso, vistoso e sguaiato Ferrero Rochet che si premura di compiere un’opera di insulto quotidiana ai danni del giovane, sottolineando senza parsimonia quanto Pasolini avrebbe disprezzato tanto il suo mediocre lavoro, quanto la sua penosa natura. Pur non vivendo questi appunti come un successone, il protagonista si sentirà spronato a mettersi in discussione e, come in tutte le belle parabole, dal male fiorirà il bene: il giovane, attraverso la mediazione della Betti, alla quale verranno infine riconosciute una brillantezza e una lucidità fuori dal comune, riuscirà a comprendere l’origine della grandezza del Poeta e ad affrancarsi dalla scrittura corretta ma sterile che fino a quel momento gli era appartenuta. Trevi intervalla il racconto con la descrizione degli incontri fatti al Fondo e con una lunga analisi di Petrolio, opera di Pasolini pubblicata postuma da Einaudi, dalla quale emergono elementi utili alla ricostruzione della personalità di P.P.P. Il risultato è un libro scritto da un autore competente e sicuro di sé. Detto questo, se mai qualcuno dovesse trovarlo pesante non si senta smarrito, è un’impressione verosimile. http://www.indie-blog.com/premio-strega-qualcosa-di-scr?
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di cosechehoimparato, 08 Giugno 2012
"ma una verità ufficiale (...) a tutto serve meno che a essere creduta. diciamola tutta: lungi dal metterla in crisi, le sue lacune e le sue palesi contraddizioni non fanno che rafforzare il suo minaccioso prestigio - sono per così dire il suo diadema regale. un potere che voglia veramente incutere soggezione deve ostentare un certo grado di illogicità, perché le sue radici affondano nell'Invisibile, nell'Opinabile, nell'Incerto. tutto ciò che la testarda volontà di una minoranza restituisce alla luce del sole, compresa l'eventuale verità, è confinato al rango delle ipotesi. e le ipotesi, come si sa, sono quanto di più deperibile produce l'intelligenza umana: si logorano anche nella testa di chi le sostiene, si accavallano, si contraddicono. anche quando possono vantare un rigore simile a quello dei teoremi matematici, nulla le sottrae alla loro inarrestabile entropia."
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Antonio Pennacchi su "Qualcosa di scritto"
di Zaphod - Anonima Scrittori, 08 Giugno 2012
In realtà il libro non l'ho ancora letto, ma pensavo potesse essere di interesse la recensione di Antonio Pennacchi pubblicata sul sito dell'Anonima Scrittori: http://www.anonimascrittori.it/antonio-pennacchi-recensisce-qualcosa-di-scritto-di-emanuele-trevi/
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di Massimo Caccia, 05 Giugno 2012
Libro ben scritto. Scorrevole, accattivante. Romanzo esperimento aperto. Un viaggio nel mondo di PPP alla ricerca di quanto mai rivelato. L'ho divorato, anche se mi ero fatto l'aspettativa di chissà quali rivelazioni. Una lucida interpretazioni di "Petrolio". Un crogiolo di idee. Interessante l'erudito finale. Buono.
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di Gabrina, 04 Giugno 2012
"Non c'è forse, tra tutti i dolori che la vita ci costringe a sopportare, un dolore più grande di questo: amare qualcuno più di se stessi, e godere, fino a un certo limite, della sua presenza - e nello stesso tempo, capire che quell'essere amato, proprio mentre è lì con noi, in carne ed ossa, e divide il suo tempo con noi, in realtà appartiene solo al suo destino che già, mentre siamo sicuri di stringerlo a noi, lo porta lontano. Perché la sua storia, per quanti sforzi possiamo fare, non è la nostra e non lo sarà mai."
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di Dani Mela, 04 Giugno 2012
Ci sono due libri in questo libro. Uno è Petrolio di Pier Paolo Pasolini, l’altro è quello con cui Emanuele Trevi ricostruisce la sua genesi e prova a spiegarcelo. È un compito difficile, e per arrivarci, Trevi mette in scena una complessa rappresentazione a quattro protagonisti. Uno, naturalmente, è Pasolini; alla sua assenza Trevi supplisce con una partecipata disanima degli episodi dei suoi ultimi anni di vita, del testo e delle ipotesi interpretative. In questo senso, ma solo in questo senso, ha ragione chi dice che Qualcosa di scritto non è un romanzo. Molto romanzesche, in compenso, sono le relazioni fra gli altri tre protagonisti: cioè Trevi stesso, negli anni Novanta impiegato al Fondo Pier Paolo Pasolini (“Bighellonare è sempre stata la mia specialità”); la città di Roma, presente in ogni pagina di tutta la prima parte del libro (“Come tutti sanno a Roma, in qualsiasi zona e in qualsiasi ora del giorno o della notte, sono più le persone che vanno a zonzo senza uno scopo che quelle impegnate in qualcosa di concreto”) fino a venir rimpiazzata, nel finale, dalla moderna Eleusi; e la tirannica plenipotenziaria del Fondo, Laura Betti, spesso citata semplicemente come la Pazza. La figura della Betti, autodistruttiva vestale del culto pasoliniano, descritta da Trevi con eccezionale finezza e ricchezza di sfumature, giganteggia, affascina e allarma; poco importa in che misura gli episodi citati e le frasi riportate fra virgolette (“Siete giovani, siete paraculi, potete farcela. Ma per farcela davvero, ci vuole la rabbia. Pier Paolo lo aveva capito, la rabbia è più importante del talento”) siano o meno veri: sono comunque grandi invenzioni letterarie. Petrolio è un testo ostico e oscuro. Non ne ricordavo niente, se non di averlo abbandonato dopo pochissime pagine. Con pazienza, con delicatezza, procedendo in cerchi sempre più stretti intorno a un oggetto sfuggente che alla fine si rivelerà impossibile da classificare, Trevi ce ne propone un’interpretazione legata ai riti iniziatici eleusini. Può darsi che abbia ragione, può darsi di no. Con un po’ di sforzo arrivo a capire come i culti iniziatici possano affascinare, non arrivo invece a spiegarmi la pulsione a ricrearne gli aspetti più cruenti usando sé stessi come cavia. L’espressione “in carne ed ossa” ritorna a più riprese nel testo, richiamo a un andare oltre la produzione letteraria che, secondo me, spiega molto poco. Alla fine della lettura, la pena per la morte di Pasolini e per le sue orrende modalità è più forte e circostanziata, mentre mi restano oscure le trasformazioni psicologiche che l’hanno preceduta, e oscurissimo il senso che si può attribuire a Petrolio.
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"Beato lei che è ancora capace di arrossire!"
di Alessandro, 21 Maggio 2012
Pier Paolo continua ancora a unire destini estranei e lontani. E Trevi ci riporta in quella caverna eleusina, sottobraccio a PPP e a Laura Betti. Un'esperienza.
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selezione Premio Strega 2012
di Cricri (ccc) ♥♥♥, 20 Maggio 2012
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di Pata, 18 Maggio 2012
Bello in parte. Apprezzo molto l'idea di mescolare elementi narrativi con altri provenienti dalla saggistica, e in effetti la commistione in un certo modo funziona. Così, fare la conoscenza con il personaggio di Laura Betti con gli occhi dell'autore (giovane, post-adolescente), è un'esperienza di lettura davvero interessante, vuoi perché quel personaggio regge da solo un romanzo, vuoi perché Emanuele Trevi sa raccontare davvero bene quel suo passato. Poi c'è l'elemento di saggistica: Pasolini e il suo romanzo Petrolio, complesso e incompiuto, doloroso e intrigante, fatto di sesso, di omosessualità e di corpi. Alcuni passaggi non mi hanno convinto, non per quanto riguarda i contenuti, ma per come, appunto, l'autore ha cercato di legare narrativa e saggistica: a volte, infatti, questa operazione sembra non funzionare.
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di luk[i], 09 Maggio 2012
mah,
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di salamandra, 18 Aprile 2012
Ho acquistato il libro di Trevi con grandi aspettative, ma sono rimasta piuttosto delusa. Intendiamoci, il prodotto è valido, sia come romanzo che come saggio critico ma “ il fantasma di Pasolini ” tanto evocato in queste pagine non prende vita, rimane – distaccato ed ironico- sul fondo. Soprattutto la parte finale, con le lunghe divagazioni misteriche, da un senso di irrisolto e non aggiunge nulla di nuovo a quanto già sapessimo Forse sono stata viziata dall’ aver letto “ Nelle mani dell’ angelo”biografia insuperabile di Dominique Fernandez che consiglio vivamente a chiunque sia interessato a Pasolini e alla sua inquietante vicenda umana
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Detesto quando di Pasolini si dice che era "scomodo", come se fosse un divano
di Ludwig, 12 Aprile 2012
Chi ha già avuto modo di apprezzare il lavoro critico di Emanuele Trevi non si stupirà di questo bellissimo romanzo-saggio, Qualcosa di scritto, un libro che, a mio giudizio, è destinato a diventare una pietra miliare sulla figura di Pier Paolo Pasolini e sulla sua opera, particolarmente su quell’opera, Petrolio, uscita postuma e che, insieme al film Le 120 giornate di Sodoma, costituisce il più importante lascito dello scrittore friulano. Utilizzando la sua esperienza di giovane ricercatore presso la Fondazione dedicata a Pasolini, servendosi in positivo anche delle innumerevoli vessazioni subite da Laura Betti, la Pazza, che di quella Fondazione era l’incarnazione, Trevi porta avanti una analisi serrata di quel libro mutilo, non un testamento spirituale ma un vero e proprio “farsi storia”, mettere la propria vita in un testo narrativo, come ultimo passo di una critica radicale alla società di quel tempo, di cui Pasolini aveva colto le insuperabili contraddizioni, se non addirittura gli elementi di distruzione generalizzata, come di un nuovo e più devastante conflitto bellico. Per chi non l’abbia mai fatto (o per chi l’abbia fatto anni fa) diventa indispensabile una (ri)lettura del testo pasoliniano, un nuovo approccio che, dopo il libro di Trevi, non potrà che dischiuderci aspetti insospettabili, ivi compresa una dimensione iniziatica, tra metamorfosi e androginia, che ci porterà fino alla stanza più segreta dei misteri eleusini. La scrittura di Trevi è sapiente e accattivante, l’apparato di note – mai pedanti – contribuisce a fornire valore aggiunto ad un testo già ricco ed affascinante. Pasolini e la sua devota officiante emergono come una coppia, a volte tragica, in un panorama culturale (e sociale) spesso squallido, ambedue ostinati a fare di sé stessi l’emblema di un impegno che è ormai giunto al limite del possibile e dell’ipotizzabile: ora non resta che immolarsi, nel senso letterale della parola. P.P.P. lo farà davvero, in quella spiaggia degradata di Ostia, la Pazza, assurgendo al ruolo di bulimica scheggia impazzita, folle vestale di un culto impossibile. Il libro, tra l’altro, offre a Trevi l’opportunità di fare giustizia della leggenda del complotto, quella assurda teoria secondo la quale sia stato proprio Petrolio la causa dell’assassinio del poeta, attirato in un tranello e ucciso proprio per impedirgli di rivelare nelle sua pagine le oscure trame che avevano visto coinvolti i servizi segreti, l’Eni, gli investimenti petroliferi in Medio Oriente, la strategia della tensione e chi più ne ha più ne metta. Possibile tutto ciò? Forse ipotizzabile in astratto, ma poco praticabile in concreto, conclude Trevi, spiegando pianamente il perché. Un’ultima segnalazione che non stupirà gli estimatori del Trevi critico: penso a due arditi accostamenti, purtroppo appena accennati, ma che possono costituire possibili piste per successivi lavori di approfondimento. Quelli tra Pasolini e, da una parte Philip K. Dick, dall’altra Thomas Pynchon. Non svelo gli elementi di questi due possibili confronti che lascio alla scoperta dei lettori Un fatto è, comunque, certo: bisogna rileggere Petrolio e (forse) rivedere Le 120 giornate, film disturbante quanti altri mai.
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di Daniele Vecchiotti, 11 Aprile 2012
Affascinante ritratto della magnetica figura di Pier Paolo Pasolini a partire dal racconto degli ultimi anni di colei che gli ha dedicato tre quarti della sua vita. La scrittura di Trevi è accattivante ed efficace, e va al di là della pura, banale celebrazione delle icone. A differenza di chi mi ha preceduto nei commenti, credo che la lettura di "Qualcosa di scritto" possa tranquillamente prescindere da quella di "Petrolio": si capisce tutto perfettamente anche senza avere conoscenza profonda dell'ostico romanzo incompiuto. Peccato solo quei troppi riferimento alla mitologia greca e quel perdersi nel riassumere e voler a tutti i costi interpretare leggende e dei che rallenta la lettura senza aggiungere nulla.
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di Laura, 07 Aprile 2012
ho letto questo libro non per Pasolini,argomento che non è in cima ai miei interessi,ma per Emanuele Trevi
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di Giovane, 01 Aprile 2012
Bisognerebbe aver letto Petrolio, opera postuma di Pasolini, per apprezzarlo fino in fondo, e io non l'ho fatto. La vera protagonista di questo libro, un po' saggio, un po' biografia, un po' romanzo, è però Laura Betti, "la pazza". Trevi scrive come pochi.
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di rien va, 24 Marzo 2012
Come altri libri di Trevi è un percorso, la storia di un percorso di conoscenza. Una conoscenza che non si può totalmente dire, ma fare, vivere. Per apprezzarlo al meglio bisognerebbe conoscere l'opera e la biografia di Pasolini.
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di warm gun, 19 Marzo 2012
Difficilmente nel 2012 si troverà un libro italiano così incredibile, così nuovo, così ricco e importante. Così scritto. Gioiello, capolavoro. Trevi illuminato fa una decisiva chiarezza.














