“La colpa, la vendetta, la giustizia: in un caso impossibile si annida tutta l'eredità dell'orrore nazista”
Una grande occasione si presenta al giovane avvocato Caspar Leinen quando viene nominato difensore d'ufficio di un omicida reo confesso: può finalmente esercitare la professione che ama, indossare la toga ed entrare nell'austero tribunale del Moabit, a Berlino. In un primo momento sembra che si tratti di una causa di routine: dopo una vita tranquilla e interamente dedicata al lavoro in fabbrica, l'irreprensibile italiano Fabrizio Collini ha ucciso con un colpo di pistola un ricco industriale ottantenne noto in tutto il Paese, Hans Meyer. Quello che l'avvocato Leinen ancora non sa è che in questa storia nulla è come appare. Mentre l'imputato si chiude nel silenzio, rifiutando ogni difesa, Leinen scopre che la vittima era il nonno di un suo amico dei tempi del liceo. Benché il ricordo di quell'uomo ricco e potente, ma anche affettuoso e gentile, sia ancora vivo nella sua memoria, il giovane avvocato decide di non rinunciare all'incarico e di cercare in tutti i modi di far luce sul movente. Solo scavando nel passato di Meyer, Leinen riesce a trovare una traccia che lo riporta a un episodio accaduto in Italia durante la seconda guerra mondiale. Da qui avrà inizio un dibattimento teso e serrato che metterà i protagonisti, ma anche i lettori, davanti ai sottili e incerti confini della giustizia.
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A chi si appresta a lanciarsi in questa splendida ...
Coraggio di esporsi al giudizio di un pubblico attento, e umiltà nel tenere conto delle parole di tutti, soprattutto di quelle non proprio positive, quelle che in prima battuta faranno un po' male ma che serviranno a migliorare il romanzo.
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Il caso Collini
di
Ferdinand von Schirach
Le vostre recensioni
Scrivi recensione-
di Ema, 18 Gennaio 2013
Ben scritto, però troppo breve con un finale scontato....
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di Adri, 10 Gennaio 2013
Libricino che si legge in una giornata a sfondo legal-thriller. La storia è carina, il finale merita, forse una maggiore...
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di MasterReso, 31 Dicembre 2012
Caspar Leinen, giovane avvocato penalista, difende un uomo accusato di un efferato delitto: il legame tra assassino e vittima è...
Le vostre recensioni per "Il caso Collini"
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di Ema, 18 Gennaio 2013
Ben scritto, però troppo breve con un finale scontato.
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Si legge in una giornata
di Adri, 10 Gennaio 2013
Libricino che si legge in una giornata a sfondo legal-thriller. La storia è carina, il finale merita, forse una maggiore caratterizzazione dei personaggi non avrebbe guastato, si chiude tutto troppo in fretta, ma sicuramente una piacevole lettura.
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di MasterReso, 31 Dicembre 2012
Caspar Leinen, giovane avvocato penalista, difende un uomo accusato di un efferato delitto: il legame tra assassino e vittima è oscuro a tutti, e per più di metà libro il mistero resta il movente, su cui il colpevole in custodia tace ostinatamente. Grazie a un'intuizione, Leinen trova la via per esplorare il passato dei due e scopre atroci verità, tali da rendere umanamente comprensibile la vendetta violenta. Von Schirach pone dilemmi giuridici e in seconda battuta dilemmi morali. I primi, che vedono le assurde mutazioni storiche dei cavilli legali e mostrano la debolezza del legame tra legge e giustizia, gli riescono alla grande: i secondi tanto valeva non porli nemmeno visto l'approfondimento da talk show... col vecchio e "saggio" avvocato avversario che la risolve con sentenze come "Io credo nella legge, tu credi nella società"; peccato che nessuno qui creda nella verità, o almeno nel buon senso. Anche i protagonisti vagano e agiscono con motivazioni poco chiare, e il loro approfondimento è affidato a frasette esistenziali di scarsissima levatura (si veda il vuoto finale, o ancora peggio l'aberrante pagina 81, righe 5-7, che mi rifiuto di riportare. Ma vi basta leggere un Harmony). Anche il processo si riduce a un espediente narrativo che permette un poco impegnativo nulla di fatto. Sono l'unico che disapprova? Il libro si può leggere per: buona scrittura sintetica e incisiva, svolgimento che prende, curiosità storico-giuridica. Per il resto, condivido l'opinione del commentatore sul retro di copertina che ci rivede un certo Durrenmatt, ma in negativo: libri che pongono problemi, ci si pasciano dentro, ma a risolverli non ci provano nemmeno.
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di Andrea Samorini, 19 Dicembre 2012
La storia parte come in sordina, poi di colpo accelera, sempre più, nello scoprire gli eventi. M'è piaciuto molto, ma è finito troppo presto... forse è voluto, per far riflettere di più su domande-risposte rimaste sospese. Con me ha funzionato!
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rispetto al bellissimo "colpo di vento"
di Nut45, 11 Dicembre 2012
sottotono, nonostante tutto
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di Bastianelliprimo, 27 Novembre 2012
Un mio parente che se ne era andato da Roma nel 1950 e che aveva ben 2 familiari uccisi alle Fosse Ardeatine,mi ripeteva spesso che lui Herbert Kappler l'avrebbe ammazzato con le sue mani senza pensarci due volte anche in pieno centro di fronte a tutti. Collini ammazza Mayer e rimane lì ad aspettare la polizia.Un avvocato invece deve decidere se accettare un caso che lo riguarda da vicino o almeno riguarda il suo passato.Un buon libro.
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e 1/2 * “Mi creda, le persone non sono bianche o nere….. sono grigie”
di Topkapi (ricominciodaqui), 18 Novembre 2012
Giusto o sbagliato? Vendetta o giustizia? La risposta sta fra tutte quelle sfumature grigie perché la giustizia non sempre coincide con la legge, come in questo caso in cui certi gravi reati commessi durante il nazismo vengono fatti cadere in prescrizione per seppellire nell’oblio un passato scomodo. Ma il ricordo e il dolore per la perdita ingiusta e crudele di una persona cara non cade mai in prescrizione, e per questa ragione Collini insegue ed esegue la sua vendetta dopo più di cinquant'anni. Leggerlo è un'ottima occasione per non dimenticare certe brutalità perpetrate per rappresaglia su civili inermi durante l'ultima guerra mondiale. http://youtu.be/wnu7I0rRMUk
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e 1/2 * “Mi creda, le persone non sono bianche o nere….. sono grigie”
di Topkapi (ricominciodaqui)AUGURI A TUTTI DI BUON ANNO!!!, 18 Novembre 2012
Giusto o sbagliato? Vendetta o giustizia? La risposta sta fra tutte quelle sfumature grigie perché la giustizia non sempre coincide con la legge, come in questo caso in cui certi gravi reati commessi durante il nazismo vengono fatti cadere in prescrizione per seppellire nell’oblio un passato scomodo. Ma il ricordo e il dolore per la perdita ingiusta e crudele di una persona cara non cade mai in prescrizione, e per questa ragione Collini insegue ed esegue la sua vendetta dopo più di cinquant'anni. Leggerlo è un'ottima occasione per non dimenticare certe brutalità perpetrate per rappresaglia su civili inermi durante l'ultima guerra mondiale. http://youtu.be/wnu7I0rRMUk
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di Carmen, 05 Novembre 2012
Interessante, ben scritto ma soprattutto ottima denucia che coinvolge tutti: i nazisti, il potere, la legge, l'ignoranza (?!?!?!) dei politici, noi che non dobbiamo mai scordare con chi abbiamo a che fare.
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di Elisabetta.T, 10 Settembre 2012
"e la follia padroneggiò il paese"...Il caso Collini è un bel libro, molto ben scritto, scorrevole e di piacevole lettura nonostante l'argomento (i crimini di guerra)...
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di Condor57, 28 Agosto 2012
ottimo libro. Lettura scorrevole, buona la trama, un po' leggere le motivazioni degli eventi. L'impressione è che Von Schirach faccia i conti, ponendosi agli antipodi, con la sua storia familiare.
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Gia' visto,gia' letto,gia' scritto......
di Faber 73, 24 Agosto 2012
Nulladiche.........
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di Kafman, 15 Agosto 2012
Finalmente un libro che, seppur senza essere un capolavoro, è credibile e ben scritto. L'autore avvocato ha un modo di raccontare piano e chiaro, comprensibilissimo. La vicenda, al contrario di certi thriller in cui in 24 ore si succedono eventi su eventi, ha un tempo che ricalca la realtà (il protagonista in un giorno scrive una lettera e non altro). Il finale lascia un po' delusi.
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di Mottino **Massimo**, 05 Agosto 2012
Libro di non molte pagine, ma non per questo di meno valore. Storia di un omicida che oltre ad uccidere la vittima ne sfigura il volto a forza di calci per poi chiamare la polizia e farsi quietamente arrestare. A sua difesa viene designato un giovane avvocato alle prime armi che ne patrocina la difesa d'ufficio, vista l'intransigenza del suo assistito nel non indicare i motivi di tale crimine, l'avvocato deve ricostruire gli antefatti, molto lontano nel passato, che hanno portato a tutto questo. Il colpo di scena finale lascia un poco di amaro in bocca.
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di Palomar73, 15 Luglio 2012
Le aspettative ancora una volta mi hanno tratto in inganno: questo lungo racconto, che si legge nel giro di un paio d'ore e dal quale mi spettavo grandi cose, alla fine è risultato alquanto scontato e prevedibile. E non non assegno stelle in più solo in virtù del fatto che sono convinta che i crimini di guerra vadano perseguiti sempre e comunque. Quello rimane. Ma rimane anche che la storia sia piuttosto intuibile e non merita più di tre stelline.
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di Naturalmentefabi, 15 Luglio 2012
Non è un romanzo è un lungo racconto. Piatto, scialbo,noioso. Poteva approfondire di più alcuni personaggi(Hans Mayer, Johanna, Collini stesso) ed anche il periodo storico che non fa mai male ricordarlo. Delusione.
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di Palomar73(non mi muovo da anobii!), 15 Luglio 2012
Le aspettative ancora una volta mi hanno tratto in inganno: questo lungo racconto, che si legge nel giro di un paio d'ore e dal quale mi spettavo grandi cose, alla fine è risultato alquanto scontato e prevedibile. E non non assegno stelle in più solo in virtù del fatto che sono convinta che i crimini di guerra vadano perseguiti sempre e comunque. Quello rimane. Ma rimane anche che la storia sia piuttosto intuibile e non merita più di tre stelline.
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Cattura
di Francesco Sarzana, 14 Luglio 2012
Inizia lento, ma dopo la metà non puoi più smettere.
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di palli, 06 Luglio 2012
Storia di un processo per omicidio in Germania. Una vicenda collegata alla guerra e un giovane avvocato agli inizi della carriera. Scrittura essenziale, senza fronzoli.
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Il metro di giudizio (morale e legale) e le sue oscillazioni.
di Ubik, 03 Luglio 2012
Non riesco a spiegarmi le ragioni del successo di questo libro, così scarno, basato su pochi elementi in gran parte già largamente sfruttati, e con ben altro vigore, da storie precedenti. Il tema dell’omicidio incomprensibile che poi si rivela una vendetta per un grave danno subìto da tanto di quel tempo che se ne è quasi perduta la memoria ci è stato già proposto altre volte. Se poi tale antico danno, violenza, prepotenza ha a che fare col nazismo e/o con le brutalità in tempo di guerra, siamo davvero nell’ambito del dejà-vu, anzi “dejà-stravu”. Non si può dire neanche che la vicenda sia descritta in modo originale o con uno stile avvincente, poiché il tono è piatto, ripetitivo, quasi noioso e gli incisi risalenti all’adolescenza dell’avvocato difensore piuttosto inutili o sovrabbondanti. Si arriva insomma ad oltre metà racconto senza che sia avvenuto molto di interessante finchè il difensore riesce a ricostruire il “peccato originale”, peraltro a partire da una traccia del tutto casuale. Tutta la sostanza migliore del romanzo si palesa da quel momento e risiede in sintesi nel dubbio, morale e giudiziario, se gli eventi accaduti in tempo di guerra debbano essere giudicati col metro dell’epoca o con quello di mezzo secolo dopo allorchè l’opinione pubblica e la morale comune hanno conosciuto nei dettagli le atrocità commesse allora, in gran parte dalle SS e dalla Gestapo, ma anche dagli ufficiali dell’esercito nazionalsocialista. Un merito che va riconosciuto all’autore è di avere evitato di caricare la figura del nazista colpevole di rappresaglia, di connotazioni sadiche e di efferatezze gratuite: egli non è che un ufficiale che svolse il proprio ruolo, estremamente riprovevole con lo sguardo di oggi e dal punto di vista del suo giustiziere, ma mantenuto entro i limiti allora comuni a tante vicende similari, senza alcun eccesso ulteriore. Ciò rende più lineare ed efficace l’assunto di partenza ridotto ai suoi termini essenziali: dobbiamo giudicare col punto di vista del 1943 o con quello del 1999? Un altro punto a favore del romanzo è che la giuria, e l’autore per il tramite di essa, si astiene dal prendere posizione facendo sì che il vendicatore Collini, e indirettamente l’ufficiale Hans Meyer, siano sottratti al giudizio prima dell’emissione del verdetto e che “il caso Collini” venga di conseguenza archiviato: il giurato resta dunque ognuno di noi, nella propria coscienza e nella propria scala etica di valori.
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Piccolo ma grande.
di Pantaleo Magrone, 18 Giugno 2012
Un modesto giallo. Un grande thriller giudiziario. Mi ha fatto conoscere realtà che non sapevo ( ed ho 81 anni ). Ci insegna a non giudicare affrettatamente gli uomini.
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delle astuzie della legge
di tiresia, 11 Giugno 2012
Molto scorrevole non ho altre parole, la prosa non mi ha preso in nulla, però il meccanismo narrativo si impernia tutto sulla procedura processuale tedesca e svela qualcosa della storia recente nella legiferazione della germania che davvero non conoscevo. Ma attraverso una legge passata sotto silenzio in un periodo storico critico (siamo in pieno terrorismo) e consentì la prescrizione per la maggior parte dei crimini nazisti Von Schirach racconta il riassorbimento degli ex gerarchi nel tessuto sociale ed economico del dopoguerra, gli sforzi di una nazione nel confrontarsi con il proprio passato spesso senza remore, la crisi individuale di ogni tedesco figlio di una generazione di cui condivide il sangue (e le relazioni affettive), ma di cui ha rifiutato l’identità.
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di rica, 04 Giugno 2012
una storia molto bella, se vogliamo ache originale, ma scritta e sviluppata in modo scialbo e noiso, personaggi non approfonditi ed avvenimenti trattati in maniera elerafica. Ho letto buone recensione su questo autore e mi chiedo come sia possibile
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Fuori dagli schemi
di Standbyme, 02 Giugno 2012
Un omicidio efferato: vittima un anziano ricco, potente e famoso capitano d’industria. L’assassino: un irreprensibile immigrato lavoratore italiano da poco in pensione. Il difensore d’ufficio: un giovane inesperto avvocato al suo primo processo. L’accusa, diretta dall’integerrimo procuratore capo. La parte civile: rappresentata da un principe del foro, non certo abituato a perdere. Un giudice corretto, desideroso di arrivare alla verità. Ecco, ci sono tutti i presupposti per il solito legal-thriller alla Grisham dove l’avvocato di fama, usa tutti i mezzi, legali e non, per annientare l’inesperto collega. Niente di tutto questo invece: dopo un attimo di smarrimento, per l’insolita piega che la storia sta prendendo, ci si accorge di avere tra le mani un romanzo di ottima qualità. Tra i due legali si instaura un rapporto di reciproco rispetto e fiducia tanto che il più anziano dispensa consigli al giovane collega. Ottima e costruttiva la collaborazione con il procuratore. Ognuno di loro vuole scoprire il movente perché, se tutto è chiaro: colpevole, opportunità, modalità e premeditazione, non si sa cosa abbia spinto la mano dell’assassino. Questo è il vero mistero che, quando verrà svelato, avrà un effetto dirompente. Una prosa pregevole, avvincente senza fronzoli, il carattere psicologico dei personaggi che viene fuori con pochi tratti di penna, la voglia di verità a tutti i costi, rendono questo breve romanzo meritevole della massima valutazione. Il caso Collini è uno di quei libri che ti danno l’ennesima conferma di come sia magica l’arte della letteratura: ingredienti comuni a tanti altri ma la storia che ne esce fuori è magistrale.
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di Alberto Gobetti, 28 Maggio 2012
Storia di una giustizia negata. Di un ragazzo che assiste alla violenza carnale e all'assassinio della sorella negli anni più bui dell'occupazione tedesca nell'Italia del Nord e perde il padre nel corso di una rappresaglia nazista. Di quel ragazzino, divenuto uomo maturo, che decide di farsela da sé, la giustizia, e uccide il carnefice della sua famiglia, un anziano industriale dai modi miti. Di un avvocato alle prime armi, che decide di assumersi la responsabilità della difesa nonostante la sua stretta familiarità con la vittima. Del nucleo legislativo dell'ingiustizia, un codicillo introdotto nel 1968 che derubrica il concorso in omicidio volontario aggravato (in base ai quale si potevano condannare gli esecutori dei massacri nazisti) in omicidio semplice (reato prescrittibile). Vicenda avvincente, ma narrata in modo troppo sbrigativo. Vale come atto di denuncia. Nulla di paragonabile a Durrenmatt - nonostante si insista sull'accostamento.
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Un'opera decisamente interessante **** e mezzo
di Marco, 18 Maggio 2012
In seguito tutti se lo sarebbero ricordato: il cameriere ai piani, le due signore di mezza età in ascensore, la coppia nel corridoio al quarto piano. Avrebbero detto che l'uomo era gigantesco e che puzzava: di sudore. Collini salì al quarto piano. Esaminò i numeri, stanza 400, « Brandenburg Suite ». Bussò. « Sì? » L'uomo nel vano della porta aveva ottantacinque anni ma, come Collini si aspettava, sembrava molto più giovane. Il sudore gli correva lungo la spina dorsale. « Buongiorno, sono Collini del Corriere della Sera. » Lo disse farfugliando e si chiese se l'uomo avrebbe preteso un documento d'identità. « Sì, piacere, si accomodi pure. La cosa migliore è se facciamo qui l'intervista. » Tese la mano a Collini, il quale si ritrasse, perché non voleva toccarlo. Non ancora. « Sono un po' sudato », disse Collini e subito si irritò per averlo detto, sentendosi ridicolo. Nessuno direbbe mai una cosa simile, pensò. « Sì, c'è un'afa tremenda oggi, dovrebbe piovere a breve », disse cordiale il vecchio, sebbene non fosse vero: i locali erano freschi, il condizionatore si sentiva appena. Entrarono nella stanza, tappeto beige, legno scuro, finestrone, tutto costoso e solido. Dalla finestra Collini vide la Porta di Brandeburgo, gli parve stranamente vicina. Venti minuti dopo l'uomo era morto. Quattro proiettili gli erano penetrati nell'occipite, uno, avvitandosi nel cervello, era fuoriuscito dall'altra parte portandogli via mezza faccia. Il tappeto beige assorbì il sangue, il contorno scuro si ingrandì lentamente. Collini posò la pistola sul tavolo. Si mise sul pavimento accanto all'uomo, gli fissò le macchie senili sul dorso delle mani. Col piede fece girare il cadavere. Di colpo diede un calcio con il tacco al viso del morto, lo guardò, poi gli diede un altro calcio. Non riusciva a smettere, continuava a dargli calci, sangue e massa cerebrale gli schizzavano le gambe dei pantaloni, schizzavano il tappeto, schizzavano l'intelaiatura del letto. Il medico legale in seguito non riuscì a ricostruire il numero di colpi, le ossa delle guance, della mascella, del naso e della scatola cranica si ruppero per la violenza. Collini smise solo quando gli si staccò il tacco dalla scarpa. Si sedette sul letto, il viso gli grondava di sudore. Il battito gli tornò normale con grande lentezza. Aspettò, finché riuscì a regolarizzare di nuovo il respiro. Si alzò, si fece il segno della croce, lasciò la stanza e scese in ascensore fino al piano terra. Zoppicava, mancandogli il tacco, i chiodi sporgenti grattavano sul marmo. Nella hall disse alla giovane donna dietro il bancone di telefonare alla polizia. Quella fece domande, gesticolò. Collini disse solo: « Stanza 400, è morto ». Di fianco a lui, una grande lavagna elettronica diceva: « 27 maggio 2001, ore 20, Spreesaal: Federazione dell'industria meccanica tedesca ».
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di tatirt, 16 Maggio 2012
Fulminante, magnetico e molto bello
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di Diego Thrillers, 14 Maggio 2012
http://thrillerpages.blogspot.it/2012/03/news-il-caso-c? Il primo romanzo per l'avvocato/scrittore Ferdinand von Schirach e ha subito raggiunto le prime posizioni in classifica vendendo più di 300.000 copie diventando sicuramente un caso letterario. Chiamarlo legal thriller mi sembra riduttivo e le poche pagine che raccontano questa storia sono dense di significato. Il libro inizia con un omicidio di cui si sa subito il colpevole in quanto Fabrizio Collini, facendosi passare per un giornalista Italiano per intervistare lo stimato industriale Tedesco Hans Mayer, appena entra nella camera d'albergo lo uccide e scende nella hall ad aspettare l'arrivo della polizia per farsi arrestare. Un omicidio senza un movente apparente, che solo dopo varie giornate di dibattimenti in Tribunale riuscirà ad affiorare e vi riporterà ad un episodio accaduto in Italia nella Seconda Guerra Mondiale facendovi riflettere su quanto la giustizia possa essere in linea con la legge. Ripeto, un libro di poche pagine che si legge in giornata ma in cui Ferdinand Von Schirach vuole raccontare la sua pesante eredità: “Ho sentito la necessità di scrivere finalmente qualcosa nella storia del nazionalsocialismo, o più precisamente, sul modo in cui la Repubblica Federale ha fatto i conti con il proprio passato. Se cresci con un cognome come il mio, fin dall’età della ragione, devi porre a te stesso alcune basilari domande e trovare altrettante basilari risposte con cui convivere. Questo è ciò che ho fatto, è una mia precisa responsabilità”
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"E la follia padroneggiò il paese" dai "Sonetti di Moabit", Albrecht Haushofer
di Elishebaez, 04 Maggio 2012
E' un libro che si legge in un paio d'ore, "Il caso Collini", ma la sua brevità è inversamente proporzionale alla moltitudine di emozioni che scatena. L'omicidio efferato perpetrato dal reo confesso Fabrizio Collini, ultrasessantenne emigrato da anni in Germania, ai danni del potente magnate ottantacinquenne Hans Meyer sembra un'azione folle, immotivata, senza soluzione. Collini tace, non si difende, ammette tutta la sua colpa, ma non vuole darne spiegazione. Caspar Leinen, giovane difensore d'ufficio, non si arrende: vuole sapere, fino in fondo, e condurrà una sua personale inchiesta per affrontare la difesa del suo assistito. Il libro di von Schirach è pervaso da una tristezza bellissima. La sua scrittura rende in ogni parola, in ogni istante la sensazione di un passato che i tedeschi hanno affrontato con molto colpevole ritardo. Pur toccando solo una minima parte delle atrocità commesse durante il periodo nazista, ci si cala in un'atmosfera di impatto devastante e, come sempre, ci si chiede come sia stato possibile tutto l'orrore di un periodo storico agghiacciante.
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di Jakobvongunten, 24 Aprile 2012
Se si trattasse di un autore americano, potremmo parlare di un «legal thriller». Ma l’Autore è tedesco e il respiro narrativo, il finale aperto, le questioni che affida al lettore suggeriscono il facile accostamento con lo svizzero Friedrich Dürrenmatt. Il libro si apre con un delitto. Un delitto brutale, descritto in tutta la sua violenza. Ma conosciamo da subito anche l’assassino, un italiano silenzioso, che con distacco segue l’evoluzione giudiziaria del suo atto criminale. Il caso viene affidato d’ufficio ad un giovane avvocato, legato da profondi legami alla vittima e alla sua famiglia. Toccherà a lui ricercare il movente. E questo lo porterà molto lontano nel tempo. Il passato, per quanto rimosso, non scompare. La Germania ha fatto i conti troppo in fretta con la sua storia peggiore, cercando di azzerarla, di cancellare ogni responsabilità. Ma il passato non passa e viene a chiedere il conto. Ottima storia, ben costruita e ben scritta. Senza moralismi. Il giudizio morale è affidato al lettore.
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di Nena, 28 Marzo 2012
Ma che delusione! Avendo letto il suo precedente libro di racconti mi aspettavo molto di più. Il libro si legge in massimo un'ora, in effetti si potrebbe dire che è un altro racconto. Con il tema trattato avrebbe potuto scrivere almeno 300 pagine di interessantissimo legal thriller su un pagina della storia tedesca buia e non ancora dimenticata (per fortuna!) nè risolta (purtroppo). Invece ne esce un libricino con una storia d'amore piatta e inutile, un neo avvocato che naturalmente si trova a dover affrontare un super processo a solo un mese dall'abilitazione (ma pensa un pò), un pubblico ministero inesistente, la storia su un criminale nazista ridotta a 5 dico 5 paginette e un processo che si chiude in tipo 3 settimane e 20 pagine di libro con un nulla di fatto, senza affrontare i temi spinosi, la sentenza, la coscienza pubblica su quei fatti, nulla. Questo libro è il nulla assoluto.
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di Methos, 27 Marzo 2012
giro la pagina completamente immersa e avvolta nella lettura....e vedo i ringraziamenti O___O NOOOOOOOOOOO!!!!! bellissimo! scorre e appare davvero davanti agli occhi. Forse il finale è un pò troppo frettoloso, ma credo che sia più che altro colpa della bravura e della delicatezza di Von Schirach a far rimpiangere che il libro sia finito. Veramente bello!!!
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di Anina e "gambette di pollo", 17 Marzo 2012
E’ un racconto sulla memoria che una persona lascia di sé e che può essere diversa per ciascuno. Ed è soprattutto un racconto su Legge e Giustizia, che raramente coincidono. La prima può essere aggiustata a beneficio dell’uomo o della storia, la seconda dovrebbe essere frutto della comprensione dell’uomo e dei suoi impulsi. La prima può essere gestita in un sistema amministrativo, la seconda, morto Salomone, non si gestisce. La fede (quasi tutte) la rifila al “divino”. Un vecchio industriale 84enne, Hans Meyer, viene ucciso da un 67enne con alcuni colpi di pistola alla nuca. L’assassino, un omone italiano in Germania da 35 anni, se ne sta tranquillo in attesa della polizia e non dice nulla. Il difensore d’ufficio scopre solo dopo essere stato nominato che la vittima, Jean Baptiste Meyer, è Hans Meyer. Il problema per lui è che Meyer è stato quasi un nonno e che è cresciuto in grande amicizia con il nipote, morto in un incidente d’auto insieme a padre e madre. Pieno di dubbi, sarà un panettiere, frustrato perché cuoce pane industriale surgelato, a dirgli qualcosa di comune ma che lo aiuterà a prendere una decisione: “”Forse un giorno o l’altro avrò di nuovo una panetteria come si deve. ….. La questione è semplice. Lei è avvocato, deve fare quello che fanno gli avvocati.”” E lui è, per convinzione, una avvocato penalista. I problemi da affrontare a questo punto sono: per quale caspita di motivo Collini ha ucciso il vecchio? E come farcela quando l’accusa è assunta dal più brillante avvocato in circolazione? Sapremo, ovviamente, il motivo che ha armato la mano di Collini, ma soprattutto scopriremo (per chi non ha avuto ancora modo di scoprilo prima) che la lunga mano della legge, codici e pandette, si è estesa dal nazismo fino al 1968. E come la sottile linea del male sia “quasi” invisibile. Scritto in maniera asciutta, come già Un colpo di vento, mi è piaciuto e mi ha rammentato che non bisogna mai abbassare la guardia.
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di Anina e "gambette di pollo" al mare (senza pc), 17 Marzo 2012
E’ un racconto sulla memoria che una persona lascia di sé e che può essere diversa per ciascuno. Ed è soprattutto un racconto su Legge e Giustizia, che raramente coincidono. La prima può essere aggiustata a beneficio dell’uomo o della storia, la seconda dovrebbe essere frutto della comprensione dell’uomo e dei suoi impulsi. La prima può essere gestita in un sistema amministrativo, la seconda, morto Salomone, non si gestisce. La fede (quasi tutte) la rifila al “divino”. Un vecchio industriale 84enne, Hans Meyer, viene ucciso da un 67enne con alcuni colpi di pistola alla nuca. L’assassino, un omone italiano in Germania da 35 anni, se ne sta tranquillo in attesa della polizia e non dice nulla. Il difensore d’ufficio scopre solo dopo essere stato nominato che la vittima, Jean Baptiste Meyer, è Hans Meyer. Il problema per lui è che Meyer è stato quasi un nonno e che è cresciuto in grande amicizia con il nipote, morto in un incidente d’auto insieme a padre e madre. Pieno di dubbi, sarà un panettiere, frustrato perché cuoce pane industriale surgelato, a dirgli qualcosa di comune ma che lo aiuterà a prendere una decisione: “”Forse un giorno o l’altro avrò di nuovo una panetteria come si deve. ….. La questione è semplice. Lei è avvocato, deve fare quello che fanno gli avvocati.”” E lui è, per convinzione, una avvocato penalista. I problemi da affrontare a questo punto sono: per quale caspita di motivo Collini ha ucciso il vecchio? E come farcela quando l’accusa è assunta dal più brillante avvocato in circolazione? Sapremo, ovviamente, il motivo che ha armato la mano di Collini, ma soprattutto scopriremo (per chi non ha avuto ancora modo di scoprilo prima) che la lunga mano della legge, codici e pandette, si è estesa dal nazismo fino al 1968. E come la sottile linea del male sia “quasi” invisibile. Scritto in maniera asciutta, come già Un colpo di vento, mi è piaciuto e mi ha rammentato che non bisogna mai abbassare la guardia.
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Diciamolo
di PIRO, 13 Marzo 2012
...si, diciamolo. von Schirach è bravo.
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Immenso
di a.p., 07 Marzo 2012
Certamente il più bel romanzo letto da anni. Immenso.














