"Parlare della propria generazione è la cosa più difficile". Marta Zura-Puntaroni è al debutto con "Grande Era Onirica", romanzo sulle ansie e le paure degli under 30. Intervistata da ilLibraio.it l'autrice spiega l'importanza di progetti come l'Erasmus che, "più che mai in questo momento di antieuropeismo e nazionalismo, serve proprio a quei ragazzi che poi vorranno o dovranno lasciare casa per sentirsi più europei e meno spaesati". Quanto al femminismo online, "permette di riconoscersi nel movimento a donne di idee diverse che si sentono comunque chiamate in causa"

Una ragazza che potrebbe avere tutto e invece è soffocata dall’ansia a cui tenta di porre rimedio con psicofarmaci, alcol e nicotina. È la storia descritta da Grande Era Onirica (minimum fax), il romanzo d’esordio di Marta Zura-Puntaroni, che si era già fatta notare con il blog Diario di una snob.
Grande Era Onirica
Le vicende di Marta (si chiama così anche la protagonista di Grande Era Onirica) si svolgono tra Siena, le Marche e Parigi, dove la giovane donna si trasferisce in Erasmus e prova a rimettere ordine nella propria vita. Ma la realtà è diversa e se ne accorge presto.
Un romanzo lucido e sincero su un’esperienza dolorosa, ma condivisa da molti e, spesso, alimentata dalle incertezze dei nostri tempi, quello di Marta Zura-Puntaroni, che si racconta in un’intervista a ilLibraio.it.
Grande Era Onirica
La protagonista del suo libro passa da “un’Era Onirica” all’altra, spesso identificata da una dipendenza. Come si spiega il bisogno di trovare rifugio in sostanze come l’alcol o la nicotina?
“Le Ere Oniriche del romanzo non sono tutte identificate da dipendenze, anzi: la maggior parte di queste è provocata da psicofarmaci prescritti da un medico. Sicuramente le sostanze in generale hanno un ruolo importantissimo nella storia che ho raccontato, però, ecco: è una storia. Non ho le capacità o le competenze per fare altro che narrare storie, e so bene che quello che vale per la mia protagonista nel rapporto con alcolici o nicotina può non essere valido per un’altra persona”.

Il trasferimento a Parigi non si dimostra rivoluzionario come si aspettava la protagonista. Sono sempre di più i giovani che decidono di trasferirsi all’estero, cosa pensa di questa tendenza?
“I miei amici che sono andati all’estero, l’hanno fatto per cercare lavoro, qualcuno poi si è innamorato della città in cui si è trovato a vivere, però buona parte di loro avrebbe di gran lunga preferito avere in Italia le stesse possibilità lavorative e rimanere qui. Inoltre, non confonderei la ricerca del lavoro con l’esperienza dell’Erasmus, che è quella di cui si parla nel libro: un progetto importante più che mai in questo momento di antieuropeismo e nazionalismo, che serve proprio a quei ragazzi che poi vorranno o dovranno lasciare casa per sentirsi più europei e meno spaesati.  La mia protagonista non l’utilizza al meglio”.

Come descriverebbe la generazione degli under 30?
“Non sono capace di fornire una lista delle caratteristiche o dei tratti essenziali; parlare della propria generazione è la cosa più difficile, o meglio: è difficile farlo consapevolmente. Sono sicura che il libro racconta qualcosa della e alla mia generazione, ma non credo sia mio compito farne teoria. Si licet, quando Hemingway in Fiesta parla della lost generation chiarisce che il nome è stato dato da Gertrude Stein, di vent’anni più vecchia di lui”.

Cosa ne pensa del nuovo femminismo, che spesso trova spazio online? Vi si riconosce?
“Mi riferisco a me stessa come femminista, ma non vedo una nuova corrente coesa, men che mai online, anzi, la frammentazione è sempre maggiore e secondo me ciò è positivo: permette di riconoscersi nel movimento a donne di idee diverse che si sentono comunque chiamate in causa. Comunque, più che alle varie etichette sono interessata ai diritti: c’è molto da lavorare sotto molti punti di vista”.

Visto che anche lei ha un blog, Diario di una snob, quali sono a suo avviso i più interessanti da seguire oggi?
“Per ‘blog’ mi riferisco alle riviste online, perché parlare di blog alla vecchia maniera – ovvero quelli simili al mio, i personal blog – ormai ha poco senso. Naturalmente seguendo le timeline dei vari social mi può capitare di leggere di tutto, dal blog di moda a quello di cinema passando per tanto altro ancora. Quelli culturali a cui sono più fedele sono Soft Revolution, Abbiamo le prove, TerraNullius, Minima&Moralia, Le Parole e le cose”.

Quali sono gli autori contemporanei che più apprezza?
“Tra gli italiani senza dubbio Vasta, Siti e Pecoraro – Scuola di Nudo e La Vita in Tempo di Pace sono gli unici due testi che ho letto e riletto durante la stesura di Grande Era Onirica. Tra gli stranieri: Houellebecq, Zadie Smith, DeLillo, Littell. Però non posso davvero fare a meno di citare qualche classico: George Eliot, Emily Dickinson e Tolstoj sono una certezza e un rifugio”.

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