Post 24 maggio 2010
In risposta a Stefano Lorenzetto (Il Giornale)
Caro Stefano,
grazie infinite per l’intervista sul
Giornale del 23 maggio, che ha dato una grande pubblicità alla mia inchiesta
Il partito dei padroni, contenuta nell’omonimo libro pubblicato da Longanesi. Per un giovane cronista come me è un grande onore avere una pagina intera dal
Giornale, al quale ho collaborato da giovanissimo, pagina perdipiù firmata da una penna di vaglia come la tua, che ho sempre seguito come si fa con un maestro: con ammirazione e desiderio di imitazione. Te ne sarò sempre grato.
Una sola precisazione, che ti faccio a titolo personale e amicale, e che riguarda le ultime due domande, che così come sono state presentate potrebbero suggerire a qualche lettore malizioso (l’Italia, lo sai bene, è purtroppo il paese della dietrologia) una lettura distorta. Secondo questa lettura maliziosa – facilitata magari dalla concatenazione delle risposte - potrebbe esserci stata una presunta censura del mio libro da parte del Corriere, e il più grande quotidiano d’Italia potrebbe essere accostato al centro-sinistra. Non sono vere né l’una né l’altra affermazione.
Veniamo alla prima. Ho proposto il mio libro a una grande firma del
Corriere, e sto aspettando risposta, anche perché questo collega ha avuto un problema personale. Peraltro, per il
Corriere è possibile che la notiza sià già vecchia, visto che se ne sono occupati in tanti, compreso
Il Mondo, il giornale nel quale ho l’onore di lavorare.
Il Mondo, come sai, è allegato opzionale del
Corriere, e ha addirittura riservato alla descrizione del libro un grande spazio dentro una cover story, forse “bruciandola” parzialmente per il quotidiano. Non ho mai subito alcuna censura dal
Corriere, che è un giornale liberale, tanto da recensire il mio precedente libro G
li Affari di famiglia (pubblicato sempre da Longanesi) per ben due volte (a firma di Mario Gerevini prima e di Salvatore Bragantini poi), con grande spazio ed evidenza, nonostante le critiche ad alcuni suoi azionisti che il testo contiene. Last but not least, non sono e non mi ritengo così importante da pretendere che tutti si occupino di me. Tutte queste cose riguardano solo me e per questo, quando abbiamo fatto l’intervista, ho esitato 16 secondi a risponderti. Non mi sembrava fosse corretto e opportuno – né tantomeno interessante - rivelarti tutti questi particolari, che per i lettori del
Giornale hanno probabilmente la stessa rilevanza del mio numero di scarpe.
Per quanto riguarda la seconda domanda oggetto di precisazione, la generica e ironica affermazione per cui quelli del centro-sinistra sarebbero “puzzoni, tutti élite e salotti” non ha nulla a che vedere col
Corriere di cui si parla nella risposta precedente. Proprio nulla.
Con preghiera di non avertene a male, e con immutata stima e gratitudine, ti saluto con viva cordialità.
Filippo Astone
Post 20 maggio 2010
Esiste una casta economica che in qualche modo è specchio di quella politica? Come funziona? Quali responsabilità ha nel declino italiano?
Ci sono differenze fra Emma Marcegaglia, Luca Cordero di Montezemolo, Marco Tronchetti Provera da una parte e Paolo Cirino Pomicino, Rosa Russo Iervolino e Clemente Mastella dall’altra? A queste domande cerca di rispondere
Il partito dei padroni. Come Confindustria e la casta economica comandano in Italia (Longanesi, 380 pagine, da oggi in libreria), un libro-inchiesta firmato dal giornalista del Mondo Filippo Astone, già autore di
Gli affari di famiglia.
Il partito dei padroni è un viaggio dentro Confindustria ma anche tra le élite economiche che sono in qualche modo sinergiche ad essa. Di queste ultime viene messa in luce la totale rigidità: spesso gli stessi “padroni” che chiedono flessibilità ai lavoratori hanno posizioni sclerotizzate e quasi del tutto indipendenti dai risultati che raggiungono. Per questo l’autore li paragona alle statue di pietra dell’isola di Pasqua: totalmente immobili da secoli, anche grazie a meccanismi tipicamente italiani come le scatole cinesi, i patti di sindacato e le azioni di risparmio. Come emerge da diverse ricerche citate nel testo, mega-stipendi e laute stock options hanno poco a che fare con i risultati raggiunti da top manager e imprenditori. E la Borsa italiana è da più di un decennio nelle mani di appena 75 personaggi. «In Italia il cuore del potere pulsa con il ritmo di due grandi partiti che non si presentano direttamente alle elezioni: la Confindustria e la Chiesa cattolica. L’inchiesta del
Partito dei padroni si propone di raccontare la prima di queste élite economiche e quelle a essa collegate o sinergiche. E lo farà innanzitutto rispondendo a una serie di domande:
perché Confindustria è così potente in Italia? È all’altezza del ruolo che ricopre? Quali sono le leggi e i provvedimenti che ha imposto e imporrà? In che modo vuole ridisegnare il Paese?
Post 19 maggio 2010
Il partito dei padroni. Come Confindustria comanda l'Italia
''Dopo averci raccontato negli
Affari di famiglia le molte miserie e la poca nobiltà dei figli dei padroni,
Filippo Astone svela i segreti di Confindustria, un partito come tutti gli altri, con tanto di scandali, guerre interne e conflitti di interesse, ma anche ricco (circa un miliardo di ricavi all'anno), potentissimo e ramificato sul territorio. Di Confindustria si è sempre saputo poco o niente. In questo libro, Astone ne esamina la gigantesca struttura svelandone i meccanismi interni e le complesse e oscure alchimie. Spiega perché è così influente e come funziona il suo potere, quali sono le leggi che ha imposto e in che modo vuole ridisegnare il Paese, delegittimando il sindacato e ottenendo mano libera sui contratti...''