Il Libraio

Identità e diritti nell’era Trump: iO Tillett Wright si racconta

di Noemi Milani

Nonostante alla nascita gli sia stato assegnato il genere femminile, durante l'infanzia si è sempre identificato maschio. L'attivista e fotografo iO Tillett Wright, autore del memoir "Darling Days", parla con ilLibraio.it del futuro della comunità LGBTQ sotto il governo Trump, ma anche dell'importanza della visibilità di personaggi trans nei media e delle difficoltà di chi non si vede rappresentato. Oltre a sottolineare l'importanza dell'accettazione e del supporto "fondamentali" di famiglia e amici - L'intervista


Fotografo, attivista, ma anche autore di un memoir, Darling Days (Il Saggiatore, traduzione di S.V. Barberis): iO Tillett Wright, trentaduenne di New York, da alcuni anni fa parlare l’America di identità di genere e recentemente è stato in Italia in occasione del festival Il Tempo delle donne, dove ilLibraio.it lo ha incontrato.

Nonostante alla nascita gli sia stato assegnato il genere femminile, durante l’infanzia iO si è sempre identificato maschio, come racconta nel suo memoir ambientato nel degrado della New York degli anni Ottanta, in cui è cresciuto con la madre, aspirante ballerina e attrice con problemi di dipendenza.

L’identità di genere è al centro anche di un altro progetto dell’artista: Self Evident Truths, la raccolta di quasi 10.000 fotografie di persone che “non si sentono al 100% etero”, raccolte per gli USA. Nel 2012 ha parlato del suo progetto in occasione di TEDxWomen a Chicago e il video, intitolato Cinquanta sfumature di gay, è diventato virale.

Cosa sta succedendo nel suo paese, gli Stati Uniti, in questi mesi di governo Trump e cosa potrebbe accadere in futuro?
“Si tratta di un periodo difficile. Si respira un’attenzione alla politica, anche da parte dei giovanissimi, che mancava da anni. Inoltre le persone transessuali sono più visibili che mai e ci si sta rendendo conto che una sigla come LGBTQ ha senso solo se intesa come un calderone che unisce chi non è eterosessuale. Infatti l’orientamento sessuale e l’identità di genere non hanno molto in comune: con chi vai a letto e come ti senti nel tuo corpo non sono la stessa questione. Da un lato c’è questa divisione interna, dall’altro però oggi sempre meno persone tollerano l’omofobia e sono in tanti a interessarsi ai diritti. Quindi sarà davvero interessante vedere come reagiranno a Trump ogni volta che tenterà di distruggere qualche legge che tutela i nostri diritti”.

Tra le altre cose parla di “diversificazione interna”, la stessa che si respira nelle questioni che ruotano attorno al femminismo, dove alcune frange (sia in Italia sia all’estero) riconoscono come donne solo chi lo è dalla nascita. Lei, che si identifica uomo nonostante sia nato donna, si sente rappresentato dal femminismo?
“Ho scritto un articolo su come, dopo anni di riflessione, sono giunto a riconoscermi come uomo, poco prima che il pezzo venisse pubblicato Trump ha vinto le elezioni e quindi sono esplosi i movimenti come la Women March, tanto che la redattrice della rivista ha deciso di inserire il mio contributo in una serie chiamata ‘storie di donne attiviste’. Allo stesso modo ho tenuto un discorso alla TEDxWomen e ho ricevuto numerosi inviti a eventi femministi e festival per donne. Mi sembra ovvio che è difficile capire a dove appartengo, sia per gli altri sia per me. Detto ciò, non mi sento rappresentato né dal femminismo, né dalla comunità trans. Mi sento molto più legato a realtà che hanno a che fare con la mia quotidianità: essere un artista, venire da New York…”

Parliamo ora della rappresentazione dei personaggi transessuali al cinema e nei media…
“In generale, ultimamente le donne transgender sono molto più rappresentate, ma questa maggiore visibilità porta anche sofferenze più grandi. Per quanto riguarda gli uomini, basti dire che sono stato il primo uomo trans a condurre un reality in tutta la storia (Suspect, in onda su Mtv negli USA, ndr)”.

Cosa pensa dei film in cui personaggi transessuali sono rappresentati da attori cisgender?
“Mi vengono in mente le critiche mosse a Dallas Buyers Club, in cui Jared Leto interpreta la parte di una donna trans. Chi ha avuto da ridire di questa scelta crede che lo stesso film interpretato da attori sconosciuti avrebbe avuto lo stesso impatto? Jared Leto che la notte degli Oscar usa la parola ‘transessuale’ è stato un momento importante in cui si è superata una barriera, grazie alla cultura mainstream. Non posso che apprezzare quando la cultura pop, che è un mezzo potentissimo, aiuta a portare avanti discorsi che altrimenti verrebbero ignorati da gran parte del pubblico mainstream”.

La visibilità, ma soprattutto l’accettazione, nelle mura domestiche quanto è importante?
“Direi che è fondamentale. Non è un caso se i suicidi tra i trans e gli omosessuali che non sono accettati in famiglia sono molto frequenti. L’identità sembra un dato immutabile, invece cresce e cambia con noi, per questo abbiamo bisogno di persone intorno a noi che la sappiano maneggiare come fosse creta. C’è bisogno di avere un posto e delle persone con cui sentirsi liberi di esprimersi. Ora mi identifico al maschile, ma per due anni ho provato con i miei amici a capire come mi faceva sentire la cosa. Per questo motivo è fondamentale il supporto, quando arriva dai genitori, poi, è la cosa più bella”.

 

 

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