Alcune frange estremiste pakistane stanno portando avanti l'iniziativa "I am not Malala", accusando la giovanissima Premio Nobel di essere "strumento dell'Occidente"

È la più giovane Premio Nobel per la pace di tutti i tempi: Malala Yousafzai dopo essere stata ferita alla testa da un gruppo di estremisti Talebani, nemici dell’istruzione femminile, è emigrata in Gran Bretagna dove è diventata in poco tempo la star mondiale dei diritti umani e la portavoce del diritto di studio per tutti i bambini del mondo. “Io sono Malala” (Garzanti) è il libro che racconta la sua storia.

È di oggi la notizia che alcune frange estremiste pakistane stanno portando avanti l’iniziativa “I am not Malala” accusando la giovanissima Premio Nobel di essere “strumento dell’Occidente”: sono oltre 150mila le scuole che hanno aderito e che accusano la “traditrice” Malala di “far parte dello stesso club” del poeta e scrittore dissidente Sulman Rushdie. In un paese in cui vige la legge sulla blasfemia che condanna i cristiani e gli apostati veri o presunti alla morte, l’ascesa di Malala è stata vista oltre che con ammirazione, con rabbia e sospetto soprattutto dalle classi più povere e arretrate del paese: il Pakistan è quindi spaccato in due anche sulla questione Malala.

A difesa della giovane attivista si sta spendeno la comunità internazionale che ha reagito con sdegno all’iniziativa; la cancelliera tedesca Angela Merkel in una conferenza stampa congiunta ha chiesto al premier pakistano Nawaz Sharif di esprimere la sua opinione circa gli attacchi a Malala il quale ha risposto in maniera diplomatica e tergiversante che “Il Pakistan è stato molto fiero che Malala abbia vinto il Nobel”. Nel frattempo sui social network imperversa la campagna #IostoconMalala a sostegno di Malala e contro l’iniziativa del Pakistan estremo.

Noi stiamo con Malala, e voi?

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