Dopo il tentato golpe in Turchia e la repressione di Erdogan, serpeggia un disagio profondo che non può sorprenderci del tutto perché ne conosciamo i contorni. Tornano infatti alla memoria gli eventi della Germania avviata al Reich di Hitler o dell’Ungheria comunista a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso... Sul ilLibraio.it l'amara riflessione della scrittrice e giornalista Nicoletta Sipos, che si appresta a tornare in libreria...

Ci illudiamo di vivere in un mondo proiettato verso il futuro, teso asplendide mete nuove, tutte da scoprire. E poi accade “qualcosa” che manda all’aria questa convinzione svelandola per quello che è: una mera teoria consolatoria. Succede nella Turchia di Recep Tayyp Erdogan dopo la denuncia del golpe ordito dai militari che avrebbe dovuto, sempre secondo il governo, togliere di mezzo il presidente legittimamente eletto. Un putsch fallito, il 15 luglio, culminato con una repressione durissima confermata da decine di immagini. Quella, impressionante, dei corpi nudi di centinaia di militari prigionieri, feriti, forse uccisi. E le foto del parlamento distrutto, dei carrarmati contro la folla inerme, e altre ancora. Alle immagini si aggiungono le parole. Forti, minacciose. L’annuncio dello stato d’emergenza per tre mesi. Il ritorno della pena di morte. La decisione di sospendere la convenzione europea sui diritti umani come ha fatto la Francia dopo gli attentati terroristici. La replica indispettita del ministro degli esteri francese Ayrault che rileva insanabili differenze tra quanto accade ora in Turchia e gli eventi francesi. La controreplica di Erdogan (pensi agli affari suoi – se vuole una lezione di democrazia siamo pronti a dargliela). Le promesse tranquillizzanti del vicepresidente turco Numan Kurtulmusseguite, a dispetto delle parole pacate, dalla comparsa di posti di blocco che consentono un controllo minuzioso, capillare, dei cittadini. Insomma, un quadro quanto mai allarmante, con scambio di battute al vetriolo sulla situazione e la minaccia di escludere la Turchia dall’Unione Europea. Certo è che il mondo non può, non deve, tacere in momenti come questi. Bisogna bene che qualcuno ricordi l’importanza dei diritti umani come il diritto a un giusto processo, alla privacy alla libertà di manifestare ed esprimere la propria opinione senza paura di finire alla gogna o peggio. Dietro le quinte c’è molto altro: il sostegno promesso al governo turco da Donald Trump, candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, e un più stretto rapporto tra Erdogan e Putin. Mosse gravi che prospettano scenari inquietanti per lo scacchiere internazionale.

Alle spalle della cronaca, allarmante in sé, si profila una possibile realtà romanzesca che parla di un golpe finto, ordito in realtà dallo stesso governo turco, molto vicino ai Fratelli musulmani, con l’intento di lanciare una vasta manovra contro le forze laiche dell’opposizione. In effetti, la rapidità con la quale i governativi hanno proceduto agli arresti fa supporre che le liste delle persone da mettere sotto pressione fossero pronte da tempo. Tra loro – oltre ai militari – ci sono giudici, magistrati, professori universitari, giornalisti sui quali ora incombe la pena di morte che Erdogan si propone di applicare per difendere le prerogative del suo governo. E sono già iniziati i suicidi dei ribelli – un vicecapo della polizia, un governatore – che presumibilmente sono solo la punta dell’iceberg.

Serpeggia un disagio profondo che non può sorprenderci del tutto perché ne conosciamo i contorni. Tornano infatti alla memoria gli eventi della Germania avviata al Reich di Hitler o dell’Ungheria comunista a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso. Proprio gli ungheresi inventarono allora la così detta szalámitaktika, la strategia del salame, con un primo ministro – Mátyás Rákosi – che ebbe a vantarsi apertamente di avere fatto a pezzi l’opposizione, affettandola come fosse stato un grosso salame. Parole crude per la dura realtà di ieri. E di oggi. La storia si ripete purtroppo.

nicoletta Sipos

L’AUTRICE E IL SUO LIBRO – Nicoletta Sipos, giornalista e scrittrice, ha lavorato per diversi quotidiani (Avvenire, Il Giorno) ed è stata inviata speciale del settimanale Gente prima di diventare, nel 1994, redattore capo di Chi. Ha lasciato la redazione nel giugno 2009, ma continua a collaborare con la rivista curando la rubrica dei libri.

La promessa del tramonto, il suo nuovo romanzo, uscirà per Garzanti il prossimo 8 settembre. Racconta la storia di un uomo e di una donna capaci di lottare anche quando tutto sembra perduto. Si dice infatti che l’amore superi ogni cosa. Per Tibor, giovane medico ebreo in fuga, è questa l’unica speranza cui aggrapparsi. Ha passato la sua vita scappando: prima dalle leggi razziali dell’Italia nella seconda guerra mondiale, poi dall’odio strisciante nell’Ungheria del 1951, sotto la dittatura comunista. E adesso che è nascosto nella stiva di una nave che dovrebbe salpare verso la libertà, sa che l’unica luce in grado di illuminare il suo cammino è lei. Sara. La donna per cui ha rischiato tutto. La donna che ha cambiato la sua esistenza con uno sguardo. La donna che è disposta ad aspettarlo, qualunque cosa accada. Perché Tibor e Sara si sono fatti una promessa: la promessa di strappare al destino, nonostante tutto e tutti, la felicità che si meritano. La felicità che si meritano i loro figli. Perché nessuno potrà togliere loro la dignità e il coraggio…

nicoletta Sipos

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