Il Libraio

10 libri di racconti da leggere nella vita

di Redazione Il Libraio

Da Nikolaj Gogol’ a J.G. Ballard, passando per Julio Cortázar e Raymond Carver, senza dimenticare Flannery O’Connor e Jhumpa Lahiri: i fondatori della nuova casa editrice Racconti edizioni hanno selezionato per ilLibraio.it 10 libri di racconti da leggere nella vita. Ecco le loro scelte...


Stefano Friani, Emanuele Giammarco e Leonardo Neri, come abbiamo raccontato, sono i fondatori di Racconti edizioni, una piccola casa editrice, che esiste da pochi mesi, e che pubblica solo storie brevi (qui il sito del progetto, ndr). A loro abbiamo chiesto di consigliarci 10 libri di racconti da leggere nella vita.
Ecco le loro scelte:

Quando si pensa alle migliori raccolte di racconti di sempre ricorrono una serie di nomi che per un motivo o per l’altro in questa lista non compaiono: Kafka, Hemingway, Mansfield, Oates, Salinger, Barthelme, Cheever, Čechov, Poe, Borges, Saki, Munro, Saunders e così via. Insomma, gli esclusi illustri per forza di cose saranno sempre una schiera maggiore rispetto a quelli che finiscono per entrare in una top ten simile. Ci siamo lasciati guidare più da un principio di curiosità che non dal canone. E poi, suvvia, i racconti di Kafka li avete letti tutti, vero? Ecco, le raccolte kafkiane sono tutte postume, ci salviamo così.

Shirley Jackson, La lotteria, traduzione di Franco Salvatorelli, Piccola Biblioteca Adelphi, Adelphi, Milano 2007.

Vincere alla lotteria non sempre è una bella cosa, come dimostra il racconto eponimo di questa raccolta, con un orribile twist finale che, alla pubblicazione nel 1949, scioccò i lettori del New Yorker che presero per oro colato quanto narrato nel racconto. Con buona pace di Homer che in una puntata dei Simpson getta il libro di Jackson alle fiamme perché non contiene nemmeno un’indicazione utile su come vincere alla lotteria.

Nikolaj Gogol’, Racconti di Pietroburgo, traduzione di Tommaso Landolfi, ET Classici, Einaudi, Torino 2015.

Cosa succede se un giorno ci si sveglia e si scopre di essere senza naso? (Chiedere a Michael Jackson.) Oppure se il mantello nuovo di zecca che abbiamo comprato con tanto sudore ci viene rubato? Nei Racconti di Pietroburgo, tradotti da un certo Tommaso Landolfi (e chi altrimenti), ne capitano di tutti i colori, tutto è illusione e nulla è come sembra. In particolare, bisogna diffidare della realtà cangiante della Nevskij Prospekt, la via principale di Pietroburgo, fitta di nebbie e misteri che spesso finiscono per sciogliersi in una bella risata, nient’affatto rinfrancante. Nabokov dice: “Se vi interessano le idee, i fatti, i messaggi, state lontani da Gogol’”. Ma a chi interessano in fondo?

Etgar Keret, All’improvviso bussano alla porta, traduzione di Alessandra Shomroni, Universale Economica Feltrinelli, Feltrinelli, Milano 2016

All’improvviso bussano alla porta e uno scrittore israeliano si ritrova ostaggio di un gruppo armato che gli intima di raccontargli una storia, una roba che a David Grossman o ad Amos Oz non succederebbe mai. Lo spasso è sempre surreale e grottesco, come in Ultimamente invece mi si rizza che inizia con un cane particolarmente affettuoso con lo scroto del padrone o in Ilan, in cui una donna nel momento dell’orgasmo deve per forza gridare quel nome. E poi se proprio foste indecisi su cosa leggere tra questi trentotto racconti, c’è anche Il racconto migliore del libro che toglie ogni dubbio.

Chimamanda Ngozi Adichie, La cosa intorno al collo, traduzione di Andrea Sirotti, Einaudi, in uscita a gennaio

Le dodici storie di Adichie racchiuse in questo libro penetrano le anime di uomini e donne, bianchi e neri, occidentali o africani, e schiudono orizzonti e prospettive. La prosa di Chimamanda Ngozi Adichie ha un calore, una sensualità e una capacità di empatizzare e raccontare i sentimenti umani inarrivabile. La perturbante lettura di La cosa intorno al collo è il miglior antidoto contro la condiscendenza e i facili tropi con cui spesso si guarda alla letteratura femminile e a quella africana, al di là degli esotismi di maniera.

J.G. Ballard, La mostra delle atrocità, traduzione di Antonio Caronia, Universale economica Feltrinelli, Milano 2014

Non esattamente il classico “romanzo di racconti” vista la sua natura sperimentale e postmoderna, ma se proprio non riusciste a superare la ritrosia per la forma breve La mostra delle atrocità potrebbe essere un buon modo per rompere il ghiaccio con la forma racconto e per approcciarvi a un vero visionario. Composto da testi autosufficienti e interrelati tra loro, “romanzi condensati” più comunemente detti racconti, dentro ci trovate la scrittura allucinata e acuminata di Ballard, i suoi deliri onirici, la pornografia, i media di massa, la psichiatria e soprattutto Ecco perché voglio fottere Ronald Reagan, Piano per l’assassinio di Jacqueline Kennedy e Tu: Coma, Marilyn Monroe. All’influenza di libri come questo dobbiamo anche capolavori come Cordiali saluti da un mondo insano di Will Self, quasi interamente ambientato in una clinica psichiatrica (ecco un modo per barare e inserire 11 libri invece di 10 in una top ten).

Julio Cortázar, Tutti i fuochi il fuoco, traduzione di Ernesto Franco, Einaudi, ET scrittori, 2014 Torino.

Con buona pace degli altri Cortázar è il più grande scrittore di racconti sudamericano, punto. Ma, a parte le affermazioni gratuitamente tranchant, Tutti i fuochi il fuoco è una vera e propria Bibbia del racconto. Nella razionalità quotidiana irrompe l’irrazionale e scompagina ogni piano: un ingorgo autostradale si protrae fino a costituire una società alternativa e a sé stante; accanto a un letto d’ospedale assistiamo a un pirotecnico cambio di monologhi interiori che ha del miracoloso. Citando lo stesso autore, i suoi racconti vincono sempre per k.o., ma lo stile e la padronanza del ring del boxeur Cortázar lavorano ai fianchi il lettore e ne vincono le resistenze, e il k.o. è anche e inevitabilmente tecnico.

Raymond Carver, Cattedrale, traduzione di Riccardo Duranti, Einaudi, Super ET uniform edition, Torino 2014.

Gran parte del fascino del racconto sta nel non detto, nel mondo che si intuisce fuori dalla pagina, ecco Raymond Carver è l’assoluto maestro della cronaca minuta, delle piccole inezie della vita che si ingigantiscono fino a scoppiare in un crescendo di intensità. Carver è uno scrittore onesto, “senza trucchi da quattro soldi”, che spesso – anche per le vicissitudini editoriali dei suoi testi – narra per sottrazione un’America minore, di serie b. Tutta la sfida immane di Cattedrale è racchiusa nella short story che dà il titolo alla raccolta: un uomo è chiamato a descrivere una cattedrale a un cieco.

E.T.A. Hoffmann, Racconti notturni, a cura di Claudio Magris, traduzione di Carlo Pinelli e Alberto Spaini, ET Classici, Einaudi, Torino 2005.

E.T.A. Hoffmann, Notturni, traduzione di Matteo Galli, Hoffmanniana, L’Orma, Roma 2013.

Amato da Freud e dai surrealisti, Hoffmann è il maestro dell’orrore e del gotico più allucinato, capace di evocare demoni, angosce e fantasmi notturni in una Berlino spiritata e ciononostante mantenere un approccio scettico e realista, quasi metaletterario. Anticipatore della crisi del soggetto e dello scivolamento nella follia che verrà fatto proprio da Poe e da Dostoevskij, questi racconti scritti e pubblicati da Hoffmann tra il 1816 e il 1817 si leggono ancora oggi come duecento anni fa.

Flannery O’Connor, Tutti i racconti, traduzione di Ida Omboni e Marisa Caramella, Bompiani, Milano

Come si può sentire una fervente cattolica a vivere in quel covo di protestanti che è la Georgia, nel mezzo della Bible Belt a sud degli Stati Uniti? La risposta in letteratura è spiazzante e agghiacciante, nell’unico modo conosciuto da Flannery O’Connor, specializzata in epiloghi. Unica eccezione in questa top ten di raccolte, in Tutti i racconti  ci sono le due raccolte di O’Connor. Ogni finale lascia di stucco il lettore; sia in presenza di una svolta clamorosa nelle ultime pagine come in Gli storpi entreranno per primi, sia quando la scrittrice, senza che accada nulla di particolare al plot, traccia un cerchio perfetto serrando la storia come fosse un boccaporto dal quale trapela un che di vapore a depositarsi sulla pelle del lettore. Racconto preferito: Il negro artificiale.

Jhumpa Lahiri, L’interprete dei malanni, traduzione di Claudia Tarolo, Guanda, tascabili Guanda, 2014.

Se cercate una raccolta di racconti con una forza gravitazionale tale da farvi orbitare attorno alla commozione e all’immedesimazione e incollarvi alle pagine senza soluzione di sosta, L’interprete dei malanni fa al caso vostro. Uno di quei libri in grado di stabilire una connessione emozionale potentissima con il lettore e la dimostrazione perfetta di come le cose più interessanti in letteratura vengano fatte da chi parte da una condizione «di minoranza».


LEGGI ANCHE – Le raccolte di racconti scritte da donne da leggere nella vita

(Visited 3.502 times, 1.682 visits today)