il libro

Venivamo tutte per mare

Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l'oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l'arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l'esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l'attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici.
Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall'autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua. Un altro scrittore avrebbe impiegato centinaia di pagine per raccontare le peripezie di un intero popolo di immigrati, avrebbe sprecato torrenti di parole per dire cos'è il razzismo. Julie Otsuka ci riesce con queste essenziali, preziose pagine. 


Titolo
Venivamo tutte per mare
ISBN
9788833922751
Autore
Collana
Casa Editrice
BOLLATI BORINGHIERI
Dettagli
142 pagine, Brossura
Prezzo di questa edizione cartacea

Citazioni più amate

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Venivamo tutte per mare

Venivamo tutte per mare

J. Otsuka

Quando l’imperatore era un dio è il seguito ideale di Venivamo tutte per mare, il romanzo delle giovani donne giapponesi date…

Quando l’imperatore era un dio

Quando l’imperatore …

J. Otsuka

Quando l’imperatore era un dio è il seguito ideale di Venivamo tutte per mare, il romanzo delle giovani donne giapponesi date…

Venivamo tutte per mare

Venivamo tutte per mare

J. Otsuka

Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa…

recensioni

  • Ho letto questo libro appena uscito. È scritto molto bene, lo stile narrativo ti trascina su quelle navi e ti conduce a guardare negli occhi ogni singola donna che racconta la sua storia. Riesci a guardarle e ad accompagnare ogni loro racconto con il ritmo delle onde del mare che l hanno accompagnate durante tutto il loro lungo viaggio verso il destino più insicuro e ignoto. Lo consiglio!

  • "Sulla nave eravamo quasi tutte vergini. Avevamo i capelli lunghi e neri e i piedi piatti e larghi, e non eravamo molto alte. Alcune di noi erano cresciute solo a pappa di riso e avevano le gambe un po’ storte, e alcune di noi avevano quattordici anni ed erano ancora bambine. Alcune di noi venivano dalla città e portavano abiti cittadini all’ultima moda, ma molte di più venivano dalla campagna, e sulla nave portavano gli stessi vecchi kimono che avevano portato per anni". Spesso dimentichiamo che a fare la storia non sono soltanto i grandi personaggi, e che ognuno di noi ha un ruolo nel progetto dell’umanità. L’autrice Otsuka, facendo tesoro di questa grande verità, ha ben pensato di raccontarci una vicenda che non troveremo in tutti i libri di storia, o forse in nessuno, e che conosceremmo solo se non ci fermassimo a osservare distrattamente la selezione di informazioni che ci viene offerta giorno dopo giorno. Venivamo tutte per mare è un romanzo che in poche pagine riassume tutto il dramma delle donne giapponesi, spose per corrispondenza, che nei primi anni del Novecento presero il mare alla volta dell’America in cerca di un avvenire migliore. Con il loro carico di speranza esse giunsero in quella che avevano immaginato la loro “terra promessa”, dove furono costrette ad affrontare la delusione di dover sposare un uomo diverso da quello che avevano conosciuto in fotografia, talvolta troppo vecchio, talvolta troppo violento; la delusione di dover lavorare come bestie da soma a servizio di padroni intransigenti anche quando si ammalavano o erano incinte. Poi, la definitiva beffa del destino con la deportazione durante la Seconda Guerra Mondiale dopo una vita di stenti, e quella che nel romanzo si percepisce come un’amara “scomparsa”, quando, nella memoria degli americani, i tratti dei volti dei giapponesi e delle giapponesi che erano stati al loro servizio cominciano a perdere i loro contorni per poi svanire incorporei come fantasmi. Rossella Muratore

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