Quello di Joann Sfar è un monologo, dalla forma accurata, in cui ci si confronta con l'assenza superando lo spaesamento e creando la consapevolezza del ricordo... - di Maria Anna Patti (CasaLettori)

“Cartesio diceva che le idee ci appartengono dal momento in cui le capiamo”.  Lui era mio padre (Edizioni Clichy), nell’evocare il genitore, offre la panoramica seducente dell’affetto come introiezione intellettuale. Joann Sfar, fumettista, regista, sceneggiatore disegna con pennellate veloci stati d’animo e frustrazioni del protagonista. Un monologo, dalla forma accurata, in cui ci si confronta con l’assenza superando lo spaesamento e creando la consapevolezza del ricordo.

Lui era mio padre
La famiglia allargata fa da scenario con piccoli aneddoti divertenti alla composizione del testo. “Non ho bisogno di padri” una frase che sa esprimere con lucidità il superamento della mitologia affettiva. Non c’è posto per il risentimento e per la nostalgia, emerge la purezza dell’autenticità e il desiderio di essere entità libera dalle manipolazioni del dolore.

I riferimenti alla fede e all’ebraismo mostrano la maturità di chi non vuole lasciarsi intrappolare da gabbie ideologiche e preferisce non smettere di cercare la Verità. La scrittura è prova di coraggio, necessità di rivivere l’infanzia elaborando il lutto attraverso la poetica della parola scritta. Un monito da ripetersi: “Non essere triste, bisogna ridere, bisogna amare”.

L’AUTRICE – Maria Anna Patti, appassionata lettrice siciliana, è colei che ha ideato @CasaLettori, punto di riferimento su Twitter per chi ama i libri. Qui la nostra intervista.

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