Marco Ghizzoni torna in libreria con un nuovo giallo comico, "I peccati della bocciofila". E per l'occasione regala ai lettori de ilLibraio.it un breve racconto inedito "a tema"...

C’è una nuova attrazione a Boscobasso, il bocciodromo. Dono di Dio o strumento del demonio? È vero infatti che con un campo “professionale” in cui allenarsi la bocciofila “Alma Mater” dell’oratorio e il suo capitano Dermille Valcarenghi avranno finalmente la possibilità di salire nelle classifiche provinciali. Ma è anche vero che la moglie del gestore, la barista brasiliana Juliana De Silva, rischia di creare uno scompiglio senza precedenti in un paese così facilmente impressionabile. Così non va: e il meno contento di tutti è il maresciallo Bellomo, che non si è ancora ripreso dal caso precedente ed ecco si trova a indagare contemporaneamente su una rissa, una sparizione di persone e un tentato avvelenamento…

Quella appena sintetizzata è la trama de I peccati della bocciofila, il nuovo giallo comico di Marco Ghizzoni, nato a Cremona, dove vive, nel 1983. Ghizzoni, autore del racconto inedito che proponiamo qui di seguito, è cresciuto in un piccolo paese della provincia cremonese dove sua madre ha gestito un bar per quasi vent’anni, crocevia delle storie e dei personaggi che animano il suo primo romanzo, Il cappello del maresciallo, pubblicato l’anno scorso.

Guanda

Il racconto inedito di Marco Ghizzoni per ilLibraio.it

Non è uno sport per vecchi

“Chi, quei due? Ma fammi il piacere!”.

“Gino, te lo sto facendo il piacere, dicendoti di lasciar perdere!”.

Conosce bene il suo amico, lui, e sa quanto una sconfitta potrebbe bruciargli. Ogni volta è la stessa storia: questione di vita o di morte. Come se oltre le bocce non ci fosse nient’altro.

“Avrai mica paura di quegli sbarbatelli? Avranno la metà dei nostri anni!”.

“Anche meno, a dire il vero, ma resta il fatto che non sono i primi che capitano”.

“Primi, secondi… non fa differenza”.

Brava persona, il Gino Scotti, gran lavoratore a cui la pensione ha dato leggermente alla testa, per usare un gentile eufemismo. Convinto di essere un imbattibile bocciatore, non disdegna alcun tipo di sfida, salvo poi incolpare i suoi compagni di gioco per le non infrequenti sconfitte a cui va incontro. Non che la posta in palio vada oltre alla vittoria in sé davanti a quattro gatti annoiati e spesso pure ubriachi, eppure niente lo fa incazzare di più.

Ma contro due quindicenni, cosa vuoi che sia? Un gioco da ragazzi, appunto. Sì, peccato che facciano parte degli allievi della nazionale italiana di bocce.

“E allora? Avevi forse paura di giocare a calcio con tuo figlio quando eri più giovane? Forza e coraggio che abbiamo la vittoria in tasca”.

Va detto per correttezza che Marco e Christian, questi i nomi dei due ragazzi, vogliono solo fare una partitella a due per divertirsi ed allenarsi; non è loro intenzione umiliare nessuno, men che meno quei signori che potrebbero essere i loro nonni.

Vallo a spiegare al Gino, però, per cui non esistono mezze misure. Quello delle bocce è un gioco d’esperienza, è solito dire, e non c’è tempo per divertirsi.

Tutto è pronto per iniziare; il sedicente campione lascia ai giovani giocatori il primo lancio, la boccia si ferma a mezzo millimetro dal boccino.

Cominciamo bene.

Il secondo lancio non è da meno: la bocciata è il punto forte di Christian. Il volto del Gino si fa teso, la vena sulla tempia destra comincia a pulsare; deve dare il meglio di sé, una giocata normale non basta. Impugna la boccia, affila lo sguardo e lancia. La sfera supera il boccino di venti centimetri buoni.

“Vaff…!”.

Tocca al suo compagno di squadra il quale, per essere poco più che un dilettante, non se la cava poi male avvicinandosi pericolosamente alla boccia di Marco.

Sorride, cerca di stemperare la tensione togliendosi un’immaginaria goccia di sudore dalla fronte. Vorrebbe esalare un “io te l’avevo detto”, ma resiste, lo fa per quieto vivere e per il suo amico che sembra sul punto di perdere i sensi.

Il Gino sa che quello è il lancio decisivo, non può chiudere la prima manche in svantaggio di due punti. Tenterà, con colpo da maestro, di allontanare la boccia di Marco facendo in modo che la sua sfiori il boccino. Non è facile ma può farcela.

Inspira a fondo, si piega sulle ginocchia, il petto quasi parallelo alla pista; fissa a lungo il suo obiettivo, tira indietro il braccio, carica il lancio e…

CRACK!

Il dolore alla schiena è lancinante. Gino si accascia al suolo, mentre la boccia che stringeva nella mano destra rotola lentamente e inesorabilmente dietro di lui.

È finita. Figura di merda rimediata e viaggio diretto al pronto soccorso.

Forse un po’ di “esperienza” in meno non avrebbe guastato.

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