Su ilLibraio.it un capitolo da "Nostra signora degli eretici", saggio del biblista Alberto Maggi, che si rivolge a quanti vogliono riappropriarsi della figura di Maria in quella che è la sua reale essenza

Torna in libreria per Garzanti in una nuova edizione Nostra signora degli eretici, saggio del biblista Alberto Maggi (collaboratore de ilLibraio.it), che si confronta con la figura della madre di Gesù. Di Maria, secondo il saggio, si sono impadroniti, nel corso dei secoli, i movimenti più retrivi e reazionari, facendone la portabandiera di rivendicazioni oscurantiste e antievangeliche.

Sempre secondo Maggi, la sua limpida figura è stata poi inquinata da una pioggia di pseudo-apparizioni che ci presentano, secondo un cliché ormai stantio e ripetitivo, una madonna-giramondo sempre loquacissima, che affida misteri e segreti a persone d’ogni genere, e che non manca di versare lacrime, magari di sangue, da statue di ogni continente.

Con questo libro frate Maggi si rivolge a quanti vogliono riappropriarsi con decisione della figura di Maria in quella che è la sua reale essenza: non più ridotta a un’icona solo da venerare, ma una persona con cui camminare insieme. Solo in questo modo è possibile cancellare quell’aura che per secoli ha reso Maria distante, inavvicinabile, inimitabile, per riuscire così a vedere Maria con gli occhi di un abitante di Nazaret, e Gesù con gli occhi di Maria e della sua famiglia.

Su ilLibraio.it, per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo un estratto dal primo capitolo:

DAI BASSIFONDI DI ISRAELE

“… da Nazaret può uscire qualcosa di buono?…” (Gv 1,46)

In un posto peggiore non poteva nascere. Mai nominata nei testi della Bibbia e negli scritti rabbinici, Nazaret (ebr. Nazret) gode di una pessima reputazione, e così pure i suoi abitanti. Perché? Non è solo Nazaret a essere malfamata, ma tutta la regione in cui il paese si trova: la Galilea. La terra di Israele – al momento di questa inchiesta – è divisa in tre regioni: al sud la Giudea, al centro la Samaria, al nord la Galilea.

La Giudea è la regione santa; ha il privilegio di ospitare, nella Città di David, la gloriosa Gerusalemme (ebr. Yerushalàyn), città santa per eccellenza, il Tempio innalzato senza risparmi dal re Salomone (1 Re 5,15ss) e ora restaurato con nuovo fasto da Erode; è qui che risiede la «Gloria» di colui che troneggia sui cherubini: YHWH (cfr. 1 Re 8,11; Is 6,3).

La terra d’Israele è l’ombelico del mondo: Gerusalemme è al centro della terra d’Israele, il Santuario è al centro di Gerusalemme…

Gerusalemme conta circa ventimila abitanti dentro le mura più altri cinque-diecimila fuori 4 e costituisce la cittadella della scienza teologica e giuridica del giudaismo. I rabbini che vi insegnano godono di eccelsa considerazione nel mondo ebraico, tanto che la gioventù accorre da ogni angolo della terra per sedersi ai loro piedi. Ma non si vive di solo spirito. Gerusalemme attira, infatti, anche i grandi capitalisti: commercianti, esattori di imposte ed ebrei della diaspora che, ormai ricchi, vi si ritirano a riposare per motivi religiosi ed economici, essendo il Tempio la più sicura banca di tutto il Medio Oriente.

Al centro, quasi a dividere Giudea e Galilea, sta l’odiata, eretica, immonda Samaria, i cui abitanti non sono considerati “neppure un popolo” (Sir 50,25), e sono piamente definiti nella Bibbia come “il popolo stolto che abita a Sichem” (Sir 50,26). I samaritani attribuiscono rilevante importanza alla loro discendenza dai patriarchi ebrei; ma i giudei contestano e anzi negano questa pretesa: gli abitanti della Samaria sono per loro dei meticci, cioè discendenti di coloni medo-persiani; quindi assolutamente estranei al popolo ebraico. Sono considerati addirittura idolatri per il culto reso sul monte Garizim (da essi ritenuto montagna sacra), nonché ad altre divinità.

Ecco come la loro origine viene narrata dalla Bibbia:

Il re d’Assiria mandò gente da Babilonia, da Cuta, da Avva, da Camat e da Sefarvàim e la stabilì nelle città della Samaria al posto degli Israeliti. E quelli presero possesso della Samaria e si stabilirono nelle sue città. Venne uno dei sacerdoti deportati da Samaria, che si stabilì a Betel e insegnava loro come venerare il Signore. Ogni popolazione si fece i suoi dèi e li mise nei templi delle alture costruite dai Samaritani, ognuna nella città dove dimorava. Gli uomini di Babilonia si fecero Succot-Benòt, gli uomini di Cuta si fecero Nergal, gli uomini di Camat si fecero Asimà. Gli Avviti si fecero Nibcaz e Tartak; i Sefarvei bruciavano nel fuoco i propri figli in onore di Adrammèlec e di Anammèlec, divinità di Sefarvàim. Veneravano anche YHWH; si fecero sacerdoti per le alture, scegliendoli tra di loro: prestavano servizio per loro nei templi delle alture. Veneravano YHWH e servivano i loro dèi, secondo il culto delle nazioni dalle quali li avevano deportati. Fino ad oggi essi agiscono secondo i culti antichi: non venerano YHWH e non agiscono secondo le loro norme e il loro culto, né secondo la legge e il comando che YHWH ha dato ai figli di Giacobbe, a cui impose il nome d’Israele (2 Re 17,24.28-34). 

nota: nel libro sono presenti i riferimenti bibliografici e le note, che qui abbiamo eliminato

(continua in libreria…)

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