"Quando un libro bussa alla porta della mente e del cuore in un momento difficile della vita, come un lutto o una malattia, bisogna aprire e lasciarsi coinvolgere...". Parola di Ines Caminiti, che ha scritto un diario commovente in cui racconta la lotta contro l'anoressia della figlia. E che su ilLibraio.it spiega come la lettura a volte può essere terapeutica...

Ines Caminiti, in libreria per Vallardi con Le piume dell’uccellino, è una madre che ha sofferto lo strazio di vedere la figlia dimagrire e indebolirsi, giorno dopo giorno, per anni, e che a un certo punto ha deciso con questo suo commovente libro di testimoniare la sua esperienza famigliare devastante. Un inno d’amore a sua figlia Serena, vittima dell’anoressia.

La lotta di queste due donne contro la malattia ha avuto un esito finale fausto: con l’amore fondamentale della famiglia e con le terapie indispensabili (psicoterapia, ricovero, nutrizione clinica ospedaliera), oggi Serena è uscita dalla spirale del nulla e ha riagganciato la vita, dono meraviglioso da non sprecare.

Le piume dell'uccellino

Per ilLibraio.it, Ines Caminiti ha scritto un testo in cui spiega perché i libri, in determinati momenti della vita, possono rivelarsi un’ottima terapia. Ve lo proponiamo qui di seguito:

Quando un libro bussa alla porta della mente e del cuore in un momento difficile della vita, come un lutto o una malattia, bisogna aprire e lasciarsi coinvolgere.
Personaggi e vicende di chi racconta possono diventare difatti una medicina per chi accoglie la storia narrata con le sue emozioni e la sua trama.
Un libro riesce a interrompere miracolosamente il circolo vizioso dei pensieri rovinosi e distrae dal logorio incessante di chi vive un disagio; alleggerisce per un po’ la fatica del dolore, sostenendo il subbuglio interiore delle sensazioni e delle riflessioni che assalgono nei momenti tragici; può stemperare l’angoscia e alleviare lo spirito contrito di chi s’ immerge nella novità della vicenda narrata.
Si può provare a riempire con un libro il proprio spazio interiore, nudo e vuoto per la sofferenza, con uno spazio ricco di parole, storie e situazioni; si può inoltre trasformare durante la lettura il proprio tempo intriso di solitudine e grondante di silenzi con un tempo vivace di umanità, propizio per salire a galla dal proprio sconforto e riprendere a respirare.
Il libro fa compagnia e prova a dare senso al vuoto di senso che il dolore porta con sé; esso inoltre dispone all’ascolto e facilita la flessibilità ad aprirsi a nuove esperienze, contrastando l’immobilismo fisico e la paralisi interiore che inaridiscono l’energia vitale di chi vive un disagio.
Un libro aiuta a uscire dal proprio male e a prenderne le distanze, predisponendo l’animo a superare l’ostacolo; pur non curando le ferite, diventa capace di medicarle, conducendo il lettore a oltrepassare il senso angoscioso d’ impotenza e a ridare coraggio.
In un certo senso il libro è terapeutico e porta come valore aggiunto, nello svolgersi dei capitoli, la sorpresa della storia.
Esso diventa quindi curiosità, esperienza nuova, stupore; può allora essere definito “dono” dell’autore al lettore e, come tale, è amore; è un dono d’amore che aiuta a sollevare lo sguardo e a trovare la forza per riprendere il cammino.
A questo punto, se si riesce a ripartire, nonostante un dolore abbia piegato, straziato, logorato, il libro favorisce anche un atteggiamento positivo verso la vita, come di rinascita dopo un dolore superato.
Si coglie così quel senso di libertà interiore, che è il valore distintivo dell’uomo e della sua dignità; questa bellezza, che è novità sorprendente e stupefacente, si può raggiungere assaporando le pagine di un libro!

*L’autrice attualmente lavora in una libreria medico-scientifica. Destinerà il ricavato di questo libro a un’associazione per la cura dell’anoressia.

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