Tre autrici in cinquina (Alessandra Sarchi, Donatella di Pietrantonio e Laura Pugno); il premio all'Opera Prima assegnato ai racconti di Francesca Manfredi. Solo un caso? Forse, ma senza dubbio negli ultimi tempi è cresciuta l'attenzione nei confronti di determinati atteggiamenti maschilisti che riguardano anche parte del mondo letterario... - Il commento

Tre autrici in cinquina (Alessandra Sarchi, Donatella di Pietrantonio e Laura Pugno); il premio all’Opera Prima assegnato ai racconti Francesca Manfredi. Dopo la vittoria di Simona Vinci dello scorso settembre, quella 2017 per il Premio Campiello si annuncia come un’edizione al femminile. Solo un caso? Forse, ma senza dubbio è cresciuta l’attenzione nei confronti di determinati atteggiamenti maschilisti che riguardano anche parte del mondo letterario. In questo contesto, in un’annata in cui non mancano i bei romanzi italiani scritti da donne, una cinquina composta in maggioranza da scrittrici in un premio così importante, rappresenta sì un’eccezione, almeno per il momento, ma anche un’interessante novità.

Come ha evidenziato il presidente della Salani Luigi Spagnol in un intervento dell’ottobre scorso, dal titolo “Maschilismo e letteratura, cosa ci perdiamo noi uomini?” a cui, sempre su ilLibraio.it, ne sono seguiti diversi altri (e altri sono in arrivo nelle prossime settimane), nei premi letterari, e il discorso è valido a livello internazionale, le vittorie da parte delle scrittrici sono significativamente meno frequenti rispetto a quelle degli scrittori.

Spagnol si è chiesto: “Si pubblicano tantissime donne, ma i loro libri vengono presi nella stessa considerazione con cui vengono presi i libri dei maschi?”. In fondo, la questione fondamentale è proprio questa.  Ancora con l’editore: “Riconosciamo, il mondo letterario e la società in generale riconoscono alle opere scritte dalle donne la stessa importanza che viene riconosciuta a quelle scritte dagli uomini? Siamo altrettanto pronti, per esempio, a considerare una scrittrice o uno scrittore dei capiscuola, ad accettare che una donna possa avere la stessa influenza di un uomo sulla storia della letteratura? D’istinto, la risposta che mi sono dato è: no, non lo siamo”.

Secondo la scrittrice Valeria Parrella, che abbiamo intervistato di recente, il discorso è ancora più ampio: “Le donne sono la forza propulsiva della nazione, ma la loro energia è ancora soffocata dal maschilismo”. Eppure, come detto, la sensibilità verso certe questioni, anche grazie alla rete, e anche grazie a molti uomini, sta crescendo.

Chiudiamo con Loredana Lipperini, che abbiamo intervistato nei giorni scorsi. Alla scrittrice, giornalista e conduttrice di Fahrenheit abbiamo chiesto se oggi un’autrice donna viene o meno considerata alla pari di uno scrittore? “Ufficialmente sì. Ma esistono i non detti, quelli che ti portano, nei comportamenti effettivi, a ‘vedere meno’ le scrittrici, a non considerarne comunque il valore come paritario. Non è una questione di politicamente corretto o di quote rosa: quante scrittrici esibiscono ego ipertrofici come molti, moltissimi colleghi maschi, certi di aver scritto il capolavoro del millennio a ogni uscita? Poche, mi sembra. E va bene, ma è come se anche fra le autrici passasse quell’insicurezza e quella mancanza di fiducia in se stesse che viene dalla controparte maschile. Come diceva Grace Paley, le scrittrici leggono i colleghi. Ma la cortesia non viene sempre ricambiata”.

Insomma, l’augurio è che sia una sfida da tutti i punti di vista alla pari, tra i due scrittori (Massini e Covacich) e le tre scrittrici. Per la cronaca, l’ultima cinquina a maggioranza femminile del Campiello risale al 2008 (in quel caso le scrittrici furono ben quattro, e vinse Benedetta Cibrario).

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