Le regole della grammatica non sono eterne (ma questo non significa che si possano trascurare a cuor leggero) - L'approfondimento su ilLibraio.it (e un quiz...)

Le regole della grammatica non sono eterne (ma questo non significa che si possano trascurare a cuor leggero).

Cominciamo con un quiz: sono corrette queste forme verbali?

a) soddisfi

b) soddisfiamo

c) che voi soddisfiate

d) disferò

e) disferei

f) soddisfavo

g) disfarono

h) se io disfassi

i) soddisfando

l) disfato

Prima di rispondere, conviene farsi un’altra domanda: che cosa hanno in comune queste forme verbali? Intanto, sono voci di due composti di fare: soddisfare e disfare. Poi sono tutte forme “analogiche”: non seguono cioè la coniugazione irregolare del verbo da cui derivano, ma si comportano come se fossero verbi regolari della prima coniugazione.

In generale, i composti di fare si coniugano come fare. Dunque le forme regolari sono quelle irregolari che vedete nella colonna di destra:

soddisfi                                  soddisfai

soddisfiamo                          soddisfacciamo

che voi soddisfiate               che voi soddisfacciate

disferò                                   disfarò

disferei                                  disfarei

soddisfavo                             soddisfacevo

disfarono                              disfecero

se io disfassi                          se io disfacessi

soddisfando                          soddisfacendo

disfato                                    disfatto

Allora le forme della colonna di sinistra sono tutte sbagliate? No, non tutte. E come facciamo a stabilire quali sono le forme giuste, se vogliamo rispondere al quiz iniziale o se, più seriamente, stiamo scrivendo e dobbiamo usare al gerundio il verbo soddisfare? Be’, prendiamo una grammatica o apriamo un vocabolario (che per fortuna oggi riporta la coniugazione dei verbi irregolari).

Secondo l’attuale bibbia dell’italiano, cioè la grammatica di Luca Serianni, tra i composti di fare “solo soddisfare e disfare hanno sviluppato (…) forme autonome per il presente indicativo e congiuntivo, da considerare altrettanto accettabili”: quindi accanto a soddisfaccio, soddisfai, soddisfà, soddisfanno sono lecite le forme (modellate sulla prima coniugazione regolare) soddisfo, soddisfi, soddisfa, soddisfano, così come, per il congiuntivo, accanto a disfaccia e disfacciano sono lecite le forme disfi e disfino; però – continua Serianni – la “tradizione grammaticale” preferisce soddisfacciamo (indicativo e congiuntivo) e soddisfacciate (congiuntivo): non sono ammesse dunque le forme disfiamo o soddisfiate, così come sono da considerare errate le forme analogiche in tutti gli altri tempi e modi verbali (con una parziale tolleranza, solo per soddisfare, per il futuro soddisferò e il condizionale soddisferei).

Se invece consultate la voce disfare sul dizionario Garzanti online, noterete che sono ammesse, senza limitazioni di registro, quasi tutte le forme analogiche, perfino quelle che come minimo sarebbero da considerare molto fam. e anche pop. (cioè popolari, tipiche di un parlato non sorvegliato) come l’imperfetto disfava e il gerundio disfando (su cui il correttore ortografico del mio computer non transige). Restano errate quelle del congiuntivo imperfetto e del participio passato, dove la sola forma accettabile è ancora quella che segue fare (disfacessi e disfatto). Lo stesso vale per soddisfare (con l’unica, minima variazione del participio presente, che è solo soddisfacente; la notizia è semmai che secondo il Garzanti sarebbe lecita la forma disfante).

Il dizionario Treccani e lo Zingarelli (ho sotto gli occhi l’edizione 2012) si collocano a metà strada tra questi due estremi (il Treccani, in realtà, su soddisfare è praticamente sulle posizioni di Serianni, mentre su disfare è di manica un po’ più larga).

Proviamo allora a rispondere al quiz iniziale.

Secondo Serianni, le forme corrette nella lista di partenza sono 1 su 10 (la a).

Secondo il vocabolario Treccani, quasi 2 su 10 (nel parlato familiare è lecita anche la b)

Secondo lo Zingarelli 2012, 5 su 10 (a, b, c, d, e).

Secondo il dizionario Garzanti, 8 su 10 (a, b, c, d, e, f, g, i)

Per fortuna, il quiz iniziale non metteva in palio ricchi premi, altrimenti la giuria sarebbe stata travolta dalle contestazioni.

Come è possibile una cosa del genere? Grammatiche e vocabolari non vanno d’accordo tra loro? Le regole non sono uguali per tutti? Il quiz su disfare e soddisfare ci permette di mettere alcuni puntini sulle i a proposito di regole ed errori.

1 – Le “regole” cambiano col passare del tempo. La grammatica di Serianni è del 1988, l’edizione nelle Garzantine, intitolata Italiano, è del 1997 (e ristampata senza variazioni da allora). Con il passare degli anni, l’uso ha reso accettabili forme prima ritenute errate. Considerate per esempio che nel vocabolario Zingarelli 2002 la forma soddisfiamo era accompagnata dal marchio d’infamia evit. (cioè molto sbagliata, da evitare), mentre nell’edizione 2012 è presentata sulle stesso piano di soddisfacciamo. Ciò che era errore nel 2002, dieci anni dopo non lo era più.

2 – L’uso, per grammatiche e vocabolari, non viene stabilito con un referendum. Non si va a cercare su Google se ci sono più occorrenze di disfando o di disfacendo. L’uso è quello dei parlanti e degli scriventi consapevoli (i bravi scrittori, per esempio), filtrato dalle diverse sensibilità degli estensori di grammatiche e vocabolari. Nel caso dei composti dei verbi irregolari, le forme analogiche rappresentano una tendenza “naturale” della lingua: le tabelle delle coniugazioni regolari sono di fatto un modello, che esercita una potente attrazione. Dunque quelle forme sono sempre più diffuse (ne parlo anche qui, a proposito di altri composti di verbi irregolari), ed evidentemente alcuni linguisti (quelli che hanno compilato le voci disfare e soddisfare del dizionario Garzanti, per esempio) sono più inclini di altri ad accoglierle tra quelle accettabili. Anche loro, però, non accettano TUTTO: al loro orecchio (alla loro consapevolezza linguistica) suonano sempre sbagliate forme come disfassi o disfato, che pure rispondono alla stessa logica delle altre. Quindi in grammatica l’orecchio e la sensibilità contano più della pura logica (e almeno disfato e soddisfato credo proprio che non passeranno mai).

3 – Ma allora, praticamente, come ci dobbiamo regolare? È giusto o no scrivere soddisfavo e disfando? Come facciamo a fidarci di grammatiche e vocabolari, se danno risposte contraddittorie? Intanto, consultare un buon vocabolario non è mai inutile. Prendiamo il caso di altri composti di verbi irregolari. È giusto dire benedirono o malediva o è obbligatorio usare le forme derivate da dire, cioè benedissero e malediceva? Aprite il dizionario e scoprite che quelle forme analogiche vengono accolte, accompagnate però dalla limitazione pop. Significa che nel parlato “popolare” quelle forme sono diffuse; ma proprio perché sono pop. non le userete in uno scritto sorvegliato. Tornando ai nostri disgraziatissimi disfare e soddisfare, io mi terrei nel mezzo. Trovo difficile accettare, se non in un dialogo che riproduce un parlato non sorvegliato, forme come soddisfavo e disfando, così come troverei antiquate forme come soddisfarò o soddisfaresti. In generale, comunque, più lo scritto deve essere sorvegliato e formale (un tema di letteratura, un saggio, una relazione tecnica) più è opportuno impiegare la coniugazione, regolarmente irregolare, legata a fare.

In conclusione, per orientarsi in queste materie spinose è indispensabile sviluppare la consapevolezza linguistica, leggendo con attenzione gli scrittori e i giornalisti (e anche consultando più vocabolari e grammatiche, se si vuole approfondire). La consapevolezza linguistica è ciò che vi permette di fare quello che volete con la lingua. Se siete degli ignorantoni, un errore è un errore, non ci sono scuse. Se siete bravi scrittori, o semplicemente dei parlanti avvertiti e capaci di argomentare, quell’“errore” sarà una scelta consapevole (o potrete farlo passare come tale).

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L’AUTORE – Massimo Birattari, consulente editoriale, traduttore, autore, ha scritto Italiano. Corso di sopravvivenza (TEA), È più facile scrivere bene che scrivere male (Ponte alle Grazie) e quattro romanzi per ragazzi, su grammatica, scrittura, lettura: Benvenuti a Grammaland, La grammatica ti salverà la vita, Scrivere bene è un gioco da ragazzi, Leggere è un’avventura (tutti Feltrinelli Kids). È l’autore anche della scatola-gioco Le carte della grammatica (Gribaudo).
Il suo blog è www.grammaland.it.
Qui i suoi articoli per ilLibraio.it

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