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L'armadio dei vestiti dimenticati di Pulkkinen Riikka
‘Vorrei un amore che sia tutto per me. È chiedere troppo? È un genere di amore ormai superato?’
di Tata, 17 Aprile 2012
Una mano creativa e sensibile ha saputo tessere le trame di una storia d’amore che supera i confini del banale e dello scontato, per arrivare ad esplorare le vaste dimensioni, ignote e continuamente in divenire, dell’animo e della psiche umana, arrivando diritta al cuore di un’instancabile lettrice. ‘L’armadio dei vestiti dimenticati’ racconta la fine di un mistero e l’emergere di una taciuta verità. Non è un caso che il titolo originale finlandese sia ‘Totta’, verità. Tutto inizia quando Anna apre l’armadio della nonna Elsa, malata terminale di tumore, e ne estrae un vestito in stile anni ’50. Lo indossa. La nonna, vedendola con addosso proprio quell’abito, decide di svelare un segreto tenuto nascosto per più di quarant’anni. E così, dunque, l’armadio, da semplice arredo si trasforma in un enorme scatola che custodisce i segreti di una famiglia e gli abiti appesi diventano l’emblema degli stessi segreti. Se ne stanno lì, appesi, immobili, chiusi a chiave dentro un’enorme scatola di legno tarlato, tra l’odore di vecchio e di muffa, fino a quando Anna gli dona la libertà, concedendo loro il diritto di esistere. Da quel momento inizia una serie di salti temporali, di flashback, momenti in cui passato e presente si accavallano… fino alla fine, quando le vite delle due protagoniste principali si sovrappongono, secondo una sequenza temporale che non conosce passato, presente o futuro. Sfogliare le pagine di questo romanzo è stato per me come osservare attentamente delle fotografie in primo piano, dove il volto del soggetto è visibile chiaramente, se ne intravedono i difetti e se ne apprezzano le bellezze, le complessità. Sullo sfondo, un paesaggio sfocato, indistinto, una cornice che esiste, silenziosa, non marginale, ma fondamentale per conferire all’epilogo un vago e sottile senso di paura e di smarrimento. 5 stelle piene.













