Degli oltre 200mila che erano partiti dall’Italia con la prospettiva di contribuire a una facile vittoria, meno della metà riuscirà a ritornare nel nostro paese dopo sofferenze e traversie indicibili. Giulio Milani racconta "I naufraghi del Don" attraverso la voce degli ultimi testimoni

“Quando il sole sorse sulle macerie, la trapunta innevata scoprì, agli occhi dei sopravvissuti, la forza dell’ecatombe che quel sacrificio era costato: in cinque ore effettive di combattimenti, erano morti non meno di cinquemila italiani. Tra loro, un generale, due colonnelli, quaranta ufficiali, e un’intera gradazione di posizioni gerarchiche e di atti di valore che un medagliere postumo si sarebbe incaricato, dopo la battaglia, di apporre sui petti inanimati di uno sterminato cimitero di statue di ghiaccio”.

Attraverso la voce degli ultimi testimoni, nel suo nuovo libro Giulio Milani racconta I naufraghi del Don (Laterza), gli italiani sul fronte russo, protagonisti di una delle più drammatiche battaglie combattute dal nostro esercito nella seconda guerra mondiale, finita con la tragica ritirata di Russia dal Don verso casa.

giulio milani

È il 26 gennaio 1943. A Nikolaevka, sul fronte russo, si svolge una battaglia che ha prodotto la più alta e ampia letteratura italiana di tutta la seconda guerra mondiale: per riportare a casa ciò che resta dell’Armata italiana in Russia il corpo degli alpini deve superare undici sbarramenti in successione, altrettante cinture infernali oltre l’accerchiamento avversario, superiore per uomini e mezzi. Degli oltre 200.000 che erano partiti dall’Italia con la prospettiva di contribuire a una facile vittoria, meno della metà riuscirà a ritornare nel nostro paese dopo sofferenze e traversie indicibili.

Nel libro di Milani, grazie ai racconti di molti degli ultimi testimoni, emergono i lati oscuri come le punte di eroismo e di solidarietà che hanno fatto della ritirata di Russia, nel quadro più ampio dello scontro sul fronte orientale e dell’assedio di Stalingrado, il corrispettivo italiano dell’Anabasi di Senofonte, ossia una vicenda di straordinario significato umano, prima che militare e politico, che ha segnato il destino d’Italia e d’Europa.

L’autore, Giulio Milani, impegnato nell’editoria con Transeuropa e con la promozione e il coordinamento della collana di coedizioni “Indies” di Feltrinelli e dello scaffale di tutela della bibliodiversità con LibrerieCoop, ha pubblicato, tra gli altri, il reportage narrativo La terra bianca. Marmo, chimica e altri disastri (Laterza, 2015), e curato antologie come I persecutori (con Marco Rovelli) e Over-Age. Apocalittici e disappropriati.

 

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