Perché per essere apprezzate noi scrittrici dobbiamo essere socievoli a tutti i costi?

di Redazione Il Libraio | 09.01.2017

"Essere sempre socievoli, gentili e amichevoli non dovrebbe essere il prezzo da pagare per diventare scrittori, ma per le donne lo è, quasi inevitabilmente". Negli Usa la denuncia di Emily Gould apre il dibattito...
Anche in Italia gli autori maschi possono mostrarsi "antipatici" o scostanti mentre le autrici no?


“Essere sempre socievoli, gentili e amichevoli non dovrebbe essere il prezzo da pagare per diventare scrittori, ma per le donne lo è, quasi inevitabilmente. Nessuno ti ordina di mandare biglietti gentili ai critici, o cucinare biscotti per le presentazioni, ma quando tutte le tue colleghe lo fanno sembra essere l’unica via. Diventa difficile non vedere questo modo di comportarsi come quello corretto, a meno che si voglia essere percepite come persone distanti e distaccate…“.  La scrittrice e giornalista Emily Gould (nella foto, ndr) denuncia in un intervento su Buzzfeed le difficoltà che condivide con molte colleghe a causa degli standard di “affabilità” imposti alle scrittrici e alle donne che lavorano nell’editoria libraria negli Usa.

raccolte di racconti scritte da donne

LEGGI ANCHE – Le raccolte di racconti scritte da donne da leggere nella vita

“Se ci pensiamo, è irritante quando giudichiamo gli scrittori a prescindere dal loro lavoro. In particolare quando li cataloghiamo in base al desiderio di averli tra i nostri amici, o meno. Come persona non voglio essere amica di tutti, perché chiunque allora dovrebbe desiderare avermi tra gli amici?”, continua l’autrice, che lavora da 15 anni nel mondo dell’editoria.

“Non voglio essere amica di Philip Roth o di Clancy Martin, ma desidero passare del tempo con le loro opere, nei mondo che hanno creato. Quando invece si tratta di autrici donne spesso si rifiuta di estendere anche a loro questo genere di curiosità intellettuale. Ci sentiamo come se le scrittrici debbano essere nostre amiche, e questo è sbagliato”.

L’autrice dell’intervento, che ha generato un dibattito tra gli addetti ai lavori, ricorda che nel 2005, durante una serata di gala a cui ha partecipato per lavoro, ha incontrato un’autrice che “non faceva niente di quello che ci si sarebbe aspettati da una donna: non cercava di ravvivare la conversazione in alcun modo, non sorrideva, né si mostrava particolarmente interessata agli altri ospiti”.

Maurizia Rebola

LEGGI ANCHE – Donne, prendiamoci più spazio per fare cultura

Durante la sua carriera Emily Gould ammette di aver incontrato “innumerevoli scrittori uomini che sono palesemente disinteressati durante gli eventi, se non addirittura scostanti”, ma che non vengono giudicati per questi atteggiamenti come scrittori meno interessanti. “Alle donne, invece, non viene quasi mai concesso il lusso di comportarsi in questo modo,  a meno che desiderino rovinarsi la carriera. Per comportarsi come l’autrice che ho incontrato nel 2005, bisogna essere completamente sicure del proprio talento da poter rischiare l’alienazione“.

E così, la maggior parte delle autrici Usa si trova quasi costretta a essere gentile e disponibile, a presentarsi sempre al massimo e a dimostrarsi amichevole con gli sconosciuti che credono di conoscerle perché ne hanno letto i libri. Almeno così sembra dal racconto di Emily Gould.

Anche in Italia gli autori maschi possono mostrarsi “anticipatici” o introversi, in certe occasioni, mentre le autrici no?

Elena Varvello

LEGGI ANCHE – Esiste una “scrittura femminile”?