Giusi Marchetta, giovane scrittrice e insegnante, torna in libreria con "Lettori si cresce", in cui racconta gli adolescenti di oggi e il loro rapporto con la lettura. E su ilLibraio.it riflette sul ruolo della scuola e delle famiglie, e offre una serie di proposte concrete per promuovere la lettura tra i ragazzi. Scoprile...

 

1. OFFRIRE UNO SPAZIO E UN TEMPO INTERAMENTE DEDICATI ALLA LETTURA – Le scuole devono essere fornite di biblioteche dove i ragazzi possono andare da soli o con i compagni e l’insegnante a spulciare tra gli scaffali, scegliersi un libro, leggere liberamente. Se si trattasse anche di un’ora sola a settimana, creerebbe comunque una piccola abitudine, regalando un momento di pausa dal mondo e dal bisogno di esservi costantemente connessi.

2. RENDERE LA LETTURA UNA PARTE INTEGRANTE DELLA LEZIONE – Che sia l’ora di Storia, di Geografia, poco importa. Si potrebbero far entrare in classe documenti e saggi, leggere le pagine più taglienti sull’apartheid e il nazismo. Mostrare con la forza di questi scritti perché alcune ricerche fatte frettolosamente su internet scivolano addosso all’alunno e lasciano l’amaro in bocca all’insegnante. Chi dice che dobbiamo smettere di pensare al libro che stiamo leggendo solo perché è suonata la campanella? Le frasi di analisi logica preferite dei miei alunni parlano tutte di personaggi di libri letti insieme.

3. VARIARE IL MODO CON CUI SI SCELGONO I LIBRI DA LEGGERE – Non è un caso se il modello tradizionale delle letture scolastiche assegna un libro a tutta la classe: leggere lo stesso romanzo favorisce il confronto e la lettura degli altri spesso mette in luce punti della storia che magari a te sono sfuggiti. Non può e non dovrebbe restare l’unico modo con cui ci rapportiamo al libro, però. Nel corso dell’anno si potrebbe lasciare libera scelta ai ragazzi o presentare una lista di titoli da cui pescare quello che ognuno sente più affine. Che siano in linea con gli argomenti del programma scolastico o se ne distacchino completamente, i libri fanno parte del nostro percorso didattico e mi sembra coerente che la scuola indirizzi gli alunni verso alcune letture. L’importante è che questo percorso sia condiviso: la scelta del libro è una scommessa che l’insegnante fa con l’alunno e che, se il libro è giusto, vincono entrambi.

4. PIANTARLA COL RAZZISMO DEI GENERI LETTERARI – Accostare libri di fantascienza, gialli e horror ai classici nelle nostre letture scolastiche non è una bestemmia, è una necessità. Aprire le porte a graphic novel e fumetti renderebbe solo la scelta di possibili letture più vasta e interessante. Molti ragazzi che non leggono probabilmente non hanno mai incrociato il genere che li farebbe innamorare.

5. RINUNCIARE ALLA SCHEDA LIBRO – È noiosa e non interessa a nessuno, neanche al professore. La scheda libro è sempre disponibile su internet come un comodo lasciapassare per convalidare la lettura del mese. Un conto è smontare un romanzo per vedere cosa ci è piaciuto e cosa no (e come ha funzionato la scrittura dell’autore) un altro è compilare una sinossi come se fosse il fine per cui si è letto.

6. RIPENSARE LA SCHEDA LIBRO – Non è detto che non ci si possa mettere alla prova su un libro letto in classe. Ad esempio si può chiedere agli alunni di esprimersi sulla storia sotto forma di recensione o riflettendo su uno o più aspetti del testo. La scuola dovrebbe essere il luogo in cui sviluppare e coltivare lo spirito critico dei ragazzi: quale modo migliore che partire da una lettura che si è amata o detestata?

7. TIRARE FUORI IL LIBRO DALLA PAGINA – La lettura ha molte facce. C’è l’ascolto del libro letto ad alta voce da un insegnante, da un esperto esterno o da un attore in quei bellissimi programmi radiofonici di cui i nostri alunni ignorano l’esistenza. C’è la drammatizzazione, lo stravolgimento del testo o la traslitterazione ai giorni nostri. C’è il gioco, soprattutto con i più piccoli. Se ci permettiamo di giocare con la lettura e la scrittura, i primi a riscoprire la bellezza di quest’arte saremo noi che la insegniamo.

8. PUNTARE SUI RACCONTI – Se nel programma di antologia a parte fare a pezzi dei romanzi per farli assaggiare agli alunni inserissimo anche dei racconti interi non sarebbe affatto male. Anzi. Il racconto non è un saggio della scrittura di un autore, è un’opera compiuta e una storia che può essere letta dall’inizio alla fine in un breve arco di tempo: è perfetto per obiettivi didattici e non. E poi ce ne sono di bellissimi. È il momento di puntarci di più.

9. RENDERE VIVA LA LETTURA – Se la lettura viene vista come un’attività che si contrappone a tutto ciò che è moderno, divertente e facile, i ragazzi non leggeranno mai. Ma se riuscissimo a dimostrare che possono avere un approccio ai libri che è piacevole e personale il discorso potrebbe cambiare. aNobii, twitter, goodreads, sono alla portata di tutti: che aspettiamo ad usarli? Condividere quello che ci è piaciuto di un libro (o quello che abbiamo detestato) non è più divertente che compilare una scheda libro? E ripensarne la copertina, la bandella, la quarta o la fascetta? I libri sono storie, progetti e oggetti da vendere e regalare. Guardiamoli sotto ogni punto di vista: se li considereranno vivi, li vedranno esistere anche fuori dalla scuola. Lo stesso vale per gli scrittori: finché sono vivi, approfittiamone e invitiamoli in classe. Comunque vada, sarà una bella lezione.

10. ABBANDONARE OGNI BUONISMO LETTERARIO – La letteratura non è buona, non è educativa, non spiega il mondo, non forma, non rende migliori, non fa bene nel senso banale del termine. Basta mentire. È solo controproducente.

I suddetti dieci punti non sono un ricettario cui mi affidi ciecamente. Rappresentano una modesta proposta, formulata in anni di insegnamento costellati da fallimenti e piccoli, motivanti successi. Una proposta da correggere, ampliare, contestare o confutare sul campo. C’è qualcosa però che aiuterebbe qualsiasi proposta avanzata per accrescere il numero dei giovani lettori: l’appoggio della famiglia. Se i genitori, complici dell’insegnante, incoraggiano i figli a leggere, a non spaventarsi per il numero di pagine, a esprimersi su quanto hanno letto a scuola, allora la lettura ha una possibilità in più di agganciare i giovanissimi. Non è impossibile: basta essere talmente convinti che sia una cosa importante da farlo essi stessi, trovando quel tempo che per il libro sembra sempre mancare.

Lettori si cresce

*IL LIBRO E L’AUTRICE – Giusi Marchetta, classe ’82, scrittrice e insegnante (a Torino) torna in libreria con Lettori si cresce (Einaudi), in cui racconta gli adolescenti di oggi e il loro rapporto con la lettura. Il suo è un libro (anche autobiografico) sul dovere che gli adulti (non solo la scuola, non solo le famiglie) di fare innamorare i ragazzi della lettura. Ma, come spiega Giusi Marchetta (già autrice di un romanzo di ambientazione scolastica, L’iguana non vuole, Rizzoli), dire che leggere è bello, divertente, interessante, non può bastare. Servono pazienza e immaginazione. Per alcuni adolescenti, infatti, leggere è noioso, difficile. E non sono pochi i ragazzi fuggono dalla pagina scritta: le storie le trovano in tv, le informazioni su Google, e la bellezza se la cercano addosso. Pensare di poterne fare esperienza attraverso le parole che si trovano nei libri, nei fumetti, nelle riviste, è un’idea che in alcuni casi non li sfiora neppure. A volte verrebbe quasi voglia di arrendersi e lasciarli andare. Oppure no. Il libro di Giusi Marchetta, e le proposte che ha elencato per ilLibraio.it, non sono affatto una resa…

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