È vietato cominciare un periodo con un gerundio? Le congiunzioni "e" e "o" non devono MAI essere precedute dalla virgola? Si scrive "sé stesso" o "se stesso"? E ancora, come la mettiamo con le "doppie doppie"? Per una volta, la microlezione di grammatica parla di argomenti che sarebbe meglio non trattare a scuola, o almeno non trattare nel modo usuale. Tra punteggiatura, ortografia e sintassi, Massimo Birattari passa in rassegna per ilLibraio.it una serie di false credenze e pseudoregole...

FALSE CREDENZE GRAMMATICALI
Cinque microlezioni di grammatica per cominciare bene la scuola

Dopo la prima di queste microlezioni, su come non usare la virgola, più di un lettore mi ha rimproverato di aver usato la virgola in modo sbagliato: cioè prima della congiunzione e. In effetti lo faccio spesso, per esempio qui:

“La virgola corrisponde a una pausa breve nel parlato, e introduce una separazione che serve a rendere più chiaro il discorso.”

Una lettrice mi ha scritto che ricordava di aver studiato a scuola che le congiunzioni e e o non devono MAI essere precedute dalla virgola.  Ma basta scorrere il primo paragrafo del primo capitolo dei Promessi sposi per vedere che quel presunto divieto non esiste: Manzoni mette ben quattro e dopo una virgola e una dopo un punto e virgola. E se l’esempio di Manzoni vi pare antiquato, leggete questa frase di Primo Levi (dalla prefazione a La ricerca delle radici):

“Ho letto molto perché appartenevo a una famiglia in cui leggere era un vizio innocente e tradizionale, un’abitudine gratificante, una ginnastica mentale, un modo obbligatorio e compulsivo di riempire i vuoti di tempo, e una sorta di fata morgana nella direzione della sapienza.”

La virgola prima di “e una sorta di fata morgana” serve proprio a mettere in rilievo, con un breve respiro, l’ultimo elemento, quello culminante, di una serie. E se qui si tratta di una scelta stilistica, in altri casi la virgola prima della congiunzione è indispensabile per far capire il senso di quello che vogliamo dire:

“Nella finale degli U.S. Open 2015 si sono incontrate Flavia Pennetta, che aveva eliminato Petra Kvitova e Simona Halep, e Roberta Vinci, che in semifinale aveva sconfitto la favoritissima Serena Williams.”

Provate a cancellare la virgola prima di “e Roberta Vinci”, e sembrerà che Flavia Pennetta abbia eliminato pure lei prima della finale.

La presunta regola della virgola prima della e è una di quelle false credenze che si sono diffuse, chissà come, a scuola, e che cerchereste invano in una grammatica autorevole. Un’altra è quella che dice: è vietato cominciare un periodo con un gerundio. Quindi non potremmo più dire “Sbagliando s’impara”, e Montale avrebbe fatto molto male a iniziare così una poesia di Ossi di seppia: “Scendendo qualche volta / gli aridi greppi…”. Invece di tirar fuori divieti inesistenti, a scuola converrebbe riflettere sull’uso del gerundio e del suo soggetto più o meno sottinteso (ne ho parlato nella seconda microlezione).

Altra falsa credenza diffusa a scuola ma anche in moltissimi prontuari redazionali di giornali e case editrici: quando il pronome personale è seguito da stesso, allora è lecito, o è meglio, o addirittura è obbligatorio scriverlo senza accento, se stesso. Invano i grammatici ripetono da decenni che è una regola senza senso, che già è faticoso spiegare ai ragazzi la differenza tra se congiunzione, se pronome atono e pronome personale, e introdurre subito un’eccezione è controproducente; in più, l’eccezione apre la strada a errori (chi scrive se stesso potrebbe pensare che sia lecito scrivere *a se stante, cosa sbagliata) ed equivoci, perché se stessi e se stesse, senza accento, possono voler dire se io stessi, se tu stessi, se lui/lei stesse. (Probabilmente tutto è nato da un’esigenza di risparmio: l’inchiostro costa, eliminare l’accento su sé stesso porta, nell’arco di una vita, a un risparmio di uno o due centesimi.)

Con queste false credenze siamo nel campo delle seccature o poco più: è seccante trovarsi tra i piedi divieti irragionevoli. Ma altre generano veri errori. L’esempio che sto per fare si fonda su un’esperienza soggettiva ma basata su un campione piuttosto vasto (almeno 8-9000 ragazzi che ho incontrato nelle scuole di tutt’Italia e a cui ho sottoposto un quiz grammaticale).

Maestre e maestri sono giustamente preoccupati di far entrare in testa ai bambini che parole come promozione o eccezionale si scrivono con una sola zeta. E i loro sforzi sono premiati: tutte le volte che chiedo ai ragazzi riuniti in una classe, in una libreria, in un auditorium di scegliere la forma corretta tra ECCEZZIONALE e ECCEZIONALE, una maggioranza schiacciante, vicina o superiore al 95 per cento, alza la mano per scegliere ECCEZIONALE.

Quando passo a un altro quiz, le cose cambiano in maniera drammatica.

Qual è la forma corretta tra queste quattro?

TAPPEZZIERE   ||   TAPEZZIERE   ||   TAPPEZIERE   ||   TAPEZIERE

Ecco: posso affermare con certezza (ripeto: ho sottoposto il quiz a circa 8-9000 ragazzi di tutt’Italia) che quelli che scelgono la forma giusta non arrivano al 10 per cento. (Sul mio blog trovate un’altra versione del quiz).

Io ogni volta spiego che il suffisso -iere si attacca alla radice di un nome o di un verbo per indicare un mestiere o una professione; e se la radice ha una doppia zeta, non si vede perché dovrebbe perderla nel nome derivato. Perché invece i ragazzi non scelgono praticamente mai la forma giusta, TAPPEZZIERE (unica eccezione: una classe in una scuola media di Matera)? Perché, per evitare il presunto errore comune (*eccezzionale), gli insegnanti devono aver trasmesso una pseudoregola secondo la quale “non si può mai usare la doppia zeta prima di una i seguita da vocale”. Ma non c’è nessuna regola del genere; la regola dice semplicemente che i suffissi -zione e -zionale hanno una zeta sola.

Quindi mi rivolgo a tutte le maestre e a tutti i maestri d’Italia: continuate a martellare su promozione ed eccezionale con una zeta sola, ma dite chiaramente ai vostri ragazzi che tappezziere, carrozziere e corazziere di zeta ne vogliono due (e già che ci siete spiegate anche perché).

L’AUTORE – Massimo Birattari, consulente editoriale, traduttore, autore, ha scritto Italiano. Corso di sopravvivenza (TEA), È più facile scrivere bene che scrivere male (Ponte alle Grazie) e quattro romanzi per ragazzi su grammatica, scrittura, lettura: Benvenuti a Grammaland, La grammatica ti salverà la vita, Scrivere bene è un gioco da ragazzi, Leggere è un’avventura (tutti Feltrinelli Kids). È l’autore anche della scatola-gioco Le carte della grammatica (Gribaudo).
Il suo blog è www.grammaland.it.
Qui
tutti i suoi articoli per ilLibraio.it


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