Torna la rubrica di Elisabetta Migliavada dedicata alla fotografia e alla letteratura, le sue passioni. Qui un suo scatto diventa l'occasione per parlare di piccole, magiche librerie (a New York)...

La Civetta è una vecchia libreria sgangherata. Brilla come un gioiello scuro in una strada luccicante. Il negozio è piccolino, sarà largo poco più di tre metri, e al centro c’è una scala che porta al mezzanino. Ci sono libri su entrambi i lati della scala, in pile precarie, e non sono molti i clienti che hanno il coraggio di inerpicarsi fin lassù,tra le cataste di volumi impolverati. Il pianterreno è pieno di libri ammassati qua e là, che ogni tanto mi diverto a riordinare di nascosto.
Da Lo strano caso dell’apprendista libraia di Deborah Meyler

 

Questa  fotografia è uno slancio verso l’alto, verso il cielo. L’ho scattata durante un viaggio di lavoro a New York, una settimana in giro per uffici a incontrare agenti e editori per sentirli parlare di novità editoriali. I ritmi sono sempre frenetici, durante queste visite, ma io non posso comunque fare a meno di portare con me la macchina fotografica.
La fotografia è nata una sera: mi ero persa, stavo cercando la strada di ritorno per l’albergo dopo l’ultimo appuntamento e prima di una cena di lavoro, quando ho alzato lo sguardo un po’ in preda alla disperazione. Clic. Sopra di me un reticolo di strade, tunnel scavati nell’aria dai profili dei grattaceli. Luci che brillano sempre a qualunque ora del giorno e della notte. Manhattan è anche questo. Ed è lì, a Manhattan, tra l’imponenza degli edifici, che si nascondono ancora gioielli segreti, oasi di lettura come la piccola libreria protagonista del romanzo Lo strano caso dell’apprendista libraia.

 

*L’autrice della rubrica e della foto è direttrice della narrativa Garzanti

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