Alla fine è anche a questo che servono le tracce della maturità: a portare la gente su Google, a far scoprire le tante bellezze che la nostra letteratura ha e che pochi conoscono... Su ilLibraio.it l'intervento di Enrico Galiano, insegnante molto amato dagli studenti e seguito sui social, in libreria con "Eppure cadiamo felici"

Tanto è inutile che fate finta: “Ah, che bello Caproni!” di qua e “Ottima scelta!” di là, se fino a ieri manco sapevate chi fosse e pensavate fosse solo un ottimo modo di insultare tante persone nello stesso tempo.

Infatti, come mio cognato mi ha fatto notare, nelle ultime ore il picco di googolate su Giorgio Caproni è salito alle stelle. E come se vi vedo, furbacchioni, mentre scrivete su whatsapp alla tipa che vi piace e intanto tenete aperta l’altra finestrella su wikipedia e per darvi un tono fate mostra di sapere tutto su di lui.

 

Eccolo uno dei più grandi mali che affliggono, una volta entrati nel mondo adulto: ci vorrebbe una di quelle parole che a Gioia Spada, protagonista del mio libro Eppure cadiamo felici, piacciono tanto, per dire “l’ansia di far vedere a tutti che si è acculturati e che quel libro lo si conosce benissimo anche se in realtà boooooh!”.

Dovessi coniarla io, sceglierei “proustite”, dato che La Recherche è in assoluto il libro che tutti fanno più finta di aver letto.

Quanto non si starebbe tutti meglio se mantenessimo, di fronte a questi nomi e questi libri che abbiamo sentito solo nominare e il cui reale contenuto ci è oscuro, lo stesso atteggiamento che avevamo proprio sui banchi di scuola, e cioè: “E mo’, questo chi cavolo è”?

Anche perché, io credo, il grosso del problema è proprio questo: tutti fanno finta, e tutti lo fanno per non fare brutta figura, per non sentirsi l’ignorante della compagnia. E invece, ammettendo le proprie lacune tutto sarebbe più facile: non faremmo sentire gli altri ignoranti, e così non ci sarebbe tutto questo senso di colpa e questa vergogna in giro.

Per esempio, io lo ammetto molto candidamente: quella poesia mica me la ricordavo. L’avevo letta, sì, ai tempi dell’università, e Caproni l’avevo fatto e mi era piaciuto, ma erano anni e anni che non leggevo niente di lui.

Alla fine, io credo, è anche a questo che servono le tracce della maturità: a portare la gente su Google, a far scoprire le tante bellezze che la nostra letteratura ha e che nessuno conosce, come questa poesia, meravigliosa e complessa nella sua semplicità, che assomiglia tanto a uno schizzo a matita su un foglio ruvido, uno schizzo che rappresenta la ferita del mondo inferta dall’uomo e dal progresso.

Scritta da un grande Giorgio Caproni, che Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912Roma, 22 gennaio 1990) è stato un poeta, critico letterario e traduttore italiano.

 

 

L’AUTORE E IL LIBROEnrico Galiano è insegnante e autore della webserie Cose da prof, che ha superato i dieci milioni di visualizzazioni su Facebook; il suo motto del buon insegnate è: «Non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti».  Eppure cadiamo felici (Garzanti) è il suo romanzo d’esordio, la storia di una ragazza di nome Gioia, che colleziona parole intraducibili e si innamora di Lo che, nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. Quando i due giovani si innamorano, Lo sparisce nel nulla e starà a Gioia scoprire cosa gli è successo.

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