Davide Morosinotto e Samuele Perseo, in libreria con "Video games. Piccolo manuale per videogiocatori", su ilLibrao.it si chiedono che tipo di consapevolezza ci accompagna quando giochiamo, e quando vediamo i nostri figli farlo...

I videogiochi fanno parte ormai del nostro mondo e delle nostre abitudini. Possiamo giocare ovunque e in tanti modi diversi: di fronte al maxischermo di una tv o con il dispositivo che abbiamo in tasca. Da soli, o connessi attraverso internet con comunità che uniscono i giocatori di tutto il mondo. Tanti adulti sono cresciuti giocando, mentre chi non ha mai provato probabilmente ha a che fare con la curiosità dei propri figli. Ma che tipo di consapevolezza ci accompagna quando giochiamo, o quando ci confrontiamo su questo tema?

Partiamo da un presupposto, ovvero che quando si ha una passione le cose migliori da fare sono due: approfondire e condividere. È un principio che vale per tutti gli interessi che una persona può coltivare, e che è particolarmente vero —e utile— anche per i videogiochi.

Approfondire significa farsi domande sul proprio ruolo non solo di giocatori, ma anche di consumatori. Ad esempio, è facile guardare ai videogiochi come qualcosa di immateriale, della cui “gestazione” sappiamo poco. I videogame sono un prodotto collettivo alla stregua di un film. Sono il frutto di un lavoro che per le grosse produzioni si fa davvero titanico: decine e decine di persone, che collaborano spalla a spalla nell’arco di anni. Nei casi più eclatanti, centinaia di milioni di dollari di budget. Ecco perché sono prodotti costosi.

Risulta facile capirlo quando acquistiamo un prodotto scatolato in negozio, ma allora com’è possibile che altri titoli, ad esempio i cosiddetti giochi “social” per cellulare, siano gratuiti? La questione può sembrare ambigua, ma come in altri ambiti dei media e del digitale… Quando non paghiamo per un prodotto, siamo noi il prodotto. Questi giochi “free to play” si lasciano giocare gratuitamente perché comprano il nostro tempo o la nostra attenzione. Ad esempio, lo fanno per investire sul nostro interesse, contando sul fatto che potremmo spendere del denaro in un secondo momento. Ed è così che, prima o poi, il gioco ci darà la possibilità di fare delle microtransazioni; piccoli acquisti da pochi euro che sbloccano bonus o contenuti di gioco, o che servono a ridurre i tempi di attesa tra una partita e l’altra. Paradossalmente, però, questi titoli hanno bisogno anche di chi non è interessato a pagare, perché così si mantiene viva e popolosa la comunità dei giocatori. C’è qualcosa di terribile, ingannevole o sbagliato in logiche come queste? La risposta è no, ma per orientarsi è necessaria una certa consapevolezza. Ed è con questa consapevolezza che ragazzi e gli adulti possono capire meglio come funzionano un videogioco, rompere con le abitudini o i pregiudizi, e confrontarsi per scegliere insieme i prodotti più adatti alle proprie esigenze.

“Insieme” è un concetto che spesso rimane al di fuori dell’uso che in famiglia si fa dei videogiochi, per mancanza di interesse o di strumenti. Strumenti dei quali, peraltro, si sono dotati gli attori stessi di questa industria. Ad esempio, autoregolamentandosi attraverso il sistema PEGI, che classifica i singoli titoli rispetto all’età consigliata per utilizzarli. Anche in questo caso, però, è chiaro che il coinvolgimento dei genitori è di primaria importanza. Oltretutto perché in questo modo si partecipa non solo all’educazione, ma anche allo sviluppo della curiosità e delle passioni dei propri ragazzi. L’importante è capire che un buon videogioco ha tanto da dare e da offrire, tanto quanto un bel libro o un film. Anche se, ovviamente, lo fa a modo suo. E ricordandosi che quando la mente ha fame, è sempre meglio variegare la propria dieta di cultura, di intrattenimento e media.

Ma non finisce qui: le tecnologie e i software con cui i videogiochi vengono creati sono sempre più accessibili e facili da usare. I ragazzi e le ragazze di oggi hanno la possibilità di cimentarsi in prima persona con lo sviluppo dei videogiochi, a casa oppure a scuola, in autonomia o in gruppo. Passione, conoscenza, condivisione, opportunità. Sono tutti concetti che possono dare ai video game un valore e un ruolo diverso nella nostra vita di tutti i giorni.  L’importante è che ci ricordiamo tutti di metterci in gioco!

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GLI AUTORI E IL LIBRODavide Morosinotto, socio di Book on a tree, una cooperativa di autori fondata da Pierdomenico Baccalario, ha pubblicato più di trenta romanzi per ragazzi, anche se non sempre con il suo vero nome. Samuele Perseo lavora per Forge Reply, player italiano nel settore dei videogiochi, e debutta come scrittore con libro scritto a quattro mani con Morosinotto: Video games. Piccolo manuale per videogiocatori, Editoriale Scienza, un manuale che insegna a giocare in modo responsabile, che avverte dei pericoli che si possono correre giocando online e insegna come evitarli, per conoscere e apprezzare meglio i videogiochi.

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