Vittorino Andreoli: nel nuovo anno riscopriamo la gioia di vivere e di pensare

di Redazione Il Libraio | 11.01.2017

Attraverso i suoi libri Vittorino Andreoli parla di un uomo contemporaneo in difficoltà, che sente la fatica di vivere, che non sa trovare il senso, che ha dubbi sulla propria identità e, allo stesso tempo, spiega come reagire e, passo dopo passo, ritrovare la gioia di vivere e di pensare


Vittorino Andreoli, psichiatra e scrittore, da tempo, nei suoi libri, esplora le difficoltà con cui si scontra la vita dell’uomo contemporaneo e riflette sulla fatica di vivere che spesso le persone si sentono pesare addosso. Andreoli indica una strada per ritrovare il contatto con se stessi, i propri sentimenti e i propri obbiettivi, per riscoprire la gioia di vivere, la capacità di relazionarsi con gli altri e di coltivare legami affettivi. Un percorso fatto di piccoli passi, per consolidare equilibrio e saggezza.

la gioia di vivere vittorino andreoli

Ne La gioia di vivere, Vittorino Andreoli aveva messo al centro della sua riflessione il tema della fatica di vivere che molti conoscono nella società contemporanea. Sempre in azione, e mai soddisfatti, spinti dalla lotta per il potere e dalle ambizioni, dalla paura dell’insuccesso e perfino della morte, impegnati a coltivare desideri difficili o impossibili, che spostano la gioia sempre nel futuro, o incapaci di liberarsi da rimpianti che respingono continuamente verso il passato: quello che si perde è la gioia di vivere. Andreoli indicava la necessità di uscire dalla dimensione dell’Io per riscoprire la dimensione del Noi, la relazione verso l’altro, i legami affettivi, e la capacità di vivere nel presente.

gioia-di-pensare-vittorino-andreoli

Nell’ultimo saggio, La gioia di pensare (Rizzoli), Andreoli prosegue lungo il percorso già iniziato invitando a riscoprire l’arte di pensare, dedicando quotidianamente un po’ di tempo ad ascoltare i nostri pensieri. Se le molte attività che occupano la nostra vita ci allontanano da ciò che potrebbe dare senso e gioia all’esistenza, tenere traccia dei propri pensieri, giorno dopo giorno, e imparare a farsi guidare da essi, può significare ritrovare se stessi e fare ordine nella propria esistenza. Viviamo in un tempo che ci distrae, in un empirismo che ci allontana con forza dalle occupazioni che sanno dare un senso alla nostra esistenza. Eppure questa deprivazione costante delle fonti essenziali di gioia può essere riconquistata ripristinando alcune semplici abitudini. La principale è senz’altro la feconda arte del pensare. Un esercizio a cui dedichiamo sempre meno energie e che proprio per questo impoverisce anche il nostro vissuto emotivo. Basterebbe poco per cambiare, per esempio trascrivere i nostri pensieri, trasformandoli in una guida per il futuro. Anche un semplice taccuino in cui si dispiegano i giorni dell’anno può servire a compiere una rivoluzione profonda. “Ciascuno di noi vorrebbe vivere meglio, almeno un po’ meglio, sognando il meglio possibile, e per questo c’è bisogno di programmare, di immaginare che cosa scrivere giorno dopo giorno in un’agenda dell’anno che è appena cominciato”. Perché annotare i propri pensieri permette di ricollocarci a contatto con il nucleo interiore più profondo, anche quando sono pensieri indignati dalle notizie di cronaca. Pensare serve a capire meglio chi siamo, dove andiamo e dove trovano posto i nostri desideri più intimi.

uomo senza identità vittorino andreoli

Sono gli stessi temi che Andreoli affronta, anche se in forma diversa, nel romanzo L’uomo senza identità. Un titolo che volutamente rievoca quello de L’uomo senza qualità di Robert Musil, per un’opera che racconta la fragilità degli esseri umani e la misteriosa complessità dell’Io, celata dietro la maschera della normalità. Il protagonista, Franz Gustav, è un uomo stanco della follia del mondo e del suo rumore, che fugge in una baia sperduta della Scozia affacciata sull’oceano Atlantico. Circondato solo da uccelli di mare dovrà fare i conti con i fantasmi del passato e con le molte relazioni che attende ancora di vivere. L’uomo senza identità è dunque la narrazione di un uomo solo che trova dentro di sé una frammentazione, che lo porta a smarrire persino il significato di che cosa voglia dire Io. L’identità, la coerenza, il riconoscimento di principi, tutto diventa indefinibile e Franz Gustav tenterà di immergersi nel proprio profondo, fuggendo dai suoi stessi sensi, chiudendo gli occhi. E in questa immersione incontrerà il vuoto e il nulla. Proprio perché senza un’identità questo personaggio incarna ciascuno di noi dentro una civiltà anch’essa sempre più priva di un senso univoco e definito.

Dalai Lama Desmond Tutu

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