Wanda Marasco torna in libreria con "La compagnia della anime finte" (tra i dodici semifinalisti al premio Strega), un romanzo corale di voci femminili che prende vita nei vicoli di una Napoli segreta e dolorosa

S’intitola La compagnia delle anime finte il nuovo romanzo di Wanda Marasco, Neri Pozza, tra i dodici libri semifinalisti al Premio Strega di quest’anno; l’autrice, napoletana, aveva già partecipato al premio in passato e nel 2015 è arrivata in cinquina, con Il genio dell’abbandono, un romanzo che narra la vita del più grande scultore italiano tra il XIX e il XX secolo, Vincenzo Gemito.

La compagnia delle anime finte prende vita sulla collina di Capodimonte, dove Rosa parla al corpo morto della madre, Vincenzina, e parlandone ne ricostruisce la storia. Viaggiando indietro nel tempo percorre a sua volta l’esistenza della madre, dalla povera infanzia al dopoguerra, l’incontro tra le macerie con il suo futuro padre, Rafele, l’usura praticata nel segreto dei vicoli, all’ombra delle chiacchiere e della violenza. È un dialogo che non può avere risposa quello di Rosa, una strada a senso unico, ma nasce dal bisogno di riparare quella ferita che unisce profondamente madre e figlia, che lega dolorosamente Rosa a Vincenzina.

wanda marasco La compagnia delle anime finte copertina

È una storia femminile, corale, fatta di madri e figlie, bambine e spose; da Annarella, a Emilia, dalla risata fragorosa, che un giorno tornerà dal bosco e non sarà più la stessa, da Mariomaria, che contiene una preghiera rovesciata, a Iolanda, bella ma poco sveglia.

Volevo che il femminile possedesse forza dominante e carica espressiva – ha dichiarato l’autrice in un intervista al Venerdì  di Repubblica – per tracciare al meglio l’itinerario drammatico che conduce alle radici del guasto esistenziale e sociale”; anime femminili, eppure tutte “anime finte”, segnate dallo stesso dramma, rotte dallo stesso guasto che attende d’essere riparato, una riparazione che si attende tanto con fede quanto con mestizia.

Wanda Marasco, diplomata in Regia e Recitazione all’Accademia d’arte drammatica “Silvio D’Amico”, sostiene che “ogni romanzo ha bisogno di una sorta di drammaturgia“, e torna nuovamente a scrivere della sua Napoli, con i suoi segreti e i suoi misteri, con il suo impasto linguistico materico e concreto, reale nella sua teatralità.

“Ho lavorato su un crinale pericoloso, – spiega Marasco nella stessa intervista, sottolineando che non si tratta di autobiografismo – l’unico che veramente mi interessi: il materiale umano doveva diventare intimità reale, rivelazione e testimonianza. Forse, se molto sembra vero e persino autobiografico, ho raggiunto l’obiettivo”.

 

(Visited 783 times, 192 visits today)

Commenti