"Ho sempre nutrito un certo interesse per i miei coetanei cinesi, la generazione che crede di trasformare il paese. Il ritratto che ne fanno i media occidentali è semplicistico, fa affidamento a stereotipi, li dipinge materialisti, senza cervello", racconta Alec Ash, autore di "Lanterne in volo", in cui raccoglie sei storie vere di millennials cinesi. L'autore ci racconta l'importanza di questa generazione, la prima a vivere in una Cina aperta all'Occidente, e spiega la sua fascinazione per il Paese in cui vive da ormai dieci anni. Infine, ci consiglia dei titoli, perché "per capire la Cina è necessario leggere i suoi autori" - L'intervista

Chi sono i millennials cinesi? Trend setter occidentalizzati, cresciuti da mamme tigri per non fallire mai, “sono ricchi, amano viaggiare, hanno una casa di proprietà”, si legge in questo approfondimento dell’Agi, che cita varie fonti. Ma sono solo questo i 320 milioni di ragazzi (per lo più figli unici) nati in Cina dal 1985 ad oggi? Non sembra pensarla così Alec Ash, scrittore inglese che da quasi dieci anni vive a Pechino, e che in Lanterne in volo (Add, traduzione di Piernicola D’Ortona e Margherita Emo) racconta le storie di alcuni dei millennials cinesi destinati a “cambiare il futuro del loro paese e del resto del mondo”. Le giovani generazioni cinesi, numericamente superiori agli abitanti degli Usa, infatti, stringono nelle loro mani le regole che definiscono il mercato dei beni di consumo e sono il futuro di un paese dalla rilevanza non trascurabile.

Istruiti (una delle voci raccolte da Ash è quella di Mia, che studia negli Stati Uniti), critici nei confronti delle regole patriarcali e conservatrici del loro Paese (una delle altre protagoniste si è tatuata un fucile AK-47, lasciando esterrefatti i famigliari che si disperano perché nessun uomo vorrai mai sposare qualcuno che si è deturpato così malamente il corpo), cercano scampo dalla provincia online e cadono nella dipendenza da videogiochi, social media e shopping compulsivo.

Alec Ash racconta sei storie di ex bambini “speciali”, protetti e coccolati, soffocati dalle aspettative della famiglia. E poi schiacciati dalla realtà, dalla competitività del mondo del lavoro e dalle regole rigide che regolano la vita degli adulti.

millennials cinesi

Ash, cosa l’ha spinta a scrivere un libro sui millennials cinesi?
“Ho sempre nutrito un certo interesse per i miei coetanei cinesi, la generazione che crede di trasformare il Paese. Il ritratto che ne fanno i media occidentali è semplicistico, fa affidamento a stereotipi, li dipinge materialisti, senza cervello. Per questo ho sentito la necessità di rappresentare gli individui, persone con sogni e difficoltà come tutti noi, ma anche con caratteristiche legate al loro ambiente. Si tratta della generazione che governerà la Cina, quindi è importante comprenderla”.

Come la descriverebbe, questa futura classe dirigente?
“Mi piace immaginarla come un cuneo che sta pian piano aprendo la Cina attraverso un cambio generazionale e sociale, in un modo in cui la politica chiaramente ha fallito. I loro genitori hanno vissuto il periodo della riforma e della prima apertura, ma il loro idealismo è stato distrutto dal massacro di Piazza Tienanmen nel 1989. Chi è nato dopo il 1985 conosce una Cina più insolente e fiduciosa e questo cambiamento si riflette nelle vite che ho raccontato”.

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Da straniero, è stato difficile entrare in contatto con i giovani cinesi al centro del suo libro?
“La sfida più difficile è stata trovare le persone di cui scrivere e poi conoscerle, entrarci in confidenza e infine comprendere le loro speranze e le loro difficoltà. Eravamo sconosciuti quando ci siamo incontrati: è importante non scrivere dei propri amici, altrimenti si rischia di cadere nei pregiudizi. Però ho trascorso molto tempo con loro e ho persino visitato le loro città di origine: alla fine mi sono sentito molto vicino a ognuno e spero che anche per loro sia stato così”.

Invece da inglese in Cina qual è stato l’ostacolo più grande che ha dovuto superare?
“La mancanza di buoni pub…”.

Però vive in Cina dal 2008! Quasi dieci anni nel paese l’avranno in qualche modo influenzata…
“Sono stato in Cina per la prima volta nel 2007, insegnavo inglese in Tibet, in un paesino di montagna nella provincia occidentale di Quinghai. Poi nel 2008 mi sono stabilito a Pechino per studiare il mandarino. Mi ha sempre interessato il continuo cambiamento della società e della cultura cinese, ma è anche difficile stare al passo con esso e sentirsi spesso uno straniero. Però sono stati proprio il dinamismo e l’energia del paese ad attrarmi: si percepisce di essere a un punto cruciale della storia della nazione”.

A questo punto ci consiglierebbe degli autori cinesi contemporanei?
“Per capire la Cina è necessario leggere i suoi autori, non solo quelli stranieri come me. Al momento mi sto dedicando alla fantascienza cinese e mi sento di consigliare Invisible Planets. Running Through Beijing di Xu Zechen. Una rappresentazione intrepida della società contemporanea la fa Ya Hua in China in Ten Words“.

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