"Prendo ispirazione da chi mi è vicino, più che da me stesso, perché mi interessa raccontare gli altri". L'intervista de ilLibraio.it ad Antonio Dikele Distefano in occasione dell'uscita di "Non ho mai avuto l'età", in cui spiega che "scrivere è prima di tutto un mezzo per sfogare" quello che prova. E in cui parla anche di politica, social, musica trap e del rapporto con la lingua italiana

Antonio Dikele Distefano torna in libreria con Non ho mai avuto la mia età (Mondadori), in cui racconta la storia di Zero, un ragazzino che non ha mai avuto nulla, nemmeno la “sua età”. Cresciuto troppo in fretta, senza una madre e senza un soldo, Zero capisce fin da subito di dover andarsene dal suo quartiere se vuole provare ad avere un futuro, ma il “mondo fuori” lo spaventa, perché viene considerato diverso.

Con questo romanzo Antonio Dikele Distefano, – classe ’92, nato in provincia di Varese da genitori provenienti dall’Angola e cresciuto a Ravenna – torna a raccontare la storia di chi è nato o vive in Italia ma non è rappresentato, né tutelato. L’autore, che nel 2015 ha esordito con Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?, inizialmente autopubblicato e poi edito da Mondadori, seguito da Prima o poi ci abbracceremo, nel 2017 con Chi sta male non lo dice ha già parlato delle difficoltà che gli italiani di seconda (e prima) generazione devono affrontare.

Già in Chi sta male non lo dice aveva parlato di integrazione, tanto da far dire al protagonista “Non ci lasceranno mai in pace”. Non ho mai avuto la mia età quanto è influenzato dalla situazione politica italiana e mondiale?
“I miei libri non nascono tanto dal desiderio di contrastare la situazione politica, ma dal voler smuovere qualcosa nei lettori. Mi sono responsabilizzato negli anni. Ora sento il bisogno di sfruttare la mia, seppur piccola, visibilità per fare qualcosa: nel mio caso, aiutare chi mi legge a capire quello di cui ha paura. Una presa di coscienza che deriva da una riflessione sull’immortalità dei libri: mi piacerebbe scrivere qualcosa che resti nel tempo, capace di parlare a chi verrà dopo di me. Ad esempio, ho scoperto solo recentemente che Chiedi alla polvere di John Fante, un romanzo attualissimo, in realtà è del 1939”.

Da italiano di seconda generazione, è preoccupato per il futuro dell’Italia?
“Non molto. Un politico per sbagliare ha bisogno di governare, così che le persone possano vedere il suo operato e, nel caso, anche i suoi errori. Ma, soprattutto, capire se quello che ha promesso diventa realtà. Trump aveva tanto parlato di un muro sul confine con il Messico: per ora non ce n’è ancora traccia”.

Quanta autobiografia c’è nei suoi libri e in particolare in Non ho mai avuto la mia età?
“Prendo ispirazione da chi mi è vicino, più che da me stesso, perché mi interessa raccontare gli altri. Certo, anch’io ho vissuto esperienze simili alle loro, ma ho reagito in modo diverso, spesso peggiore”.

Leggi anche

Che cos’è la scrittura per lei e da dove nasce la necessità di scrivere?
“Il bisogno di scrivere nasce dalla mia poca abilità a raccontare ad alta voce quello che ho dentro. Spesso anche chi mi sta vicino scopre che ho sofferto solo dopo avermi letto. Scrivere è prima di tutto un mezzo per sfogare quello che provo”.

Spesso i social sono il luogo in cui ci si racconta – e la sua presenza online è massiccia – ma come si mantiene una giusta distanza tra la vita privata e quello che si mostra online?
“In particolare nel caso delle critiche che si ricevono in rete, consiglio sempre di non concentrarsi sul messaggio, ma sull’azione. Alla fine ho smosso qualcosa con il mio lavoro se uno sconosciuto, anche se per criticarmi, mi ha scritto ed è quindi arrivato al mio account”.

Collabora anche con Sto Magazine, fondato da Sto Records, l’etichetta di Ghali. Si sente vicino alla trap italiana?
“Mi piace molto, anche perché sono sempre stato un appassionato di hip hop, e sono contento del successo che sta avendo. Apprezzo che i testi siano in italiano: ho sempre ascoltato tanta musica italiana. Forse perché provengo dalla provincia e in qualche modo da ragazzo mi sono sempre sentito ‘fuori dal mondo’, le canzoni con il testo in italiano mi sembrano più immediate. Ancora adesso, quando parlo o scrivo, preferisco evitare termini in inglese”.

Quali sono i libri letti negli ultimi tempi che ha apprezzato?
“Mi è piaciuto molto L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio. Ora sto leggendo Soffocare di Palahniuk. E Murakami è un autore di cui amo un po’ tutti i libri”.

Commenti