348 voti a favore, 274 contrari, 36 astenuti. A Strasburgo è stata approvata la Direttiva sul Copyright, dopo una lunga discussione e non poche polemiche - I particolari

Alla plenaria del Parlamento europeo era il giorno dell’atteso voto in merito alla discussa riforma del copyright. Un voto dall’esito per nulla scontato, viste le polemiche e le divisioni dei mesi scorsi. A Strasburgo ha vinto il sì, con 348 voti a favore e 274 contrari (36 gli astenuti). La Lega e i 5 Stelle hanno votato no.

Come sintetizza l’Ansa, “le nuove norme Ue sul copyright, che includono salvaguardie alla libertà di espressione, consentiranno a creatori ed editori di notizie di negoziare con i giganti del web”.

LA REAZIONE A CALDO DEL PRESIDENTE DEGLI EDITORI

“Una bella pagina e una grande giornata per la cultura e l’Europa”. È questo il primo commento del presidente dell’Associazione Italiana Editori Ricardo Franco Levi dopo l’approvazione.

IL COMMENTO DI GOOGLE

“La direttiva sul copyright è migliorata, ma porterà comunque ad incertezza giuridica e impatterà sulle economie creative e digitali dell’Europa. I dettagli contano e restiamo in attesa di lavorare con politici, editori, creatori e titolari dei diritti mentre gli Stati membri dell’Ue si muovono per implementare queste nuove regole”: questo il commento di Google dopo l’approvazione da parte della riforma.

UN TESTO FRUTTO DI UN DIFFICILE COMPROMESSO

Come ha fatto notare Repubblica alla vigilia, parliamo di un testo in discussione da ormai tre anni, passato già due volte dall’aula ed emendato in lunghi negoziati tra Strasburgo, Commissione Ue e governi.

Un testo frutto di diversi compromessi, che “punta a salvare creatività, cultura e informazione nel continente imponendo ai giganti della Silicon Valley come Google, Facebook o Youtube di riconoscere a editori, produttori, artisti o cantanti un giusto compenso per l’utilizzo delle loro opere coperte da copyright”.

Certo, molto poi dipenderà da come le novità verranno interpretate dai singoli Stati membri, quando dovranno tradurre la direttiva in leggi.

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GLI ARTICOLI 11 E 13, DI CUI MOLTO SI PARLA

L’agenzia Ansa ha sintetizzato i principali punti della proposta di direttiva. In estrema sintesi, a proposito dell’assai discusso articolo 11 (che ora è diventato il 15), dedicato ai link, “viene data la possibilità facoltativa agli editori di stampa di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l’utilizzo dei loro contenuti (riconoscimento dei diritti connessi). Gli snippet brevi – le parole che descrivono un articolo – non sono protetti. I link restano liberi e gratuiti. Gli introiti dovranno essere condivisi con i giornalisti”.

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In riferimento all’altrettanto discusso articolo 13 (che ora è diventato il 17), come sottolinea sempre l’Ansa “viene riconosciuto il diritto a colmare il divario tra i ricavi che le grandi piattaforme commerciali fanno diffondendo contenuti protetti da copyright e la remunerazione agli autori o detentori dei diritti. Gli utenti non rischiano più sanzioni per aver caricato online materiale protetto da copyright non autorizzato ma la responsabilità sarà delle grandi piattaforme come YouTube o Facebook, mentre le piccole sono esentate e le medie hanno obblighi ridotti. Non ci sono obblighi di filtri ex-ante, e l’obbligo di meccanismi rapidi di reclamo, gestiti da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro un’ingiusta eliminazione di un contenuto”.

LA PROTESTA DI WIKIPEDIA ALLA VIGILIA DEL VOTO

Non sono coinvolte enciclopedie online che non hanno fini commerciali come Wikipedia o piattaforme per la condivisione di software open source, come pure i meme, le parodie, le citazioni e i pastiche. Eppure, proprio alla vigilia del voto sulla Direttiva comunitaria sulla riforma del diritto d’autore, non è mancata la protesta di Wikipedia, rimasta oscurata in Italia, come già avvenuto in precedenza in altri Paesi.

IL MONDO DEL LIBRO UNITO A FAVORE DELLA RIFORMA

Nelle scorse settimane il mondo del libro italiano si è unitariamente schierato a favore della direttiva, con una lettera aperta firmata dai presidenti dell’Associazione Italiana Biblioteche Rosa Maiello, dal presidente dell’Associazione Italiana Editori Ricardo Franco Levi e dal presidente dell’Associazione Librai italiani Paolo Ambrosini: “Editori, librai e biblioteche – scrivono i tre presidenti – condividono da sempre un obiettivo comune: quello di adoperarsi affinché nuovi libri raggiungano i propri lettori (…). Il presupposto fondamentale della nostra attività – e nodo cruciale dell’attuale riforma del diritto europeo – è che vi sia un quadro normativo definito che riconosca in un diritto d’autore equilibrato dalla presenza di eccezioni e nella libertà di espressione assoluta e responsabile, gli elementi fondamentali per continuare a promuovere la creatività, l’accesso più ampio possibile, gli investimenti e l’innovazione nella filiera del libro e più in generale in tutte le industrie creative” (qui i dettagli, ndr).

Ha preso posizione anche il presidente e Ad del gruppo editoriale Mauri Spagnol (ed editore de ilLibraio.it) Stefano Mauri, con questo video.

 

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