Quella della Blackout Poetry, poesia cancellata, è una pratica che si sta diffondendo. Ma in cosa consiste davvero?

Pochi semplici passi sono necessari: avere a portata di mano un articolo di giornale e un pennarello nero, cercare le parole più interessanti leggendo il testo non solo dall’alto verso il basso nella maniera canonica, ma in qualunque direzione per avere punti di vista diversi, cancellare le parole di troppo e lasciare visibili quelle che ispirano la propria vena poetica.

Newspaper Blackout

È stato l’artista Austin Kleon, che condivide le sue poesie su Instagram (@austinkleon) e Tumbrl (@newspaperblackout), oltre che nel suo libro Newspaper Blackout pubblicato nel 2010, a diffondere questo nuovo modo di creare poesia, un metodo che in molti direbbero nuovo e innovativo, ma che secondo lui risale a oltre 250 anni fa, facendola appartenere ad artisti, pittori e scrittori, fino all’avanguardista parigino Tristan Tzara e allo scrittore Beat americano William S. Burroughs.

E per quanto riguarda il plagio? Austin Kleon afferma, durante una conferenza nel 2012 che “ogni nuova idea è solo un remix o un mash-up di una o due idee precedenti” e inoltre fa presente che, in teoria, applicando questa tecnica lo scrittore non “scrive” usando parole di altri, ma a tutti gli effetti le cancella. Di conseguenza la Blackout Poetry può essere definita evoluzione artistica e non plagio, quella che lui stesso chiama “genealogia delle idee”.

L’unica cosa certa è che ormai è diventata così popolare che anche il New York Times ha creato una sezione della sua edizione digitale in cui è possibile cancellare le parole solo con un click.

Commenti