Due coppie, due mondi apparentemente lontani che si sfiorano come universi paralleli: un estratto dal nuovo romanzo di Roberto Emanuelli

Capita a tutti, prima di addormentarsi alla fine di una giornata storta, di sperare che quella dopo sia migliore. Capita a tutti di credere nel destino. Ma il destino, a volte, è solo una scusa. Il destino esiste se noi ne siamo padroni: lui ti passa accanto, sta a te decidere se coglierlo al volo o lasciarlo andare. È quello che succede ai protagonisti Buonanotte a te (Rizzoli), il nuovo romanzo di Roberto Emanuelli, autore dei bestseller E allora baciami e Davanti agli occhi. Due coppie, due mondi apparentemente lontani che si sfiorano come universi paralleli, con un unico vero punto di contatto: l’amore.

I protagonisti del libro sono Sally è giovanissima, esplosiva e passionale, che cerca la sua strada e vive sempre alla massima intensità, e Simone che, invece, a trentacinque anni e si è già perso. Dell’amore sembra essersi dimenticato, perché ha fatto altre scelte: lavoro, soldi, successo, un futuro già scritto in cui adesso fa fatica a riconoscere i suoi sogni. Eppure basta così poco per essere felici…


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Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

(…)

Ripensandoci ora, capisco quanto è vero. È amore quando ti chiede se stai bene e quando rispondi “sì” ti dice: “No, io voglio sapere come stai, come stai davvero”. È amore quando qualcuno ha voglia di ascoltare le parole che non dici. Perché non hai avuto il coraggio di pronunciarle, perché non hai saputo trovarle. Perché le persone che si amano a volte non riescono a dirselo. È amore quando ci specchiamo negli occhi di qualcuno che, guardandoci, ci parla della sua vita e ce ne affida un pezzo, ci racconta un po’ delle sue paure, si perde e si ritrova più forte. È amore quando quello sguardo si posa sul nostro cuore e ci fa sentire a casa, come se quello fosse l’unico posto in cui essere, perché è inutile imporre alla mente un posto dove il cuore non vuole stare. Ora, invece, quando mi specchio, mi faccio schifo. Guardo l’immagine riflessa e vedo una costruzione grigia e fatiscente che cade a pezzi, la maschera di un prototipo di un modello brutto e lontano dai miei valori. Devo alzarmi, cercare il coraggio dentro di me, e iniziare a correre forte verso la mia vita, senza girarmi mai, senza girarmi più, per ritrovarmi, per trovare un terreno di dialogo con il mio cuore, con la mia vera natura, con la persona che ero e che a un certo punto ho la
sciato andare. Quella persona c’è ancora, da qualche parte. E io non mi darò pace finché non la troverò. Volevo dirti un sacco di cose, alcune avevano a che fare con i miei vuoti, altre con quella cosa che ci prende dentro quando non riusciamo a dare un nome alle nostre imperfezioni. Volevo dirti un sacco di cose ma poi non l’ho fatto, forse perché mi è mancata la voce, magari perché non c’era più tempo, o forse ho solo perso la strada. Volevo dirti “ti amo”, ma poi ho sentito un nodo in gola e le gambe tremare. E sì, ci insegnano che l’amore conta, ma non ci spiegano che non deve essere perfetto, non ci dicono che disegnarlo dentro un perimetro lo rende banale, ne vanifica la magia, perché l’amore ha senso solo quando esplode nella nostra vita e si prende tutto quello che deve, nel modo più naturale possibile, senza regole o schemi già scritti. Volevo dirti che adesso, senza di te, capisco quanto conti un solo attimo di felicità per dare un senso a tutta una vita, e che, da quando ti ho perso, un senso, la mia vita, non lo ha più…

(continua in libreria…)

 

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