La polemica tra Amazon e gli editori tradizionali si sposta dagli Usa all'Europa, e raggiunge anche l'Italia. Abbiamo intervistato il direttore editoriale della Feltrinelli...

Gianluca Foglia (direttore editoriale della Feltrinelli),
la sua casa editrice quest’estate sta promuovendo un sondaggio in cui si chiede ai lettori se i “giganti” del web (Amazon, Facebook, Twitter, Apple, Google e Microsoft) sono “angeli” o “diavoli”

Solo un caso che il sondaggio sia arrivato proprio nei mesi della disputa tra Amazon e alcuni importanti editori tradizionionali sul prezzo degli e-book (e non solo), querelle che dopo gli Usa si
è spostata in Europa (qui tutti i dettagli)?

“Certamente non è un caso. E non solo perché quest’estate è esplosa la disputa tra Amazon e gli editori in America e in Germania e ci sono state le dure dichiarazioni del ministro della cultura francese. Da tempo avevamo previsto di intervenire su questo argomento, su cui è urgente che si apra un dibattito informato e consapevole anche in Italia. Ai primi di settembre pubblichiamo ‘Rete padrona’, un saggio di Federico Rampini che fa il punto proprio sulle pratiche messe in atto dai colossi del
web – non solo Amazon ma anche Google, Facebook e Apple – mettendone in luce i lati oscuri e i potenziali pericoli. L’opinione pubblica italiana deve cominciare a ragionare su questi argomenti, perché quello che succede altrove potrebbe presto capitare anche da noi”.

 

E per lei, i “giganti” del web sono il “bene” o “il male”?
“Ovviamente quello degli angeli e demoni del web è un gioco e una
semplificazione, ma credo utile a creare coinvolgimento e a evidenziare luci e ombre del fenomeno. Nessuno nega ai giganti del web la grande capacità di innovazione manifestata in questi anni, la sfida ai modelli tradizionali di business e di consumo che, giustamente, è stata definita una rivoluzione. Ma sempre più chiaramente stanno emergendo aspetti preoccupanti – dalla manipolazione dei dati personali alle tendenze monopolistiche, fino alle condizioni di lavoro – su cui è importante che tutti siano adeguatamente informati, per esempio attraverso libri come quello di Rampini”.

 

Qual è il punto di vista della sua Feltrinelli sui “boicottaggi” di Amazon nei confronti degli e-book e dei libri cartacei dei marchi che non accettano di adeguarsi alle richieste del colosso di Seattle?
“Se accettiamo di definirli come boicottaggi, e tali in effetti sembrano
essere, il giudizio non può che essere negativo. Sappiamo tutti che i negoziati commerciali possono essere anche molto duri, ma quello che abbiamo letto in questi giorni sui casi Hachette e Disney sembra proprio aver valicato i limiti della normale dialettica tra produttore e rivenditore”.

 

Grandi scrittori americani ed europei fanno bene a scendere in campo con dure lettere aperte rivolte al portale di Jeff Bezos?
“Credo di sì, anche perché in prospettiva la questione riguarda gli autori non meno che gli editori. Se in un ipotetico futuro un autore si trovasse a non poter più scegliere tra vari editori in competizione tra loro, ma avesse come interlocutore solo Amazon, penso che avrebbe perso buona parte non solo della sua libertà di scelta ma anche del suo potere contrattuale. È bene che gli autori se ne stiano rendendo conto”.

 

Finora Feltrinelli ha mai avuto problemi con Amazon Italia?
“No, finora no. Ma a volte la sensazione è quella di trovarsi davanti due
entità distinte: la Amazon con cui i nostri uffici hanno ormai rapporti
quotidiani, con i suoi funzionari competenti e collaborativi; e la Amazon di alcune roboanti dichiarazioni dei vertici, sulla fine e l’inutilità degli
editori tradizionali, che abbiamo letto in questi mesi e che in alcuni casi
lasciano francamente sconcertati non tanto per l’aggressività dei toni quanto piuttosto per la rozzezza degli argomenti”.

 

A proposito, è giusto che un e-book debba costare meno di 9,99 dollari come vorrebbe Amazon?
“Secondo me è giusto che il prezzo lo indichi chi produce il libro, non chi lo vende o lo distribuisce. Perché è chi produce che rischia le proprie risorse su un titolo e sul suo lancio. E soprattutto perché è chi produce che mette a disposizione dell’autore una serie di figure professionali – editor, redattori, grafici, ufficio stampa, marketing e addetti commerciali – che lavorano per offrire ai lettori libri migliori, più curati e più attraenti. Se l’editore perdesse la prerogativa di definire il prezzo, in prospettiva dovremmo rinunciare a tutto questo, e il risultato sarebbe soltanto un’offerta di minore qualità e totalmente indifferenziata, a mio avviso con grave danno per i lettori”.

 

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