"Cenerentola libera tutti" è la riscrittura della celebre fiaba riproposta da Rebecca Solnit. La storia, grazie alla scrittrice e attivista femminista, diventa emblema di temi attuali, come il bisogno di liberazione, l'autodeterminazione e la trasformazione. Un'opera illustrata in cui bambini e adulti possono riscoprire una Cenerentola indaffarata ma anche felice, e personaggi meno stereotipati in cui potersi identificare - L'approfondimento

Cenerentola non si sposa con il principe. Non per ora, almeno. È giovane e ha dell’altro a cui pensare. Cenerentola non diventa una principessa. Non desidera passare la giornata a far nulla, stando a guardare gli altri lavorare, come la matrigna faceva con lei. Il vero sogno di Cenerentola è aprire una pasticceria, e poter avere la libertà di avere amici con cui giocare e il tempo per andarli a trovare.

Cenerentola libera tutti Rebecca Solnit
Su gentile concessione dell’editore, un’illustrazione tratta dalla favola Cenerentola libera tutti

Rebecca Solnit, autrice di Cenerentola libera tutti (Salani, traduzione di Guido Calza e illustrazioni di Arthur Rackham), riscrittura della celebre fiaba, è una scrittrice, intellettuale e attivista soprattutto in campo femminista e ambientalista.

Solnit ha scritto molti libri: tra i più conosciuti, Chiamare le cose con il loro vero nome (Ponte alle Grazie, traduzione di Laura de Tomasi), una raccolta di saggi in cui affronta temi come la gentrificazione e la discriminazione riflettendo sulle conseguenze dell’uso dei termini corretti, e Gli uomini mi spiegano le cose (Ponte alle Grazie, traduzione di Sabrina Placidi), una raccolta di saggi sul femminismo, nei quali rientrano le sue considerazioni sul mansplaining, fenomeno a cui lei stessa ha dato il nome.

La versione di Cenerentola scritta da Solnit si pone sulla traccia dei temi cari all’autrice, che la trasformano in una storia di liberazione. “Volevo permettere a tutti di dare il meglio di sé e di essere il più liberi possibile“, scrive Solnit: infatti, a essere liberata non è solo Cenerentola dalla sua schiavitù, ma anche gli altri personaggi. C’è chi vuole liberarsi dalle aspettative, chi dai ruoli sociali, chi dalla discriminazione e da tutte le imposizioni più o meno esplicite.

Il libro è ricco di spunti attuali, ma è scritto con i toni dolci e semplici tipici della fiaba. Pensato per essere letto da bambine e bambini, è una lettura piacevole anche per gli adulti che, trovando nuovi sottotesti, possono riscoprire la favola più vicina a sé di quanto non lo fosse stata durante l’infanzia. Anche perché non c’è solo Cenerentola tra i personaggi in cui identificarsi: tra le pagine del libro trovano spazio molti bisogni (e difetti) umani che non hanno né genere né età. La matrigna ne è un esempio: al posto di impersonare una cieca malvagità, rappresenta il vizio del non accontentarsi mai di nulla, e del volere per sé e le sue figlie anche ciò che è degli altri.

Solnit rende esplicito come, già nella versione più conosciuta, tutti e non solo Cenerentola avessero qualcosa da cui liberarsi. Le sorellastre, Perlita e Paloma, non hanno possibilità di scelta e vivono infelici, incatenate ai pregiudizi della madre e alla continua ricerca della bellezza, nella convinzione che essa rappresenti la felicità. Il principe vorrebbe la libertà di poter conoscere persone, di avere delle attività nella sua giornata come quelle dei ragazzi comuni, così come dei vestiti con cui giocare senza doversi preoccupare di sporcarli. La matrigna è imprigionata dall’ansia di non avere abbastanza, e gli animali che aiutano Cenerentola cercano pace dalle imposizioni degli umani.

La chiave che apre la porta di queste liberazioni è la trasformazione, tema fondamentale già nella versione originale della favola (anche se, come spiega Solnit nella postfazione, data l’intricata filologia di varianti è più giusto parlare di versioni originali) e rimane fulcro anche di questa, reinterpretata però come trasformazione volontaria e non imposta da qualcun altro. Ed è Cenerentola la vera liberatrice, più che la fata madrina, perché è il suo desiderio di cambiamento apre agli altri la possibilità di rifuggire dalle proprie costrizioni.

La madrina poi, non è solo un elemento magico caduto dall’alto a salvare la protagonista dalle proprie sventure. Rimane pur sempre una figura incantata, ma in questa favola ne intravediamo meglio il ruolo di mentore, e riusciamo a interpretarla come una donna più matura e con più mezzi di Cenerentola, che al contrario della Matrigna capisce l’importanza dell’aiutare gli altri. Il suo intervento, però, deve essere richiesto: rimproverandola, la madrina dice a Cenerentola di essere intervenuta solo quando lei ha finalmente chiesto aiuto. La liberazione passa attraverso l’autodeterminazione: il riconoscere e il desiderare qualcosa di diverso, e l’essere disposti a imporre la propria volontà nel cercare quel cambiamento.

Cenerentola libera tutti Rebecca Solnit
Su gentile concessione dell’editore, un’illustrazione tratta dalla favola Cenerentola libera tutti

Quello che desidera Cenerentola non è trasformarsi in una principessa: la felicità non appartiene alla ricca nobiltà e a chi vive nell’ozio. La ragazza, infatti, seppur affaccendata, non è sempre triste: vorrebbe poter giocare, ma le piace fare le compere e conoscere la gente del paese, così come cucinare le torte. Le difficoltà non vengono tutte per nuocere, e l’essere costretta a occuparsi per tutti della casa le permette di diventare un’ottima cuoca, di crescere con una costituzione robusta e di diventare amica dei venditori del paese. Perlita e Paloma, chiuse a farsi belle nelle loro stanze, non conoscono nessuno e non imparano nulla.

Così Solnit sfata il messaggio della nobile virtù, che nelle versioni più conosciute della favola lega la felicità alla bellezza, e la bellezza alla nobiltà. La felicità è di chi se la cerca, lavorando per ottenerla e chiedendo aiuto quando ce n’è bisogno. È così che infine Cenerentola ottiene la sua pasticceria e degli amici, il principe scopre la sua passione per l’agricoltura e Perlita e Paloma trovano la propria strada nell’aiutare gli altri a sentirsi belli tramite le acconciature e i vestiti: perché fare qualcosa per gli altri è più soddisfacente che farlo solo per sé.

Ad accompagnare la favola, Solnit ha scelto le silhouette che Arthur Rackham, illustratore di libri per ragazzi, creò per le edizioni di Cenerentola del 1919 e de La bella addormentata del 1920. Un secolo ci separa dalle sue creazioni, ma in questa nuova versione risultano più attuali che mai. Come ombre dai contorni delicatissimi, le silhouette non mostrano nessun dettaglio dei loro personaggi, rendendoli universali e permettendo a chiunque di identificarsi nei protagonisti. Ognuno, nella favola di Solnit, ha la possibilità di essere chi vuole, soprattutto se c’è qualcuno disposto ad aiutarli: “Ognuno di noi può essere un po’ fata madrina, se aiutiamo qualcuno che ne ha bisogno”.

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