Aminah è una giovane che vende cibo alle carovane di passaggio nel suo villaggio, spera di sposarsi e vivere una vita coniugale felice come quella dei genitori. Wurche, invece è una principessa che aspira alle libertà degli uomini. La scrittrice ghanese Ayesha Harruna Attah racconta le loro vicende ne "I cento pozzi di Salaga", un romanzo di formazione femminile, ambientato a fine Ottocento, con al centro due personaggi estremamente contemporanei...

Ghana, fine dell’Ottocento: le storie di due donne molto diverse si legano, dando origine a un romanzo che attraversa gli anni finali della tratta degli schiavi in Africa.

Aminah è una giovane che vende cibo alle carovane di passaggio nel suo villaggio, spera di sposarsi e vivere una vita coniugale felice come quella dei genitori. Wurche, invece, è una principessa che aspira alle libertà degli uomini.

La scrittrice ghanese Ayesha Harruna Attah racconta le loro vicende ne I cento pozzi di Salaga (marcos y marcos, traduzione di Monica Pareschi).

ayesha harruna attah

Nel romanzo, in cui i capitoli vengono affidati una volta ad Aminah e l’altra a Wurche, si muovono personaggi che hanno desideri e bisogni moderni, o forse più semplicemente senza tempo.

A fare da cornice alla narrazione il difficile clima che si respira nel paese, dove le alleanze tra le tribù locali vacillano e stanno sorgendo alleanze con inglesi e tedeschi che porteranno al consolidamento delle colonie occidentali in Africa. La schiavitù è un pericolo che grava sugli abitanti dei villaggi, ma è anche il motore economico del territorio.

Salaga, infatti, è una città fondata sul traffico di schiavi e i suoi numerosi pozzi hanno uno scopo ben preciso: permettere agli schiavi di lavarsi prima di essere messi in vendita nella piazza principale.

E proprio da Salaga e dal suo mercato degli schiavi dipende la storia della famiglia di Ayesha Harruna Attah, trentacinque anni, figlia di giornalisti e con alle spalle studi universitari negli Stati Uniti: la sua trisavola è stata venduta proprio lì.

Tuttavia, il vero cuore del romanzo sono le sue due protagoniste. Da un lato Aminah che scopre ben presto che la sua bellezza viene notata dagli uomini e che non tutti si accontentano di goderne solo da lontano. Dall’altro Wurche che non riesce ad accettare le norme di comportamento che la società a cui appartiene impongono alle donne.

Nel romanzo, infatti, spiccano le riflessioni delle protagoniste sulla condizione femminile: la necessità dell’indipendenza economica, il matrimonio vissuto come imposizione, le minacce che una donna sola e senza diritti deve sopportare.

“Quelle settimane erano state un tormento e lei aveva finito per disprezzare le donne, che facevano tutti quegli sforzi per cose che gli uomini probabilmente neppure notavano”, pensa Wurche appena diventata ragazza, dopo essere stata costretta dalla nonna a prendere parte alle attività destinate alle donne presso la corte del padre.

I cento pozzi di Salaga è, prima di tutto, un romanzo di formazione femminile, con al centro due personaggi estremamente contemporanei. Ma è anche un libro che permette anche di avere una visione più completa sulla tratta degli schiavi, che spesso, da lettori, conosciamo nella sua declinazione statunitense grazie a opere come La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead o a Non dimenticare chi sei di Yaa Gyasi.

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