Incontro con Wulf Dorn autore di La psichiatra ISBN:9788863800753

La psichiatra è uno psico-thriller costruito attorno alla figura della dottoressa Ellen Roth, abituata da sempre a fare i conti con storie di disagio, sofferenza e follia. Il lavoro alla Waldklinik non è affatto semplice, ma competenza e grinta le hanno sempre consentito di fronteggiare con successo ogni problema. Finché un giorno, nella stanza numero sette – riservata solitamente ai pazienti più difficili – viene ricoverata una donna in stato di shock. Il corpo è segnato dalle sevizie e le sue parole prive di senso – sussurrate con voce infantile – turbano profondamente Ellen. La paziente ha un’irrazionale paura per l’Uomo Nero. Teme che possa catturarla nuovamente e far del male anche alla psichiatra. L’incubo sembra tramutarsi in realtà quando la donna scompare nel nulla ed Ellen diventa il bersaglio di una crudele persecuzione. Abbiamo intervistato l’autore.

D. La psichiatra è uno di quei thriller che reclamano per intero la nostra attenzione. Lei sembra conoscere bene i meccanismi necessari a tener vivo l’interesse del lettore sino al formidabile finale. Aveva in mente sin dall’inizio quel tipo di conclusione?

R. Prima di cominciare a scrivere, avevo le idee chiare soltanto sul punto di partenza. Immaginavo una psichiatra alle prese con una paziente traumatizzata e con le difficoltà conseguenti alla sua scomparsa. Ho riflettuto a lungo su come strutturare la vicenda in modo da assicurare una sorpresa finale; una sorpresa per il lettore, per la protagonista Ellen e – perché no? – per me. Avevo per le mani una sorta di scheletro di romanzo, che andava però rimpolpato. Soltanto dopo aver costruito uno schema, capitolo per capitolo, ho iniziato la scrittura vera e propria. Sapevo fin dall’inizio la direzione in cui mi sarei mosso, anche se, strada facendo, ho compiuto alcune svolte e inserito nuovi elementi e colpi di scena. Un montaggio progressivo di idee.

D. Nella prima parte della Psichiatra una paziente minaccia di suicidarsi. L’episodio porta Ellen e il collega Mark a dissertare attorno al cosiddetto “effetto trigger”, di importanza cruciale nell’economia del romanzo. Di che si tratta?

R. Provi a immaginare di disporre in fila i tasselli di un domino e di dare poi una lieve spinta al primo. Si accorgerà che cadono uno dietro l’altro. In psicanalisi, quando si ha a che fare con un paziente affetto da un disturbo psichico, non si può determinare in partenza il momento che ha innescato il disturbo. Si sa soltanto che c’è stato un effetto domino. Il lavoro del terapeuta consiste nel ripercorrere tutto il cammino a ritroso, risalendo – di tassello in tassello – sino al primo.

D. Nell’immaginario orrorifico contemporaneo vampiri e zombie sono le figure più popolari. Nei thriller si ricorre con sempre maggior frequenza ai serial killer per terrorizzare i lettori. Lei compie una scelta anomala puntando sulla figura dell’uomo nero. Che cosa l’ha indotta a rispolverare questo archetipo delle paure infantili?

R. Va detto innanzitutto che l’horror non mi è certo estraneo; ho debuttato infatti con una raccolta di racconti horror. Nel momento stesso in cui mi sono reso conto che vampiri e lupi mannari non facevano paura quanto la nostra psiche, mi sono accostato allo psico-thriller. L’universo delle nostre paure è assai più vasto di quanto non si possa esprimere attraverso l’horror. Mi sono servito dell’uomo nero perché è ciò che noi tutti conosciamo. Grazie alle traduzioni della Psichiatra, sono venuto a sapere che esiste in tutte le culture e simboleggia il nostro lato oscuro, gli abissi della coscienza.

D. La trama è interamente giocata sul rapporto tra dimensione onirica e realtà. I sogni di Ellen servono soltanto a far comprendere al lettore la sua personalità o sono anche la spia dell’interesse che Lei nutre per tutto ciò che è prodigioso e soprannaturale? La descrizione dei sotterranei della Waldklinik, ad esempio, non ricorda da vicino certe atmosfere da romanzo gotico?

R. Mi piace molto questo parallelismo. In effetti un legame con la letteratura gotica c’è. Possiamo anche immaginare la mente come una sorta di abitazione, con una parte che emerge dal terreno e una parte al di sotto del livello della strada. La maggior parte del nostro tempo la trascorriamo ai piani superiori. Ellen però ha un problema che la sta torturando e per sciogliere il mistero deve “scendere in cantina”. La mia psichiatra scende al di sotto del “livello stradale” della propria mente. È quello che capita quando si sogna. All’inizio i sogni non le sembrano veri, perché rappresentano un mondo totalmente diverso da quello della sua realtà. Poi però le offrono le chiavi di accesso alle profondità del suo io. Concordo con la sua interpretazione sulla rete di passaggi sotterranei della clinica. Sì, ci sono suggestioni gotiche.

D. Una curiosità. Nei ringraziamenti finali Lei spende parole di stima e affetto per la scrittrice britannica Mo Hayder. Ha influito in qualche misura sulla stesura del libro?

R. Alcuni anni fa mi capitò tra le mani un libro di Mo Hayder, Il trattamento. Ne rimasi folgorato. Affronta e supera in modo coraggioso alcuni tabù, suscitando un’ampia gamma di emozioni. Spiega anche, almeno in parte, la vicenda personale dell’autrice. Ho letto numerosi suoi libri, l’ammiro molto. Nell’aprile del 2006, entrando per caso in una libreria, ebbi la fortuna di incontrarla. Era una libreria piuttosto piccola, con spazi ristretti che favorivano il dialogo. Cominciammo a chiacchierare e a interrogarci sulle peculiarità del thriller. In quell’occasione mi fornì consigli utilissimi. In particolare sottolineò l’importanza di essere sempre sinceri con il lettore. Intendeva dire che un autore non può mai permettersi di usare la violenza in modo gratuito. La violenza può essere uno strumento, ma certamente non il fine. La cosa peggiore è ricorrere a scene violente per il semplice gusto di farlo. Aggiungo che Mo Hayder non è soltanto una scrittrice affascinante, ma anche una donna affascinante.

D. Se non erro ha appena pubblicato in patria il suo secondo romanzo. Ci può offrire qualche anticipazione?

R. Il mio nuovo romanzo, Kalte Stille, è uscito in Germania un paio di settimane fa e ha già ricevuto giudizi lusinghieri. È un libro del tutto autonomo, ma ha in comune con La psichiatra l’ambientazione. Ci troviamo ancora una volta alla Waldklinik, dove giunge Jan Forstner, un giovane psichiatra. Ventitré anni prima, Jan aveva perso in circostanze misteriose il proprio fratellino. Nessuno ne aveva mai più saputo niente. Alla Waldklinik si troverà a confrontarsi con un segreto orribile, che è legato al suo passato. Poiché abbiamo un registratore sul nostro tavolino, le anticiperò una cosa importante. Nel nuovo romanzo proprio un registratore svolgerà un ruolo fondamentale.

Intervista a cura di Marco Marangon

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