Chiara Marchelli insegna alla New York University e torna in libreria con Le notti blu, candidato al premio Strega: su ilLibraio.it racconta la sua vita negli Usa nell'era Trump: "Se prima essere una donna presente, indipendente e libera richiedeva un certo tipo di sforzo, oggi c’è un elemento in più..."

Il gioco delle tre carte vs. Donald Trump

Il gioco delle tre carte consiste nell’indovinare dove si trova l’asso, che viene spostato insieme ad altre due carte dalle rapidissime mani del cartaio. Se applichiamo il gioco delle tre carte alla mia identità, qualunque delle tre si scelga, vale.

Immigrata: sono venuta a vivere a New York diciotto anni fa. Doveva essere un passaggio veloce, sei mesi qui, sei a Parigi e poi Il Cairo, per dare un seguito alla laurea in Lingue Orientali. Sono ancora qui.

Americana: nel 2001 ho preso la Green Card per meriti artistici e poi la cittadinanza. Ho votato Obama nel 2008, l’ho rivotato quattro anni dopo. Stavolta Sanders, per una questione di pratico romanticismo, e Clinton.

Scrittrice: scrivo da sempre, in italiano. Il primo racconto è uscito nel 1996, poi i libri. Scrivere è un modo di stare in sé e nel mondo, raggiungere gli altri, scavare nella realtà. Vivendo all’estero, il mio scrivere è nutrito dalla distanza, declinata in storie ambientate in Italia e in America, e nello spazio che sta in mezzo.

Insieme a tutto questo, sono una donna. Ma l’essere donna informa il resto, lo sottintende, lo percorre. Non è una carta. Direi piuttosto le mani del cartaio, che sono sempre quelle, a prescindere dalle carte con cui vi vuol far fessi.

Però qua, in questo tempo, con ciò che sta succedendo, le mie mani – il mio essere donna – hanno un’importanza cruciale. Obbliga a una scelta, questo tempo. Se prima essere una donna presente, indipendente e libera richiedeva un certo tipo di sforzo, oggi c’è un elemento in più. Di distinzione, purtroppo, ma anche di unità. Io che mi oppongo in concerto con le altre donne al modello della bambola parlante col disco ma, soprattutto, all’aggressione delle manacce di un malato la cui portata è drammaticamente pericolosa.

E importanti sono la voce, la testa, i ragionamenti che fanno sì che si colga l’occasione di capire quello che sei mesi fa pareva una barzelletta espressionista, e mettere in campo delle strategie. Lo si può fare in molti modi: scendendo in piazza, sostenendo associazioni di resistenza civile, facendo volontariato, applicando una politica quotidiana di semplici e rivoluzionari atti di gentilezza.

Se non altro, la barzelletta espressionista sta offrendo combustibile a una scintilla che altrimenti, nello status quo che sarebbe forse persistito avesse vinto Clinton, non si sarebbe accesa.

Ora siamo catapultati in una realtà che credevamo impossibile, che però obbliga a vedere e scegliere con consapevolezza maggiore vocabolario e condotta.

Non si va più alla lavanderia del cinese, perché abbiamo scoperto che è coreano e ha una passione per Nino Rota; si smette di guardare storto, con pietà e irritazione, la donna sotto il burqa e il suo seguito di bambini, perché è possibile che provenga da uno dei sette Paesi del Muslim Ban, e dev’essere terrorizzata; si vuole sapere se il messicano del deli sotto casa è stato rastrellato dalla polizia il 16 febbraio, durante lo sciopero A day without immigrants, mentre era nelle strade di Brooklyn, Queens o Staten Island a manifestare.

E si può firmare la petizione per far diventare NYU, l’università in cui insegno, un Sanctuary Campus. Cioè un luogo che, nei limiti della legge, difende i diritti degli studenti e dei lavoratori senza documenti presenti nell’istituzione accademica, rifiutando per esempio di rilasciare alle autorità informazioni sul loro status.

Il movimento è iniziato nel novembre 2016, quando gli studenti di alcune università americane hanno organizzato dimostrazioni per chiedere ai propri istituti di diventare “santuari” contro la politica d’immigrazione e deportazione di massa minacciata da Trump.

I miei studenti manifestano, producono volantini (Fight bigotry, scrivono), ne discutono, perché si sentono in pericolo, anche se sono nati qui.

Molte università hanno aderito.

Io, che sono immigrata, americana, scrittrice e donna, ma soprattutto sono una persona, spero che NYU faccia lo stesso.

Dimenticavo: nel gioco delle tre carte vince sempre il cartaio.

le notti blu

IL LIBRO E L’AUTRICE – Tutti crediamo di conoscere le persone che amiamo: Larissa e Michele si conoscono da una vita, così come pensano di conoscere Mirko, il figlio che lascia gli Stati Uniti, dove è nato, per vivere in Italia e sposare Caterina: un colpo di fulmine che non hanno mai approvato pienamente.
Larissa e Michele sono sposati da oltre trent’anni, vivono a New York, hanno una vita agiata e hanno saputo costruire un rapporto solido, basato sulla cura reciproca, sulle piccole e generose attenzioni e sulle affettuose abitudini della loro quotidianità.
Le notti blu (Giulio Perrone editore), probabile candidato al premio Strega 2017, racconta il matrimonio di Larissa e Michele e la loro vita che sembra normalissima, se non fosse per un lutto, un dolore tremendo che accompagna, e regola, le loro esistenze. È una notizia dall’Italia a rompere l’equilibrio che la coppia ha faticosamente costruito…
L’autrice, Chiara Marchelli, accompagna il lettore attraverso i pensieri della coppia e ci svela confessioni che avremmo preferito non ascoltareo tutto e di tenere con mano ferma tutti i fili di questa storia che va indietro nel tempo.
Nata ad Aosta, dal 1999 Marchelli si trasferisce a New York e dal 2004 insegna alla New York University. Nel 2003 pubblica il suo primo romanzo, Angeli e cani (Marsilio) che vince il Premio Rapallo Carige Opera Prima; nel 2007 la raccolta di racconti Sotto i tuoi occhi (Fazi). I suoi ultimi libri sono L’amore involontario e Le mie parole per te (Piemme Open).

L’autrice in Italia

Milano
venerdì 10 marzo – ore 19.00
Libreria Verso – Corso di Porta Ticinese, 40
Incontro con l’autrice. Presenta la giornalista Marta Cervino

Aosta
sabato 11 marzo – ore 18.00
Libreria Mondadori – Piazza Emile Chanoux, 28
Presenta Piero Valleise

Roma
sabato 18 marzo – ore 13.00
Libri Come #LC17
Auditorium Parco della Musica – Via Pietro de Coubertin, 30
Incontro con l’autrice. Presenta il critico letterario Stefano Gallerani

 

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