Per gustarsi un buon film, la compagnia di un filosofo potrebbe sembrare una scelta bizzarra. Eppure...

Per gustarsi un buon film, la compagnia di un filosofo potrebbe sembrare una scelta bizzarra. Eppure, come si afferma nel libro di Roberto Mordacci (dal 2013 preside della Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano, dove insegna Filosofia morale) Al cinema con il filosofo (Mondadori), risulta preziosa perché in grado di offrire un’inaspettata chiave di lettura, una lente capace di individuare, grazie agli specifici strumenti della filosofia, i concetti o le tesi portanti della pellicola, illuminando il film di luce nuova e collegandolo alla nostra esperienza personale. Trasformando, cioè, una fruizione solo passiva in un’interpretazione attiva e ricca di significati.

Al cinema con il filosofo

Questo vale non soltanto per pellicole “impegnate” o colte, ma anche per quelle senza pretese intellettuali, che, se sono autentiche e ben girate, traducono – per la natura propria del cinema – un’esperienza di pensiero in immagini. Ci restituiscono sempre, anch’esse, la sintetica visione talvolta del mondo che ci circonda, talvolta di quello dentro di noi.

Nella scelta dei titoli si va dal tema della guerra e del patriottismo di American Sniper, a quello del codice arcaico della vendetta in Timbuktu e Anime nere; dalla sete sfrenata di denaro di The Wolf of Wall Street a quella di giustizia di Perez; dalla ricerca di un riscatto personale del Giovane favoloso a quella della propria identità in Tutto sua madre, Birdman o Ida. Non mancano l’amicizia (Ritorno a L’Avana), l’amore (Lettere di uno sconosciuto), la musica come forza vitale (Jersey Boys o Whiplash), la salvezza del pianeta (Il sale della terra).

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