Qual è il libro più bello di sempre? Una domanda banale in apparenza, che sa di gioco tra amici in una serata uggiosa. Ma diventa una cosa molto seria se a proporla è il settimanale americano Time Magazine. Tanto che, la domanda è diventata un sondaggio e il risultato una classifica The 10 Greatest Books […]

Qual è il libro più bello di sempre? Una domanda banale in apparenza, che sa di gioco tra amici in una serata uggiosa. Ma diventa una cosa molto seria se a proporla è il settimanale americano Time Magazine.
Tanto che, la domanda è diventata un sondaggio e il risultato una classifica The 10 Greatest Books of All Time pubblicata nel 2007 (qui l’articolo), e rivista nel 2013, che periodicamente torna a circolare in Rete, rilanciata dai social network e dalle considerazioni che i lettori fanno sull’elenco.
A stilarla sono stati tra gli altri autori del calibro di Jonathan Franzen, Norman Mailer, David Foster Wallace, Tom Wolfe, MIchael Chabon, Jonathan Allen Lethem e Stephen King.

Ma quanto valgono davvero queste classifche? Cadoinpiedi.it ha chiesto agli autori, che sono direttamente parte in causa, come la pensano.
In basso il contributo è di Marco Buticchi, è il primo autore italiano pubblicato da Longanesi nella collana “I maestri dell’avventura”. Nel dicembre 2008 è stato nominato Commendatore dal Presidente della Repubblica per aver contribuito alla diffusione della lingua e della letteratura italiana anche all’estero. Il suo sito internet è: www.marcobuticchi.it

Potrebbe sembrare che ogni critica rivolta alla classifica stilata da Time Magazine venga falsata da una vena di superbia e supponenza. Chi, infatti, è in grado di sindacare se il romanzo Anna Karenina, primo assoluto nella classifica de “I libri più belli di ogni tempo”, valga davvero più de Il Grande Gatsby, al settimo posto?
A vacillare, a mio modesto parere, è questa necessità di classificare ogni cosa affibbiando patenti di primato anche dove non servirebbero: a regalare eternità universale alle Opere ci hanno pensato il tempo e le sensazioni accese nelle anime di miliardi di lettori. Sarebbe stato meglio, forse, ricordare che esistono pietre miliari della letteratura, ma gettarle lì alla rinfusa, senza pole position o posti di consolazione. E magari, nel grande paniere di Opere che ci hanno fatto sognare, potremmo vedere all’improvviso comparire anche l’Odissea, l’Eneide e la Divina Commedia, oppure tutti quei romanzi imperituri che hanno forgiato generazioni di lettori ma che, nello spazio ristretto e asettico della graduatoria insindacabile e presuntuosa di Time Magazine, non riescono, ahinoi, a emergere.

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